Estela: vita di un'”abuela” di Plaza De Mayo

Estela: la morte della figlia concepì una Abuela
Estela: la morte della figlia concepì una Abuela
di Luca Mozzachiodi

Che cos’è l’Argentina? Una Grecia con meno riflettori ho risposto una volta, sorridendo appena, ma certo non si tratta solo di un caso di lotta politica allo strozzinaggio finanziario internazionale, in quel paese probabilmente le ferite causate dalla dittatura della Giunta Militare insediatasi del 1976 sono più profonde, profonde perché parte di un preciso piano strategico volto all’eliminazione delle sinistre in quasi tutta l’America Latina e perché anche una volta caduta la dittatura, fallito il Piano Condor, i processi relativi al quale sono ancora in corso a Roma, e allentate le tensioni politiche, questa scia di sangue ricade di generazione in generazione.

Questo il tema del libro, una dettagliata biografia di Estela Barnes de Carlotto, presidentessa delle Abuelas de Plaza de Mayo, il movimento che riunisce le nonne dei Desaparecidos, le persone scomparse a seguito di sequestri da parte della polizia e dell’esercito negli anni del governo militare; un libro veramente necessario per fare luce su una delle pagine più buie e dimenticate della storia recente, preparato da Riccardo Petraglia utilizzando materiale di interviste e pubblicato in Italia da 24marzo Onlus in collaborazione con Qudulibri.

Troppo spesso dimentichiamo che un libro è solo un oggetto materiale, ma che le parole ordinate al suo interno non costituiscono un recinto chiuso, una storia conclusa e giustificata in se stessa, dentro un libro si trova più spesso un contenuto di verità, che al mondo esterno alla carta stampata si rivolge e con il suo metro chiede di essere inverato, giustificato, giudicato.

Ora da tempo sociologi di diverso tipo e livello vanno precisando la differenza emotiva per gli uomini tra i fatti di realtà statistici e la conoscenza, anche poetica, di una storia che assume una verità esistenziale, al punto che è ormai una favola da bar dire che mille morti in mare o in guerra ci impressionano meno, del tale di cui magari conosciamo un cugino, o abbiamo visto le foto dei figli, o che abbiamo incrociato alcune volte in un negozio, morto per qualche disgrazia.

Tenuto conto di ciò si rivela difficile scrivere su questo libro, che è l’una e l’altra cosa insieme, e ancora più difficile farlo da un punto di vista strettamente letterario; la sostanza del racconto è la vita di Estela, dalla sua nascita, al matrimonio, al colpo di stato del ’76 e al successivo terrorismo di stato che le porterà via la figlia Laura e il bambino che questa portava in grembo, affidato, come centinaia di altri, ad altre famiglie d’accordo con i rapitori. Il cuore della vicenda è però la costruzione della consapevolezza di Estela attraverso questa e altre barbarie subite ad opera del regime, come il sequestro temporaneo del marito o l’esilio forzato dei figli, e il suo divenire da semplice madre della media borghesia un vero e proprio simbolo dei diritti umani.

Non ci dovrebbe essere bisogno di riassumere il contenuto, si tratta di fatti della storia civile del nostro tempo, eppure questo bisogno esiste, è la prima cosa che mi colpisce se penso a questo libro, ad ogni pagina sfogliata dove emergono numerosi nomi di generali, presidenti, organizzazioni, partiti, associazioni, vittime e carnefici non si riesce a trattenere quella fastidiosa sensazione che prende forma in una domanda terribile «Ma perché nessuno ce l’ha mai detto?».

Credo sia questa la vera linea di frattura tra le generazioni, il silenzio colpevole dei padri e dietro di loro quello delle istituzioni, anche la storia è Desaparecida. Nel nostro paese si è perso il senso dell’educazione che la storia doveva avere nelle scuole, non è un caso che a diciotto anni finiscano gli studi e si acquisti il diritto di voto, e l’ingiustificabile vuoto che avvolge la storia del Novecento genera mostri come il negazionismo, ridicole aberrazioni come l’antifascismo rituale d’ufficio e in sostanza dà ragione ai colpevoli; è un’altra forma di amnistia generale.

Ecco perché questa è un’opera preziosa, la biografia di Estela è molto più della storia sua vita, è per i lettori la possibilità di indagare, comprendere, interrogare la storia dell’Argentina attraverso gli occhi di una testimone d’eccezione, sempre lucidissima. Capitolo dopo capitolo infatti si affrontano tutti i principali passaggi storici, sociali e politici dal peronismo fino agli anni duemila e ai governi Kirchner, passando ovviamente per il dissidio generazionale degli anni Settanta con la militanza nei Montoneros dei figli di Estela, per la guerra delle Falkland, per i processi e le amnistie dei primi governi democratici.

Questa complessa e ricca rilettura è favorita anche dal taglio giornalistico della prosa, scorrevole e precisa, e dalla struttura latamente narrativa che il libro comunque mantiene, oltreché dalle ricche note che lo corredano e dalla attentissima bibliografia che lo chiude, parti integranti del testo che ne arricchiscono il senso.

Oltre dunque ad un’attenta cura editoriale, sfugge infatti solo qualche traduzione difficoltosa in questo volume veramente bello, Qudulibri dimostra anche di saper compiere un’azione morale, quel tipo di azione che, lo dirò anche a costo di deludere qualche integralista dell’autonomia dell’intellettuale, anche nel fare un libro dovrebbe sempre essere ricercata.

Ne vorrei una copia in ogni scuola, per ricordare quanto si è dimenticato, anche se ora Estela ha ritrovato suo nipote Guido, precisamente un anno fa dal 5 agosto scorso, che all’epoca della stesura del libro era ancora disperso, una, insieme a troppi altri libri che non si leggono, sulla scrivania di ogni autoeletto intellettuale che si balocca con un finto progressismo, una infine, perché sempre di una storia di affetti e legami di famiglia si tratta, in mano alle madri e alle nonne, quelle che hanno i figli e i nipoti, perché non commettano più l’errore di non raccontare.

Ricordo me poco più che bambino guardare un documentario sulla guerra delle Falkland, nelle registrazioni d’epoca i colori appaiono un po’ sfocati, la risoluzione cattiva, tanto bastava allora perché d’istinto collocassi i fatti in un tempo distantissimo da me, quella frazione del tempo per la quale forse un filosofo avrà trovato un nome, il momento in cui il passato smette di riguardarmi, e questo tempo oggi nelle nostre coscienze si dilata sempre più, avvolge il presente e il futuro.

Fortunatamente, grazie a Estela e a questa lettura, almeno quelle immagini saranno più nitide oggi, quei colori più vivi.

[recensione a Estela: la morte della figlia concepì una Abuela, di Riccardo Petraglia, Edizioni 24marzo Onlus – isbn 978-88-907797-7-02014, 320 pp. 16 euro]

Autore dell'articolo: Amministratore

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