Fascismo - Foto di Ian M.

Se prevale Casapound è anche colpa della sinistra

di Alessandro Portelli

L’altro giorno la nostra strega pre­fe­rita, Angela Mer­kel, ha fatto pian­gere una bam­bina pale­sti­nese dicen­dole senza peli sulla lin­gua: «non pos­siamo acco­gliere tutti». Insen­si­bi­lità teu­to­nica. Noi latini siamo più umani e bonari: non è che non pos­siamo acco­gliere tutti; più sem­pli­ce­mente, non vogliamo acco­gliere nessuno.

Adesso ci sor­pren­diamo e ci scan­da­liz­ziamo per le schi­fezze esplose a Tre­viso e alla peri­fe­ria di Roma, con tanto di con­torno a brac­cio teso di Forza Nuova e Casa Pound. Io però mi vor­rei fare anche un’altra domanda: com’è che a Casal San Nicola i fasci­sti c’erano per aiz­zare le fiamme, e invece non c’era trac­cia di sog­getti demo­cra­tici, civili e anti­raz­zi­sti a con­tra­starli, a spie­gare, a offrire ragio­na­menti alter­na­tivi, e magari a soste­nere i migranti in que­sto momento dif­fi­cile delle loro vite?

Dov’erano le brave per­sone del Pd locale, che cono­sco e rispetto e che ho visto atti­varsi solo per orga­niz­zare le pri­ma­rie? Dov’era Sel? E lasciamo stare gli altri. È la stessa sto­ria che ho visto, dall’altro lato dello stesso quar­tiere, qual­che anno fa, quando l’allora ammi­ni­stra­zione Rutelli cercò di decen­trare i campi rom isti­tuen­done uno di dimen­sioni limi­tate anche da que­ste parti: bloc­chi stra­dali, indi­gna­zione, grida rivol­tose, Forza Ita­lia e gli ultras della Lazio in strada, e della sini­stra non una trac­cia. E alla fine, come a Tre­viso, come a viale Morandi, vin­cono loro.

Il senso comune, il mesco­larsi di paura, egoi­smo, vit­ti­mi­smo, igno­ranza che si respira nell’aria di oggi è anche il risul­tato della nostra abdi­ca­zione dalla poli­tica come pra­tica quo­ti­diana nella società e nei ter­ri­tori, direi come didat­tica ed edu­ca­zione di massa come è stata per tanta parte della nostra storia.

Ci siamo riem­piti la bocca con Syriza, ma in un paese ben più dif­fi­cile e con più immi­grati del nostro, Syriza nelle strade e nei quar­tieri c’era, ed è per que­sto che finora Alba Dorata non ege­mo­nizza le piazze. I mani­fe­stanti di Casale San Nicola non sono inno­centi e la «com­pren­sione» da più parti mani­fe­stata per le loro «ragioni» è peri­co­lo­sa­mente vicina alla com­pli­cità. Ma sono sog­getti subal­terni e mani­po­lati, capaci di ribel­larsi solo con­tro gente più debole di loro.

La colpa più grave è la nostra, la colpa è di una sini­stra che ha un’idea rat­trap­pita, sepa­rata, spe­cia­li­stica e media­tica della poli­tica, che ha scelto di lasciare impol­ve­rare una demo­cra­zia costi­tu­zio­nale basata sulla par­te­ci­pa­zione attiva dei cit­ta­dini – e che anche per que­sto si è ampia­mente lasciata con­ta­mi­nare da set­ta­ri­smo, da affa­ri­smo e cor­ru­zione, e anche in buona parte dalla stessa men­ta­lità egoi­stica e pro­prie­ta­ria di cui vediamo anche in que­sti epi­sodi i risultati.

I nostri gover­nanti non hanno per migranti e rifu­giati più rispetto dei rivol­tosi tre­vi­giani e romani. Basta vedere come li gesti­scono: non sono per­sone ma pro­blemi, da col­lo­care dove capita, nella prima disca­rica che viene sotto mano, senza pro­get­tare, senza coin­vol­gere, senza atti­vare pra­ti­che demo­cra­ti­che che pos­sano pre­ve­nire i con­flitti e aiu­tare l’accoglienza, senza assi­cu­rarsi che dove li met­tono ci pos­sano dav­vero vivere. Chi sta al governo lo sa benis­simo che aria tira. Ope­ra­zioni improv­vi­sate, dilet­tan­ti­sti­che e auto­ri­ta­rie come que­ste sem­brano – magari, sapendo chi c’è al mini­stero degli interni, sono – fatte appo­sta per aiz­zare il peg­gio che c’è nel paese. Poi si man­dano i poli­ziotti coi caschi blu, a menare e a farsi menare. Le vere prio­rità di governo sono altre.

Eppure io resto con­vinto che que­sto paese non è rap­pre­sen­tato dai faci­no­rosi di Quinto e di Casale San Nicola. Sono con­vinto che siano mino­ranze che mono­po­liz­zano il discorso pub­blico e media­tico solo per­ché glielo con­sente il silen­zio di tutti gli altri. La pos­si­bile rico­stru­zione della sini­stra passa da qui.

Vanno benis­simo gli accordi poli­tici, le siner­gie fra nota­bili e gruppi diri­genti. Ma fino a quando in strada ci saranno solo quelli di Casa Pound, tutto que­sto – al meglio – resterà chiuso fra le solite quat­tro mura.

A pro­po­sito. Alla fine, la bam­bina pale­sti­nese che Angela Mer­kel ha fatto pian­gere e la sua fami­glia, in Ger­ma­nia ci potranno restare.

Questo articolo è stato pubblicato su Inchiesta online il 19 luglio 2015 riprendendolo da il Manifesto

Autore dell'articolo: Amministratore

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