Cosa bolle in pentola per la scuola?

La buona scuola
La buona scuola
di Silvia R. Lolli

Domenica 22 marzo, presso l’auditorium Enzo Tortora di Milano, si è conclusa la due giorni dedicata a “Gli stati generali dell’educazione fisica”. Presentati ai parlamentari presenti due documenti discussi e approvati durante i lavori del convegno: per l’inserimento in organico dell’insegnante di educazione fisica e per la cattedra orario di educazione fisica comprensiva di ore dedicate all’attività sportiva nella scuola superiore, sulla falsariga dell’organizzazione francese. Solo con una “Buona EF” fatta a scuola si darà un contributo per prevenire le patologie, non solo di tipo fisico, ma anche sociale e psicologico che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità richiede.

Nonostante le proposte siano avvenute in un clima in cui il sondaggio e l’attuale disegno di legge sulla “Buona Scuola” di Renzi l’hanno fatta da padrone, troppe volte si è associata l’idea della buona educazione fisica esaminando solo il documento governativo, il convegno è stato importante per il confronto con i politici presenti: Elena Centemero, deputata e responsabile nazionale scuola gruppo FI-PDL, Josefa Idem senatrice PD e Simone Valente capogruppo VII Commissione Camera dei Deputati per il M5S. Assente rispetto al programma la deputata PD Simona Malpezzi pure lei della VII Commissione.

Interessante dunque sapere dall’On Valente che la commissione non sta in pratica lavorando, perché il presidente è Giancarlo Galan, attualmente inquisito e agli arresti domiciliari. Alle nostre domande (a due su tre abbiamo ottenuto risposta) ha risposto Valente che ha sottolineato che il ddl governativo la Buona scuola, attualmente così al centro dell’informazione mediatica non è ancora giunto in commissione.

Allo stesso modo non è ancora giunto in commissione l’altro disegno di legge di iniziativa popolare (LIP – adotta.lipscuola.it), al quale lui si trova più vicino perché è un disegno di legge proposto dai cittadini. Quindi è abbastanza anacronistico, anche se siamo d’accordo con il principio ispiratore delle richieste, proporre nei documenti parti del ddl governativo e non richiedere almeno cancellazioni di riferimenti al sistema sportivo extrascolastico, cioè alla possibilità di completare il nostro lavoro da parte di tecnici esterni di federazioni o di società sportive, con la scusa di una competenza specialistica maggiore, oppure di virgolettati in cui da una parte si dice di inserire il docente di educazione fisica nella primaria e dall’altra rimane l’inciso: “nei limiti dell’organico disponibile”.

Tante belle parole, ma possiamo rimanere al punto di partenza., fra l’altro in un momento in cui, come è stato lampante anche in questo convegno l’educazione fisica che facciamo ancora noi vecchi “isefini” nelle scuole superiori sta estinguendosi assieme a noi. Dopo con la confusione formativa delle lauree in scienze motorie sarà qualcosa di diverso e potrà essere migliore. Alla domanda centrale sull’epistemologia e sulla destinazione della 15^ area dei settori scinetifico-disciplinari per le determinazione delle classi di concorso all’insegnamento universitario nessuno ci ha risposto, ma recentemente abbiamo visto che è stata occupata da “scienze teologiche”.

Fino a pochi anni fa era libera e, in sede di trasformazione ISEF in scienze motorie avevamo auspicato che entrassero i nostri specifici contenuti sul movimento umano. Invece la frammentazione dei nostri studi si sta verificando e solo alcuni docenti, spesso per loro opportunità, lo denunciano; sono per esempio coloro che insegnano nella nostra classe di concorso senza aver fatto il percorso specifico; forse hanno difficoltà a comprendere prima di tutto loro i contenuti del loro insegnamento?

Riassumendo, osserviamo: anche per la scuola si sta compiendo un’operazione poco chiara in cui la commissione parlamentare non funziona; il ddl che viene così tanto sbandierato non è stato ancora arrivato e neppure quello LIP. Non vorremmo che all’ultimo momento, con la scusa delle richieste europee per la messa in ruolo dei docenti si arrivasse solo all’ennesimo voto di fiducia in un Parlamento blindato. L’ignoranza promossa dal Governo, con il beneplacito dei media vincerebbe.

Oggi intanto sembra vincere in un’altra situazione che ci sembra paradossale: improvvisamente si è avuta una sentenza del Consiglio di Stato che ha obbligato il MIUR fare un’ordinanza per l’elezione del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Ordinanza dell’11 marzo; le scuole hanno dovuto approntare i seggi entro il 14 marzo; per eleggere la metà dei componenti dell’organo (gli altri sono di nomina ministeriale!) si possono presentare, entro il 27 marzo le liste elettorali. Le votazioni saranno fatte il 28 aprile, perché la sentenza dava tempo fino al 30 aprile.

Che cosa si può dire di tutto ciò, quando, tra l’altro stiamo cercando di trovare qualcuno, sindacati, altri gruppi organizzati, che ne sappiano qualcosa per la formazione di una lista, in quanto ci vorremmo candidare, come docenti di scuola media di secondo grado (la rappresentanza di essa sarà solo per tre posti, uno in meno rispetto a tutti gli altri livelli di scuola)? Ci sentiamo sempre più in un paese in cui la democrazia è solo una bella parola senza contenuto.

Autore dell'articolo: Amministratore

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