Ecco perché l’Italicum è una pessima legge

Elezioni - Foto di Luca Zappa
Elezioni - Foto di Luca Zappa
di Felice Carlo Besostri

L’Italikum è una pessima legge perché:

  • 1) delegittima la Corte costituzionale e ciò è comunque un errore che si condividano o no le sue singole sentenze, perché con un parlamento delegittimato da 3 elezioni con il porcellum e una Presidenza della Repubblica oscillante nel suo ruolo istituzionale a prescindere dalle singole personalità verrebbe meno il rispetto del massimo istituto di garanzia costituzionale, che con la sentenza 110/2015 ha mandato un chiaro messaggio che la sentenza 1/2014 è un punto fermo;
  • 2) ogni premio di maggioranza espresso in una percentuale minima di seggi, anche se prevede una soglia, non supera la contraddizione fondamentale che è tanto più consistente quanto minore è il consenso elettorale della lista beneficiaria e quindi elegge un maggior numero di deputati non graditi ai loro stessi elettori;
  • 3) la distribuzione del premio nelle circoscrizioni deriva dalla Casualità DI UN ALGORITMO influenzato dalla PARTECIPAZIONE ELETTORALE e dall’entità voti per liste sotto soglia nei collegi e nelle circoscrizioni, da cui le pluricandidature dei capilista, perché Alfano non è certo di essere eletto a Palermo anche se in quel collegio avesse il miglior voto in assoluto ed in percentuale del NCD;

  • 4) il ballottaggio costituisce un modo di aggirare la necessità di una soglia minima per l’attribuzione del Premio, perché vanno le prime due liste indipendentemente di quanto rappresentino anche complessivamente il percentuale dei voti validi o degli aventi diritto. Chi introduce i ballottaggi rispetti almeno le regole di chi li ha inventati per cui al primo turno od al secondo acquista rilevanza la percentuale di una lista rispetto agli aventi diritto;
  • 5) le modalità di voto non sono uguali per cui italiani all’estero con 12 seggi eleggono comunque al primo turno ma di essi b non si tiene conto al fine del premio di maggioranza. I Valdostani e in trentini sudtirolesi eleggono anche loro al primo turno, ma contano ai fini del premio di maggioranza e partecipano al secondo turno, mentre gli italiani all’estero no. Gli italiani all’estero sono stati tra veri e fasulli 3 milioni e mezzo di votanti nel 2013, mentre i valdostani-trentini -sudtirolesi sono meno di 1 milione e 200 mila abitanti eppure possono decidere da chi devono essere governati gli altri 62 milioni e mezzo di italiani. Viene comunque dato un privilegio alle minoranze linguistiche francese e tedesca e ai trentini che sono italiani redenti, mentre friulani e sardi riconosciuti dalla stessa legge n. 482/1999 di consistenza ben maggiore non hanno alcun privilegio elettorale, per non parlare degli sloveni che saranno spezzati in vari collegi. I 12 italiani eletti all’estero anche se espressione di liste beneficiarie del premio di maggioranza non si contano, quindi la maggioranza sarà superiore al 54% dei seggi.

Può bastare? Non voglio anticipare i motivi di ricorso contro questa legge che raggiungono un centinaio di pagine.

Questo testo è stato pubblicato come commento sul sito di Mondo operaio il 18 giugno 2015

Autore dell'articolo: Amministratore

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