Ettore De Conciliis, l’artista che lavorò al murale Di Vittorio

Ettore De Conciliis

di Michele Fumagallo

La terza e ultima intervista sulla questione murale Di Vittorio è con l’artista Ettore De Conciliis che ebbe un ruolo forte nella costruzione dell’opera, insieme a Rocco Falciano e altri. Ettore De Conciliis ha iniziato a lavorare nell’ambito dell’arte fin da giovanissimo. Diede vita, insieme a Rocco Falciano, al Centro di Arte Pubblica Popolare di Fiano Romano. Sempre nell’ambito del muralismo, la prima opera che ebbe un effetto dirompente in Italia e all’estero è il “Murale della pace” nella chiesa di san Francesco ad Avellino. Poi seguita da altri murali in altre città e da interventi di land art tra cui il “Memoriale di Portella della Ginestra” in Sicilia e il “Parco della Pace” a Roma. La strada artistica di De Conciliis si è evoluta negli anni in altre direzioni con attenzione a tematiche più intime e naturalistiche.

Come iniziò la tua storia di pittore “muralista”?

“L’inizio fu il murale della Pace nella chiesa di San Francesco in Avellino. Una mia opera giovanile che compie oggi 50 anni. Volevo rispondere con la pittura ai temi della società di allora che venivano interpretati dal pontificato di Papa Giovanni, cioè dal Concilio Vaticano Secondo e dall’enciclica ‘Pacem in Terris'”.

Quale fu la genesi del Murale Di Vittorio a Cerignola e come andò lì la sua installazione?

“Il Murale a Di Vittorio a Cerignola fu generato dalla necessità che io e i miei collaboratori, tra questi il pittore e scrittore Rocco Falciano, individuavamo per contribuire con l’arte al processo di cambiamento della società in direzione democratica. L’opera, il primo murale all’esterno in Italia, maturata anche dalla mia esperienza in Messico lavorando con il muralista David Alfaro Siqueiros, ebbe inizialmente, già nel suo farsi, grande solidarietà da parte delle forze democratiche di Cerignola e dalla sua Amministrazione Comunale. Tutti i quadri del dipinto, i suoi temi, furono discussi, in varie riunioni pubblicamente, nel tentativo di costruire un’opera attraverso la partecipazione popolare – senza populismo, spero. Pensavo così di contribuire alla creazione di un’arte nuova, fatta di partecipazione fin dall’inizio del progetto”.

Un’opera che fu molto apprezzata allora da Carlo Levi che ebbe nel Centro di Arte Pubblica, nell’ottobre del 1974 (circa un paio di mesi prima della sua morte), un colloquio con te che rimane come documento di un’epoca e di un impegno.

“Sì, certo, è un documento che ancora oggi mi emoziona. Basta rileggerlo per capire perché. Naturalmente le cose sono molto cambiate da allora e non solo nel campo dell’impegno artistico”.

Come fu accolta l’opera a Cerignola e in Italia? Perché non se n’è più parlato dopo il suo assurdo smantellamento?

“Quando l’opera venne installata nella Piazza della Repubblica di Cerignola fu accolta da grande interesse (anche nell’intera Puglia), e fu oggetto di attenzione in tutto il Paese, ovviamente anche grazie al nome di Di Vittorio. Come mai non si è più parlato della questione dopo lo smantellamento in modo così maldestro del Murale? Il Murale, una volta inaugurato, fu vittima di un attentato che lo danneggiò in varie parti. L’opera degradò conseguentemente. L’Amministrazione Comunale di Cerignola e le organizzazioni politiche e sindacali non la difesero. Non pensarono ad un suo restauro. Assistettero al suo smantellamento, all’opportunismo di alcuni personaggi locali che con il loro potere a Cerignola lavoravano per i propri interessi e non certamente per la cultura e l’arte”.

E oggi? Cosa pensi dopo questi ultimi tre anni di impegno di alcuni su questa questione?

“Oggi sono incoraggiato dalla nuova attenzione al Murale che viene da una parte del mondo scolastico. Il bozzetto in scala 1:10, che era nel mio studio, è attualmente nel Museo Del Grano di Cerignola, nella sala dedicata a Di Vittorio, da pochi mesi. Ciò è il risultato dell’attenzione anche di un giornale come ‘Il Manifesto’ al problema. Forse i resti dell’opera potranno essere restaurati e collocati adeguatamente nella città. A questo ha lavorato nell’ultimo periodo la grande Scuola d’Arte di Cerignola, la sua direzione, i docenti, gli studenti. Voglio sperare che i loro sforzi vengano considerati e che l’attuale Amministrazione cittadina – come ha già fatto – dia loro una risposta”.

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