Ancora sul murale Di Vittorio: un’assemblea che smosse le acque

di Michele Fumagallo

Proseguiamo il nostro viaggio di documentazione sul destino del murale Di Vittorio a Cerignola. Metto qui sotto un pezzo uscito su “Il Manifesto” del 2 febbraio 2012. Documenta la lotta che cominciò a svilupparsi grazie al lavoro di alcuni (ricercatore, restauratrice, artista) in compagnia di giovani del posto, di un Circolo del Manifesto di una provincia confinante (Avellino) e della Cgil irpina e foggiana. Una lotta che fu alla base dell’impegno (tardivo e ambiguo, come abbiamo visto nel pezzo pubblicato su Imec) della Regione Puglia.

Recuperare il grande dipinto al dirigente della Cgil, riparlare di lavoro e di arte. Una battaglia condivisa, da “Il Manifesto” del 2 febbraio 2012

Metti alcuni articoli del nostro giornale (con una coda di dibattito sull’argomento con la segretaria della Cgil Susanna Camusso) a sostegno di una battaglia per il recupero a Cerignola di un Murale di 150 metri quadri che descriveva la storia di Giuseppe Di Vittorio e della condizione del Mezzogiorno; aggiungi la sensibilità di due organizzazioni come il «Circolo del Manifesto» di Avellino e il sito facebook pugliese «Salviamo il Murale Di Vittorio» che hanno organizzato (con la partecipazione delle due Cgil di Avellino e Cerignola) sabato 21 gennaio scorso nella città pugliese una giornata di incontro sull’argomento; mescola il tutto con la partecipazione all’iniziativa del ricercatore del mondo del lavoro del Tavoliere Giovanni Rinaldi – che da anni si batte per il recupero della memoria di Di Vittorio – , dell’artista che guidò il gruppo di pittori che diede vita al Murale (Ettore De Conciliis), della restauratrice Natalia Gurgone che ha studiato a fondo il problema del recupero del manufatto, del regista Giuseppe Valentino autore del più interessante documentario («Noi bruciamo gli elefanti») sulla realtà di Cerignola, e avrai una bella miscela.

Una miscela che può mettere in moto non solo il recupero di quel dipinto, ma anche l’intero viaggio nel mondo di un personaggio così significativo (e moderno) come Giuseppe Di Vittorio. E dio solo sa se Cerignola, ma in fondo tutta l’Italia, ha bisogno del recupero di una memoria simile. Sia chiaro: ricercare le tracce di Di Vittorio nella sua Cerignola senza un progetto politico per il presente e il futuro, sarebbe del tutto inutile. Non inutile, anzi profondamente innovativo, può essere reimmettere la sua memoria, riconsiderata alla luce del presente, in una città del Sud (60mila abitanti), sospesa tra degrado e crisi occupazionale, incertezza del futuro e vuoto politico.

Sabato 21 gennaio si è provato a mettere in moto questo percorso nel mondo di Di Vittorio. Se son rose, fioriranno, ovviamente. Intanto parte, grazie a due piccole organizzazioni di due realtà diverse anche se vicine, come il Circolo del Manifesto di Avellino e il sito facebook del Tavoliere «Salviamo il Murale Di Vittorio», la battaglia di recupero e restauro di un grande dipinto di 150 metri quadrati, opera del Centro di Arte Pubblica Popolare. Era esposto nella piazza della Repubblica della città nel lontano 1975 e poi, nella prima metà degli anni Ottanta, smantellato in malo modo (cioè fatto a pezzi) dall’incuria e incapacità amministrativa del Comune (qui, purtroppo, nel tempo, con scarse differenze tra sinistra e destra) e da una concezione della modernità che definire malata è un eufemismo.

Dietro questa questione del recupero e restauro di un manufatto artistico oggi giacente in condizioni vergognose in un ripostiglio del Municipio c’è, ovviamente, tutta una storia, intesa nel senso positivo di metafora per un nuovo sviluppo del presente, che può ritornare a galla e che ha in Giuseppe Di Vittorio il suo protagonista principale. Perché potrebbe trascinare con sé altre proposte e altri manufatti legati alla storia e al mondo del lavoro del periodo divittoriano: pensiamo, tra l’altro, allo straordinario uso in termini culturali, turistici e occupazionali del «Piano delle fosse granarie» con annesso Museo del grano, se solo questo progetto uscisse dalle secche dei ritardi burocratici.

Una storia nuova può iniziare il suo cammino a Cerignola, se le persone più avvedute continueranno la battaglia. Michele Sacco, bracciante e poeta presente all’incontro, così risponde a una domanda del regista nel documentario: «Chiedemmo un giorno a Di Vittorio “che cos’è la politica?”. E Peppino ci rispose: è un’arte». L’arte di mettere assieme gli uomini. Il contrario dell’atomizzazione disperante in cui è precipitata da tempo Cerignola.

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