Regioni senza ragioni e sinistra senza idee

Sinistra - Foto di Andrea Pominidi Ugo Boghetta

Sono incazzato. Certo non è una novità per chi si è proposto la missione impossibile di dare qualche scossa per svegliare la Bella Sinistra Addormentata senza essere il principe azzurro. Sono incazzato perché qualche giorno fa Chiamparino ha detto che le Regioni sono superate. E Zingaretti gli è andato dietro. Sono infatti alcuni anni, cioè da quando in Lombardia mi sono trovato ad affrontare il tema del federalismo della Lega e la rincorsa del centrosinistra, che vado dicendo che le Regioni non hanno senso.

Chiamparino ha proposto le macro regioni rispolverando una vecchia elaborazione della Fondazione Agnelli. Nulla di nuovo. Una proposta peggiore del male. Dopo le province ora si chiude di fatto anche il livello superiore. Il tema è sempre quello: i costi, non l’efficacia delle istituzioni democratiche. Il fatto è che le Regioni sono un’istituzione sbagliata perché non corrispondono alla realtà italiana centrata su comuni e province. Sono anche dannose perché si frappongono fra i cittadini, i territori e chi le politiche le decide: il Parlamento ed il governo. Sono uno spreco in quanto distribuiscono solo soldi: sanità, trasporti. Sì, perché gli sprechi esistono e solo una sinistra imbecille non li denuncia. In tre lustri l’apprezzamento degli italiani sembra passato dal 40% al 28%.

E non mi si dica che togliere le regioni è un attacco alla democrazia. Le istituzioni democratiche devono essere poche, con ambiti concreti, poteri chiari e risorse reali. Le istituzioni devono essere altresì centralizzate per un verso e orizzontali per l’altro. Non si crederà mica che nel mondo attuale si possano usare degli stuzzichini se si vuole imbrigliare Finanza, mercati, padroni? Ma, domanda, lo vogliamo veramente fare? Io penso che per una democrazia efficace basti: una Camera con regole precise e non superabili nelle prerogative fra governo e parlamento e una legge elettorale proporzionale.

Serve poi un’informazione libera, critica, pluralista: quella che abbiamo è imbonimento. Ed in basso sarebbe necessario ricostruire le Province, magari adeguandole ai cambiamenti avvenuti come, ad esempio, la Società Geografica Italiana. Ci si dovrebbe anche concentrare sul ricorso più frequente ai referendum (anche alzando il numero di firme ma abolendo il quorum) e dando vita a forme di controllo popolare sulle aziende pubbliche o che svolgono servizi pubblici. Già perché in questi anni le poche forme di controllo pubbliche e dei cittadini: dalla valutazione ambientale alla scuola, sono state smantellate. Che il livello regionale sia una “ciofeca” è esperienza di tutti quelli che hanno avuto a che fare con organismi politici, sindacali, associativi a questo livello.

Sono incazzato perché pochi mesi or sono avevo proposto di darci come parola d’ordine lo scioglimento della Regione come punto forte della recente campagna elettorale dell’Altra Emilia Romagna. Punto a cui collegare tanti temi che, a se stanti, sarebbero (e sono) rimasti muti. Nulla. Nemmeno un: “Ti stai sbagliando”. Partecipazione al voto 37%. Lo scioglimento delle Regioni e un diverso modello di Stato dovrebbe essere la proposta alle regionali dell’anno che viene. Oppure diciamo che vogliamo le Regioni democratiche?! Dormi sinistra dormi.

Autore dell'articolo: Amministratore

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