Le riforme costituzionali ed elettorali al tempo del governo Renzi: come ti controllo il voto


Intervista alla senatrice Lucrezia Ricchiuti (Partito democratico)


Intervista alla senatrice Maria Mussini (Gruppo misto)

di Silvia Lolli

Nell’ambito dell’incontro “Le riforme costituzionali ed elettorali al tempo del governo Renzi”, organizzato alla sala del Baraccano sabato 4 ottobre 2014 dal circolo di Bologna di Libertà e Giustizia, si è affrontato il tema delle riforme costituzionali sullo sfondo dello stato della democrazia nel nostro Paese. Di alto livello gli intervenuti e, nonostante il giorno festivo per la città di Bologna, sala al completo. Dopo la breve presentazione di Marcello Bruni, presidente provinciale di Libertà e Giustizia, è intervenuta Sandra Bonsanti, presidente nazionale dell’associazione, seguita da Nadia Urbinati, politologa e docente alla Columbia University, e da Gaetano Azzariti, costituzionalista e docente alla Sapienza.

Presenti anche tre senatori “dissidenti”: Mussini, Ricchiuti, e Campanella che hanno risposto alle domande poste dai relatori e dal pubblico. Infine hanno svolto gli interventi già programmati l’ANPI nazionale, Salviamo la Costituzione e l’Ars-Associazione per il rinnovamento della sinistra, quest’ultima rappresentata dal suo Presidente, Alfiero Grandi, che a Roma, il 13 luglio di quest’anno, qualche giorno avanti la prima votazione al Senato, aveva promosso un incontro con i senatori dissidenti ed i rappresentanti delle stesse associazioni invitate qui a Bologna.

Fin dall’esordio Sandra Bonsanti, che ha ricordato la lettera scritta già a marzo da Nadia Urbinati (si può trovare sul sito dell’associazione), ha messo in luce i pericoli per la democrazia italiana di questa legge costituzionale. Nadia Urbinati ha fornito una lettura altrettanto preoccupata della situazione politica che si creerebbe se la riforma così com’è passasse: in particolare, il principio della suddivisione dei tre poteri, già oggi fortemente attaccato dai lavori del Governo e dai regolamenti e calendari parlamentari (illustrati poi con esempi da parte dei tre senatori), andrebbe in frantumi, portandosi dietro la democrazia stessa. Ha poi sottolineato come dovrebbe essere una maggioranza per avere quella rappresentatività democratica che è la sola in grado di garantire, attraverso la partecipazione ad un voto realmente democratico, l’uguaglianza e la libertà dei cittadini.

Essi ora sono chiamati ad andare solo a primarie ed a elezioni. Tuttavia in questa continua chiamata al voto si perde sempre più la sua vera essenza, perché il risultato (tra l’altro anticipato o accompagnato da continui sondaggi funzionali solo all’informazione ormai unidirezionale) è funzionale solo al partito o alla coalizione vincitrice, tra l’altro con il premio di maggioranza. Anche i partiti non esistono più, oggi anche a causa di questa continua votazione per primarie nelle quali non sono solo gli iscritti che possono avere il diritto di decidere, ma anche i non iscritti. Allora, a cosa serve rimanere dentro a un partito?

Gaetano Azzariti ha poi illustrato le questioni più tecniche della riforma in atto, definendo paradossali e completamente sbagliate alcune scelte. Già dai primi tre interventi i senatori presenti sono stati coinvolti con domande specifiche, soprattutto relative alle loro possibilità di fare un’opposizione parlamentare capace di fermare l’iter della riforma. Purtroppo le risposte hanno dato un quadro molto complicato e perciò ancora più preoccupante sulla possibilità di esercitare in pieno il loro mandato elettorale.

Come risulta anche dalle brevi interviste fatte in calce al convegno alle due senatrici Mussini del Gruppo misto ex 5 stelle e Ricchiuti del PD, il lavoro di questi parlamentari risulta imbavagliato; vengono spesso lasciati soli dai loro gruppi. La discussione, sale della democrazia soprattutto nei lavori parlamentari che dovrebbero essere la base per la formazione delle leggi, non esiste più; i tempi contingentati, le scelte fatte già fuori dalle aule e dagli stessi partiti mettono in disparte chi non la pensa con la maggioranza esercitando un vero e proprio mobbing.

Ciò che resta dei parlamentari che votano sempre a favore è, fin dai primi giorni della loro elezione, la paura di non essere rieletti; e, per un ceto politico che non ha troppa consuetudine a un lavoro preciso che lo aspetta dopo il mandato, il problema della rielezione è certamente prioritario. Così il voto parlamentare con queste bulgare maggioranze è facilmente controllabile perché le votazioni, in materie molto importanti come quella costituzionale si fanno sempre con elezione palese. Ci è stato raccontato che si sono avute ad oggi soltanto 4 votazioni a voto segreto: in 3 di queste la proposta governativa è stata bocciata. Infine le associazioni invitate hanno ribadito i pericoli della riforma costituzionale in atto, ma anche della riforma elettorale che si sta concretizzando e che, abbinata all’altra, per tutti i presenti costituisce un ulteriore pericolo per la democrazia.

ANPI e Salviamo la Costituzione hanno ribadito con forza questi pericoli, augurandosi che non si arrivi a fare il referendum costituzionale, Grandi per l’ARS ha chiesto che si lavori in modo collaborativo fin da subito per l’eventuale referendum. Inoltre ha ricordato che alcune riforme possono essere portate avanti ma è necessario, come hanno ricordato le senatrici, che si diano le condizioni di una reale discussione parlamentare.

Quindi ancora una volta occorre una mobilitazione dei cittadini italiani per la Costituzione e questo deve avvenire, come ha ricordato al termine Urbinati, con la diffusione della conoscenza e della cultura della Costituzioni, a cominciare dalla scuola. Smuraglia il giorno dopo, a Marzabotto, ha sottolineato che anche nelle famiglie si deve trovare il tempo di parlare di questi temi.

Autore dell'articolo: Amministratore

2 commenti su “Le riforme costituzionali ed elettorali al tempo del governo Renzi: come ti controllo il voto

    Silvia Lolli

    (10 Ottobre 2014 - 08:50)

    Refuso dell’articolo:il rappresentante di Salviamo la Costituzione spera che non si arrivi al referendum costituzionale per queste riforme.
    Grandi ha ricordato che oggi già sarebbe da fare un referendum per rimediare al recente cambiamento dell’art. 81, sul pareggio di bilancio, voluto come ci hanno detto dall’UE.

      Amministratore

      (10 Ottobre 2014 - 08:54)

      Corretto il refuso, di cui ci scusiamo.

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