Addio a Enzo Camerino, uno degli ultimi sopravvissuti ai lager e dei reduci del rastrellamento di Roma

Si è spento ieri, nel giorno del suo 86mo compleanno, Enzo Camerino, nato a Roma il 2 dicembre 1928 e il più piccolo di tre fratelli: la sorella maggiore Vanda era nata nel 1918 e il fratello Luciano era di due anni più grande. La madre si chiamava Giulia Di Cori ed era del 1894; il padre, Italo Camerino, aveva una fabbrica a Monza, la Safe (Società anonima forniture edili), che si occupava di costruire case smontabili in legno per l’Abissinia. La famiglia era benestante e viveva nel quartiere di Trastevere. Dopo l’emanazione delle Leggi razziali del 1938 le cose cambiano e il padre prende ad occuparsi della vendita di cioccolata all’ingrosso; Enzo che frequentava la scuola pubblica ‘Umberto Primo’ è costretto a lasciare la sua classe e ad andare a scuola di pomeriggio, separato dai suoi compagni cattolici. Per aiutare la famiglia in questo momento difficile, lavora nel negozio di un barbiere; sfrutterà questa esperienza lavorativa proprio ad Auschwitz.

Il 16 ottobre 1943 Enzo vive in viale delle Milizie 11, nel quartiere Prati, ed è in casa assieme alla sua famiglia: i genitori, i fratelli e uno zio materno, Settimio Renato Di Cori. Alle cinque del mattino alla porta si presentano un tedesco e un fascista con un foglio su cui era scritto di prepararsi per il viaggio. Inizialmente credono di essere stati scoperti, poiché l’8 settembre la famiglia Camerino aveva aiutato dei carabinieri e dei militari che avevano abbandonato le loro divise. Enzo e Luciano scendono per primi e attendono il resto della famiglia. Vanda, che aveva 25 anni, scrive su un foglietto i numeri di telefono di uno zio e di altri parenti e li lascia ad un signore che abitava nel loro palazzo e che faceva il tramviere.

All’arrivo ad Auschwitz Enzo, i suoi due fratelli e i suoi genitori sono scelti per il lavoro; lo zio viene mandato direttamente alla morte. Dopo aver svolto alcuni lavori a Birkenau, tra cui anche quello di barbiere, Enzo viene mandato nel sottocampo di Jawischowitz, dove c’erano le miniere di carbone. Qui muore il padre, sfiancato dal lavoro massacrante. All’inizio del gennaio 1945 Enzo intraprende la ‘marcia della morte’ e arriva a Buchenwald dove verrà liberato nell’aprile del 1945. Tornerà a Roma il 12 giugno 1945 e della sua famiglia riabbraccerà solo il fratello Luciano. L’11 febbraio 1951 sposa Silvana Pontecorvo e il 13 aprile 1957 emigra a Montreal, in Canada, dove ha vissuto fino ad oggi.

Questo articolo è stato pubblicato sull’Huffington Post il 2 dicembre 2014

Autore dell'articolo: Amministratore

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