Lettera aperta a Pina Picierno: la dignità, almeno. Per (non) tacere dei manganelli sugli operai

Pina Picierno - Foto di Bacheca Termolese

Pina Picierno - Foto di Bacheca Termolese

di Giulio Cavalli

Cara Pina Picierno, ci conosciamo ma mi permetto di darti del tu per il rispetto istituzionale e professionale che mi costringo a mantenere nonostante gli attuali toni degli “antipolitici” e ahimè dei “politici di Governo” stiano trascendendo il vivere civile di questo Paese. Ci sta che l’animosità con cui il tuo capo popolo Renzi sta conducendo il suo fragorosissimo governo ti spinga a cercare l’iperbole ad ogni costo e siamo tutti d’accordo di come l’uso al limite del paradosso della lingua italiana faccia incorrere spesso nelle baggianate più clamorose se non si è professionisti del genere ma l’attacco alla CGIL su pullman pagati e tessere false dopo gli sproloqui di un fanfarone contro il diritto di sciopero come il “vostro” finanziatore Davide Serra (“l’abolitore” degli scioperi, per dire) e mentre schizzano il sangue e i manganelli sui crani dei lavoratori che manifestano in piazza mi sembra troppo.

Abbiamo passato vent’anni (noi che con le parole bene o male proviamo a viverci) a difenderci dalla miseria concettuale ed etica del vostro alleato alle riforme Silvio Berlusconi e abbiamo sopportato tutto questo con la consolazione che fosse un “modus” degli altri; consolazione da poco, in effetti, ma in questi tempi di magra ci siamo affezionati anche alle soddisfazioni più minuscole. Ma non abbiamo perso il senso della misura, no, e la tua affermazione così petulante e biliosa verso un mondo del lavoro che elemosina diritti mentre voi li pubblicizzate come privilegi è una delle frasi più imbarazzanti e insopportabili, e allora no: non la sopportiamo.

So bene che di fondo non ha nulla di diverso nel concetto dagli arzigogolati comizi iphonati dal Presidente Renzi ma almeno un’igiene etica, almeno quella, ce la meritiamo. Avreste dovuto salvarci con gli 80 euro, state facendo (voi più dei sindacati) le barricate sull’articolo 18 per riuscire ad eccitare i vostri compari di governo, avete banchettato alle vostre Leopoldiadi mentre fuori si consuma lo scontro sociale, continuate ad imbottirci di presuntuosi aggettivi ad ogni critica come i tamarri facevano all’oratorio con i ciccioni da mettere in porta durante la partitella, avete lanciato questa politica paninara rivisitata dove chi rimane indietro è un intralcio e un costo, state pensando ad una riforma della giustizia che trasforma Ghedini in un profeta e avete resuscitato Berlusconi mentre era già pronto nel sacco dell’umido; certo avete capito subito che per sconfiggere un cattivo vento non c’è niente di meglio che continuare a soffiarlo sotto mentite spoglie ma la lotta per i diritti dei lavoratori quella no. Quella abbiate la dignità di non insegnarla. Almeno quella.

Questo post è stato pubblicato sul blog dell’Espresso di Giulio Cavalli il 29 ottobre 2014

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