Il bimbo nel trolley e l’indifferenza europea

Il bambino nel trolley

Il bambino nel trolley

di Claudio Cossu

Quel bimbo che si intravvede appena, esile figura umana racchiusa nell’utero di un trolley, piccolo uomo indifeso che la Polizia spagnola ha scoperto tramortito, pieno di terrore e inebetito per la carenza d’aria e d’acqua, bambino respinto in quanto “clandestino” per le algide leggi europee, quella fragile e povera creatura che tutti, o quasi, i giornali italiani hanno riportato con un’impietosa fotografia, in prima pagina, rivela tristemente e senza veli di ipocrisia, l’indifferenza e l’egoismo di questa Unione – che unita non è – circondata da mura e da cavalli di frisia di dubbia giuridicità, provvedimenti creati avverso gli inevitabili flussi migratori della nostra epoca.

Unione europea racchiusa nel suo cinismo e nella sua ignavia, che mai ha voluto affrontare il drammatico problema di chi fugge da guerre e carestie, fame e malattie che gli stessi europei hanno indirettamente provocato, con il colonialismo e lo sfruttamento del terzo mondo nei secoli trascorsi, ed attualmente con lo scatenare conflitti per le fonti energetiche, Europa che non ha voluto offrire nemmeno un’ipotesi di soluzione a tale tragica, attuale e travolgente problematica.

Unione che ha perso ormai le sue radici, la dimensione della memoria storica e civile, che dimentica qualsiasi senso di pietas, insegnataci un tempo dall’etica della filosofia greca, che ha perso la concezione dell’amore verso il prossimo, impartita dal cristianesimo all’umanità intera, vera innovazione rivoluzionaria allora e che questi alti burocrati e uomini di governo hanno volutamente dimenticato, rivolti solo ormai a fredde logiche di profitto imposte dalla grande finanza, vera dea e demiurgo che si aggira nei 23 paesi europei che si proclamano uniti, ma in realtà sono solo racchiusi tristemente in un egoistico solipsismo utilitarista.

La fotografia, pubblicata da quasi tutta la stampa italiana, raffigurante quel bambino racchiuso e quasi soffocato da quel bozzolo claustrofobico, a forma di trolley, ha squarciato un sipario ed ha rivelato crudelmente tutta l’indifferenza e l’egoismo che ci avvolgono come europei. E l’indifferenza, in seguito, può divenire disinteresse, insensibilità e inerzia verso chi chiede aiuto, chi ha bisogno dell’altro, del prossimo, delle nostre risorse e di qualche briciola del nostro benessere, divenuto una gabbia per la cultura civile di noi tutti e per i nostri sentimenti.

I governi europei, insensibili, restano muti a guardare, senza fare alcunché, offuscati dal proprio tornaconto ed imbrigliati dal mondo dell’alta finanza, dalla galassia degli utili e dei profitti che lievitano in borsa e nelle varie speculazioni dei giochi freddi di un capitalismo senza freni o ritegno. Ma le richieste di aiuto aumentano sempre, divengono urla esasperate, i flussi migratori non hanno soluzione di continuità, nella relativa ipertrofica complessità. Non si possono certo arrestare con provvedimenti giuridici, decreti o regole.

La fotografia impietosa su tutti i giornali italiani, di quel bimbo implorante e spaurito, scoperto dalla polizia spagnola, mentre cercava solo un rifugio e un asilo presso la madre, in terra di Spagna, mi ha fatto pensare a lungo questa mattina di maggio primaverile, senza un alito di solidarietà o di desiderio di fratellanza.

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