Passata la nuova scuola, sarà veramente buona? / 3

di Silvia R. Lolli

(La prima e la seconda parte dell’articolo). Purtroppo ci resta, almeno per ora, solo da commentare quella che è stata definita la Buona Scuola fin dal settembre scorso. Non è un’impresa facile perché troviamo di tutto, non solo indicazioni didattiche metodologiche. Anzi queste si presentano come un mare magnum di finalità ed obiettivi.

A distanza di un anno dal sondaggio rimane l’obiettivo di fondo: è il governo che farà il decreto legislativo e che deciderà in modo autocratico per l’annullamento definitivo della scuola statale. L’attacco frontale è iniziato fin dal primo governo Prodi con l’autonomia e la parità scolastica del ministro Berlinguer. Oggi come si può spiegare questa legge delega uscita dal cilindro del rampantismo renziano, scritta da giovani senza conoscenza reale della scuola, forti solo sui temi dell’economia liberista?

La riforma poi è passata da un Parlamento incapace (o impossibilitato?) di studiare le sue devastanti e anticostituzionali conseguenze. Del resto l’approvazione è arrivata con le solite fiducie e nel già troppo sperimentato ambiente mediatico-comunicativo ridondante e finalizzato al consenso delle masse.

Si è sempre sottolineato quanto la democrazia abbia bisogno della scuola aperta a tutti che individui nel merito e non nel censo i suoi obiettivi primari per l’avanzamento culturale della società. Con questo provvedimento legislativo, oltre che allontanarci dalla scuola come è pensata dalla Costituzione (artt. 33 e 34), si avrà un’anarchia formativa in linea con gli ultimi interventi legislativi sul lavoro e sulla sanità che hanno l’obiettivo di depauperare i diritti fondamentali di tutti.

Nei prossimi mesi si vedrà se quest’opera di disfacimento della nostra democrazia continuerà con la riforma costituzionale che toglierà una delle due camere elettive; intanto, nei fatti, non rimane quasi più nulla dell’impianto costituzionale italiano. Scuola, sanità, lavoro sono stati riformati tenendo conto delle richieste europee e non più della nostra Costituzione. Lavoro, sanità e appunto scuola non saranno più istituzioni garantite dallo Stato, saranno nei fatti liberalizzate. I diritti per garantire pari opportunità a tutti i cittadini non saranno più certi e uguali su tutto il territorio nazionale, ma saranno i territori (enti e organizzazioni pubbliche e private) a gestire le risorse statali e/o investire in modo autonomo in queste ex istituzioni.

La L. 107/15 contiene tantissimi elementi: non c’è solo una riforma della scuola, ma vengono inquadrate linee guida su tante materie, per esempio: nuove procedure contabili e amministrative; procedimenti per l’entrata in ruolo dei docenti e dei dirigenti scolastici, già prevedendo poi l’accantonamento di risorse per i contenziosi che quindi si presume ci siano! A questo riguardo però non si mettono più in ruolo subito tutti i docenti che l’UE aveva richiesto e si erano indicati nel sondaggio.

Ancora una volta tra il dire e il fare… Ma Prima o poi i nodi verranno al pettine. Nell’articolato, anzi nel “commiato” (visto che si tratta di un unico articolo composto da ben 212 commi!) si indica poi come dovrà essere la formazione tecnica superiore, si stabiliscono le linee guida per le deleghe sul piano di edilizia scolastica i cui principali interlocutori sono Regioni ed enti locali; c’è poi, all’interno dell’elenco delle materie di delega (c. 181) la definitiva istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni. Le tante associazioni delle scuole paritarie (si rimanda all’interessante libro di Latella “Il libro neo della scuola”) hanno raggiunto il loro obiettivo.

Nei mesi scorsi si parlava di una legge apposita per la scuola dell’infanzia; la senatrice PD Puglisi girava l’Italia spiegando questa proposta di legge, ma non sempre trovava interlocutori interessati, anche se gli enti locali, vedi Bologna e l’ennesimo referendum disatteso, ormai fanno di tutto pur di evitare di dare gambe e voce a ciò che i cittadini decidono.

Dunque vedendo la difficoltà di far passare quella proposta questa legge delega inserisce anche l’approvazione di una scuola da 0 ai 6 anni, che comporterà dunque l’estensione della formazione, ma non da parte dello Stato. Non si poteva prevedere di istituire un anno precedente alla scuola primaria, statale? Come si potrà fare l’integrazione reale con una paritaria nella quale, nonostante tutte le assicurazioni verbali, continuerà la differenza di casta espressa anche territorialmente?

Alcuni aspetti importanti contenuti in questa legge li vorremmo chiamare con il loro vero nome: controriforma.

Autore dell'articolo: Amministratore

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