Cerignola e Di Vittorio: il murale simbolo di legalità e democrazia

A Giuseppe Di Vittorio

A Giuseppe Di Vittorio

di Silvia R. Lolli

La proposta di aiutare l’associazione Casa Di Vittorio di Cerignola a raccogliere risorse monetarie per recuperare il murales e le statue a lui dedicate dev’essere accolta con entusiasmo da tutti coloro che amano la legalità e la democrazia ispirata alla Costituzione italiana e al suo articolo 1.

Fu il costituente Di Vittorio uno dei principali ispiratori dell’articolo che ha permesso negli anni Settanta di arrivare alla stesura dello Statuto dei lavoratori e conseguentemente dei contratti nazionali di lavoro. Ripristinare a Cerignola il murales a lui dedicato può rafforzare l’immagine di una città, a vocazione agricola e per estensione di territorio la terza a livello nazionale, che negli anni Settanta ed Ottanta ha visto la proliferazione della mafia. In quegli anni avveniva un fenomeno ormai consueto in molte altre regioni italiane, ma qui si verificava dimenticando la storia delle lotte bracciantili contro il latifondo, di cui Di Vittorio fu uno, se non il massimo, esponente sia prima della guerra sia negli anni Cinquanta.

Dopo un periodo difficile in cui le sparatorie in questo territorio erano all’ordine del giorno, nel 2004 il sindaco propone di costituire l’associazione Di Vittorio (la fondazione ha la sede a Roma) per riportare nella sua città natale il ricordo dell’uomo e dei valori democratici e del lavoro che rappresenta.

L’aver partecipato al primo campo di Libera, organizzato qui nell’agosto del 2013 su due beni confiscati alla mafia, ha fatto conoscere bene una realtà che certamente una visita turistica di queste zone anche balneari probabilmente non permettono. L’organizzazione dei campi di Libera aiuta a trovare un particolare spirito solidaristico e di aiuto, nel quale la conoscenza delle persone e delle storie, oltre che della Storia, sono elementi centrali della formazione che viene offerta e del lavoro che si chiede ai molti giovani provenienti da altre zone del paese. E’ un’esperienza formativa importante per tutti i partecipanti.

Sulla scia dell’esperienza fatta alle cooperative Altereco e Pietra di Scarto si è consapevoli che in questa città la situazione non è certamente risolta: il conflitto fra legalità ed illegalità è ancora in atto. Mantenere un murales può essere considerato poco importante, tuttavia l’immagine su un muro può diventare un riferimento importante ed oggi ben lo sappiamo dall’invasione di pannelli pubblicitari che condizionano le nostre vite di consumatori.

La prima impressione in questa città ha provocato una domanda spontanea fatta poi a diversi cittadini incontrati in vari luoghi: come mai la città natale di Di Vittorio ha visto proliferare la mafia? Certamente è una domanda che in questi giorni ci possiamo e dovremmo fare anche nella nostra città e regione; comunque è una domanda che non può essere disgiunta alla riflessione sulla situazione del lavoro e della democrazia non solo nei singoli territori, ma in tutto il paese.

La possibilità di poter lavorare avendo diritti assegna dignità al lavoratore, non è uno schiavo o una pedina in mano di altri: è sempre una persona che può esprimere il proprio libero pensiero; è su questo principio che si basa la nostra Costituzione. Ed è su queste idee, sui comportamenti oltre che sulla rivendicazione dell’istruzione per tutti, anche con la scuola serale, che si ricorda Di Vittorio. La manutenzione del murales a Cerignola non è dunque solo una piccola cosa.

3 Responses to Cerignola e Di Vittorio: il murale simbolo di legalità e democrazia

  1. Silvia Lolli ha detto:

    Grazie Michele, capisco che il problema è molto complesso, come del resto lo sono molte situazioni politiche, culturali e democratiche nell’Italia di oggi, che derivano da vecchie sbagliate scelte. Ovviamente non posso avere il polso della situazione come lo hai tu che vivi quotidianamente a Cerignola. Ho cercato solo di descrivere una mia esperienza, mettendo il ricordo di ciò che ho avvertito, cioè le sensazioni che ho avuto lavorando nei campi, parlando con le persone anche solo i cittadini incontrati e partecipando alle molteplici iniziative formative del campo di Libera, in cui per esempio sia l’associazione Casa di Di Vittorio, sia la CGIL di Cerignola e di Foggia hanno avuto un ruolo importante. Dai tuoi reportage, e da questo scambio di opinioni si può certamente avere il polso della discrasia che spesso c’è nell’avere un obiettivo comune fra i vari corpi intermedi che sono (o dovrebbero essere?) un aiuto a questa fase di democrazia minacciata italiana.
    C’è una riflessione che sto facendo da troppi anni: per la democrazia è importante la libertà di associarsi, come cita la nostra bellissima Costituzione, ma attualmente constato spesso la frammentarietà e l’autoreferenzialità delle associazioni (o solo dei loro dirigenti?); è anche per questo motivo che la democrazia langue.

    • michele fumagallo ha detto:

      Cara Silvia,
      ho già accennato alcune cose sulla questione Murale, altre ne scriverò ancora su questo spazio. Vedo però che ti stanno a cuore altri problemi, come la democrazia, la lotta alla mafia, eccetera. Allora, non mi sottraggo dall’intervenire, aggiungendo che non sono di Cerignola ma di una striscia di terra, l’Alta Irpinia, ai confini con la provincia foggiana.
      Tu dici: ma come mai la città natale di Di Vittorio ha visto proliferare la mafia? Purtroppo la mafia non è problema solo di Cerignola e la risposta non può che allargarsi a tutto il sud, anzi a tutto il territorio nazionale. Per quanto mi riguarda la storia è scritta nel comportamento assurdo di tutte le linee politiche verso queste forme particolari di delinquenza. Quella contro la mafia è stata (ed è) una lotta sbagliata sia dai versanti istituzionali che da quelli sociali. E’ sbagliata da tempo immemorabile perché contro organizzazioni criminali che occupano i territori non c’è altra cosa da mettere in campo che il diritto di guerra. Il gioco investigazione-repressione-processi (cioè quello che si mette in atto giustamente verso qualsiasi forma di delinquenza non mafiosa) non è sufficiente verso mafia, camorra, eccetera. Ne dovremo riparlare magari in un post ad hoc.
      Per quanto riguarda la risposta alla crisi generale di Cerignola, noi di sinistra dovremmo interrogarci sul comportamento assurdo tenuto in passato dalla sinistra. E’ stato un comportamento da pentiti (scusami la semplificazione ma ovviamente devo andare avanti così in uno spazio ristretto come questo), arresi alla modernità altrui. Non poteva che finire così (anche il Murale è dentro questa storia), dando uno spazio enorme alla cultura degli avversari e della destra.

  2. Michele Fumagallo ha detto:

    Cara Silvia,

    ti ringrazio di questo intervento che spero apra il dibattito sulla questione Murale Di Vittorio. Tuttavia vorrei fare alcune precisazioni su questa questione perchè alcune cose da te scritte potrebbero fuorviare dal centro del problema.
    Il cuore della faccenda è questo: nessun organismo, escluse persone singole (il ricercatore Rinaldi, la restauratrice Gurgone, l’artista De Conciliis, qualche girnalista, qualche gruppo fuori regione), ha creato una lotta specifica sul Murale Di Vittorio (un’opera del tutto particolare che, come scrivevo nella documentazione finora uscita su questo blog, è un murale per modo di dire; in realtà si tratta di una costruzione di tre prismi costruita con materiali vari e mantenuta in piedi arditamente da barre d’acciaio). Perciò la Casa Di Vittorio di Cerignola non c’entra con questa lotta. Certo, sia la Casa che il sindacato avrebbero dovuto interessarsi alla cosa da lungo tempo ma non è mai avvenuto, e quella volta che hanno partecipato a iniziative di altri l’hanno fatto per formalità.
    In realtà, come scrivevo negli articoli, quella questione è del tutto metaforica: richiama alle responsabilità della giunta di sinistra che reggeva il Comune negli anni Ottanta e che smantellò il murale distruggendolo. Il sindacato, nella fattispecie la Cgil, cioè quello più interessato all’argomento (parliamo in fondo di Giuseppe Di Vittorio), non ha mai mosso un dito.
    Perché è accaduto tutto questo? Spero di parlarne approfonditamente anche con post specifici. Secondo me ci sono due aspetti: per primo, la questione è stata rimossa come vengono rimosse tante cose che riguardano l’arte in Italia; per secondo, è dura fare i conti con se stessi, dire di avere sbagliato e di brutto, si preferisce rimuovere e magari aspettare che tutto finisca nel dimenticatoio.
    Senonché, grazie a qualche testardo, la cosa è ritornata di dominio pubblico.
    Come vedi, quindi, la situazione è molto più complessa.
    Negli articoli sono io a chiedere agli amici del circolo del Manifesto di Bologna di partecipare in qualche modo all’iniziativa, Casa Di Vittorio non c’entra nulla. Purtroppo.
    Spero di raccontare la situazione odierna nell’ultimo pezzo di documentazione che sarà un reportage da Cerignola su questo specifico argomento.
    Sottolineo specifico perché vedo che ti soffermi su altre questioni che riguardano la città pugliese. Che sono molto importanti (la mafia, la democrazia, il lavoro, eccetera) ma sono appunto “altre”.
    Su queste “altre” mi piacerebbe interloquire con te nello specifico.
    Per ora mi sono limitato a dire queste poche cose sul Murale.
    Con affetto
    Michele Fumagallo

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