A Bologna la “V” non sta per vendetta, ma per vittoria

V per vendetta e per vittoria
V per vendetta e per vittoria
di Giorgio Tassinari

Qualche giorno fa tornavo a Bologna da Roma con il Freccia Rossa. Di fronte stava seduta una signora un poco più anziana di me, vestita modestamente. Avevo molto da fare, per tutto il viaggio rimasi attaccato al computer. Nei pressi di Bologna aiutai la signora a prendere giù la valigia e cominciammo a parlare. E lei mi raccontò, in poche frasi, come in una sorta di sfogo, la sua situazione familiare.

La figlia emigrata in Inghilterra, a fare la donna delle pulizie in albergo dopo anni di precariato come insegnante. Il figlio sposato con un figlio, licenziato in cerca di lavoro, con la moglie lavoratrice precaria e un mutuo. “Certo, li aiutiamo noi, ma siamo solo dei pensionati. Come possiamo avere fiducia nel governo Renzi?” concluse la mia interlocutrice. E da parte mia, nel mio saluto, mi uscì dal petto un sommesso ma risoluto “ci vendicheremo”.

Già, di cosa ci vendicheremo? E di chi? E perché questa frase da me, che sono un mite? Torno a casa a piedi, è ormai buio. Passo davanti all’ex istituto Beretta occupato da famiglie di immigrati. Quante sono le case occupate a Bologna? E quanti gli sfratti esecutivi? E gli appartamenti sfitti? E le proprietà pubbliche non utilizzate (come la sede Inps in via dei Mille sgombrata il 18 luglio)? Su questo tema il sindaco è sostanzialmente impotente: a parte l’allaccio dell’acqua, mancano del tutto gli strumenti per una politica pubblica della casa e di assicurazione del diritto di abitare. In pratica la situazione è gestita dalla procura della Repubblica. Non male come politica sociale.

Arrivo a casa. I miei familiari sono tutti fuori. Guardo il sito Istat e poi il rapporto della città metropolitana di Bologna sul mercato del lavoro (presentato il 14 aprile 2015), i cui dati sono aggiornati a tutto febbraio 2015: tasso di disoccupazione totale nel 2014 al 7%, tasso di disoccupazione 16-24 anni al 39,3% (in Emilia Romagna rispettivamente all’8,3% e al 34,9%). Dal 2008 il tasso di disoccupazione “ufficiale” è passato dal 2,2% al 7%. Il tasso di occupazione dal 72,4% al 69,3. Non c’è proprio da stare tranquilli, e la nuova occupazione è ontologicamente precarizzata dal Job Act.

Apro la finestra della camera da letto per dare un poco d’aria. Dall’altra parte della strada c’è l’edificio di una scuola dell’infanzia comunale. Sul muro c’è una scritta “al referendum vota A. Scuole private ve le pagate”. È vero, il referendum del 26 maggio 2013 sul finanziamento del Comune alle scuole dell’infanzia private. Un referendum che vincemmo alla grande (59% contro 41%), contro tutti i partiti (esclusi Sel e M5s), la curia, tutte le associazioni economiche (esclusa Abi e Confagricoltura). Ma ciononostante il sindaco e il PD fecero finta di niente. Grande rispetto per i cittadini. No, questa non si può perdonare, proprio no.

Ci vendicheremo allora? No, non ci vendicheremo. La vendetta è un sentimento primordiale, affine al rancore e all’invidia. La volontà di vendetta deve trasformarsi in volontà di rinascita, affinché ci rinnovelliamo nella volontà di impegnarci per un mondo migliore, per migliorare in primo luogo noi stessi e poi gli altri. E per vincere le elezioni per il sindaco della nostra città. Per quanto lunga, nessuna notte è eterna. All’alba vinceremo.

Autore dell'articolo: Amministratore

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