Qualche altra domanda sull’Expo

Expo a Milano
Expo a Milano
di Daniele Barbieri

Io sono d’accordo con l’impianto del discorso di Maria G. Di Rienzo (è qui: Qualche domanda sull’Expo, se non lo avete letto in “bottega”). Aggiungo qualche domanda che rivolgo anche a me stesso, visto che un po’ di idee confuse ce l’ho.

  • 1. L’emittente fa parte del messaggio? Detto in parole più semplici (che rubo allo psicanalista brasiliano Hélio Pellegrino): «Se Giuda Iscariota passasse una petizione in solidarietà a Gesù Cristo io non la firmerei». Il concetto è chiaro; commentava Augusto Boal (in «L’estetica dell’oppresso») «messaggio ed emittente sono strettamente connessi». Se è così ne deriva che io non posso avere nulla a che fare con le narrazioni, con le richieste, con le “petizioni di solidarietà” (anche quelle apparentemente più ragionevoli) dei media di regime e della politica “troikizzata”? Ovvero: quelli che mi/ci chiedono di condannare la violenza di Milano sono gli stessi che fomentano le guerre e attizzano il massacro sociale. E allora mi/vi chiedo: con loro c’è qualcosa da spartire? O dobbiamo fare i conti solo con le devastanti menzogne che raccontano alla gente e che producono effetti ben peggiori di qualsiasi “Milano a ferro e fuoco” per un pomeriggio?
  • 2. È possibile per noi che siamo fuori dal “coro” dire che siamo contro i black bloc ma urlare ben più forte che più grande violenza è quella dell’Expo? Che la sola idea di affidare una kermesse sull’alimentazione agli affamatori e inquinatori del mondo è un atto di guerra?
  • 3. Per quanto riguarda il rolex al polso, citato da Maria G. Di Rienzo, ma anche le interviste (sui giornali o in tv) a sedicenti rivoluzionari, a cittadini sdegnati o ai soliti noti posso ricordare che se dietro i black bloc (black boh… a mio avviso) esiste un minino (o un massimo?) di “sceneggiatura” questi ruoli sono previsti? Davvero nessuna/o ricorda più la sedicente-seducente infermiera in lacrime che al Congresso Usa racconta di aver visto gli iracheni staccare le incubatrici ai bambini? (Cfr qui http://en.wikipedia.org/wiki/Gulf_War se nulla ne sapevate).

  • 4. Il che non esclude che poi lì nel casino “scoppiato” anche qualcuna/o non blackblocchizzat* sfoghi la sua rabbia, faccia il suo “Carnevale” (un giorno l’anno, si sa, è concesso). Posso dire che non approvo ma capisco… o divento complice delle violenze? Posso aggiungere (a mia aggravante?) che se vengono sfasciate le banche non mi addoloro affatto oppure passo al ruolo di istigatore e forse (vista l’età) di «grande vecchio»?
  • 5. E se davvero c’è un minimo (o un massimo?) di sceneggiatura, posso pensare che stavolta il ruolo della polizia era “prenderle”? Il copione era scritto così per molti motivi: il principale è che bisognava cancellare il troppo recente ricordo della condanna “europea” per le torture e le sistematiche bugie di Stato rispetto a Genova 2001. Sbaglio a pensare così?
  • 6. Avrei un quesito piccino-picciò anche per i giornalisti critici (pochi panda ormai) miei ex colleghi. Davvero a «il manifesto» e a «Il fatto quotidiano» credono che se i black boh non avessero fatto quel casino i grandi media avrebbero parlato delle molte ragioni di un pacifico corteo di protesta, delle inchieste in corso, dello sfruttamento dentro l’Expò, dei padiglioni che crollano? Chiedo con la massima umiltà: quando è successo negli ultimi anni qualcosa del genere? Per convincermi che sbaglio gradirei riferimenti precisi: giorno, mese e anno. Grazie.

Questo post è stato pubblicato sul blog di Daniele Barbieri il 4 maggio 2015

Autore dell'articolo: Amministratore

1 commento su “Qualche altra domanda sull’Expo

    […] 1. L’emittente fa parte del messaggio? Detto in parole più semplici (che rubo allo psicanalista brasiliano Hélio Pellegrino): «Se Giuda Iscariota passasse una petizione in solidarietà a Gesù Cristo io non la firmerei». Il concetto è chiaro; commentava Augusto Boal (in «L’estetica dell’oppresso») «messaggio ed emittente sono strettamente connessi». Se è così ne deriva che io non posso avere nulla a che fare con le narrazioni, con le richieste, con le “petizioni di solidarietà” (anche quelle apparentemente più ragionevoli) dei media di regime e della politica “troikizzata”? … continua […]

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