La destra in Sardegna, un bel casino

Fascismo - Foto di Daniel Lobo

di Nello Rubattu

Chi sono questi strani personaggi della nuova destra, come si comportano e cosa ci fanno in Sardegna? “La prima impressione che danno di loro è di non essere molti diversi dai ragazzi della sinistra”, ricorda Rita Tola che un giorno si è fermata a chiaccherare con loro ad un gazebo dove raccoglievano le firme per una petizione da inviare al sindaco sul degrado del centro urbano. “Erano cortesi, non si sono spaventati quando le ho detto che sono di sinistra e soprattutto cercano di essere utili. Mi sembrava di essere ritornata indietro ai miei anni giovanili”.

Questi gruppi della destra sociale, inutile girarci intorno, in Sardegna – dove normalmente non si trova molta gente propensa ad ascoltarli – stanno guadagnando sempre più grosse fette di consenso. Intanto, hanno dato vita al movimento sociale sardo, e questo lo avevamo già comunicato, ma per non farsi mancare nulla, hanno importato dal culturalmente ricco Continente italiano, movimenti sociali, e associazioni come Casa Pound che stanno cominciando a dare “Stranger fruits”, direbbe Billie Holiday, fra i nostri ragazzi.

Che ci sappiano fare è indubbio. Bastano per questo pochi esempi. Ecco il primo: come sapete proprio recentemente, ai cancelli del poligono militare di Capo Frasca si è svolta una delle più importanti manifestazioni delle associazioni contrarie alla presenza ingombrante dei poligoni militari in Sardegna. Una manifestazione che tutti penserebbero appartenere ai temi più tradizionali della sinistra e del mondo degli indipendentisti dell’isola.

A quanto pare non è così e questa battaglia, è diventata a pieno titolo, patrimonio della nuova destra. Una destra che presenta il suo punto di vista, in maniera dialetticamente ineccepibile. Utilizzando motivazioni politiche e linguaggi che ormai non hanno più niente a che fare con quelli che noi tutti conoscevamo come patrimonio delle trucide virulenze dei gruppi dell’estrema destra, operanti fino dagli anni sessanta del secolo scorso.

Riprendiamo un manifesto che casaPound ha affisso in tutta la Sardegna:

“Il governo italiano, ha deciso di concedere, in accordo con la Regione, a partire dal 21 settembre, i cieli dell’oristanese ed in particolare, il poligono di Capo Frasca, per le esercitazioni dell’aviazione militare israeliana. Casa Pound Sardegna, chiede:

  • una posizione più forte d parte del governo italiano, per favorire il processo di pace
  • una mozione urgente del consiglio regionale, per prendere le distanze da queste esercitazioni
  • un forte impegno della Regione e del Governo, affinché vengano riviste le servitù militari che strangolano la nostra terra”

A parte il fatto che nel testo è specificata l’origine dei formulatori, per il resto le motivazioni sono le stesse della sinistra e degli indipendentisti. Niente anti ebraismo vecchio stile, solo forti richiami ad una politica pacifista e ad una ragionata difesa del proprio territorio. Più corretti di così si muore.

Se non bastasse questo primo assaggio, eccone altri ancora più chiari: il gruppo di Casa Pound di Cagliari, città governata dalla sinistra – il sindaco è di Sel, per la precisione – sta lanciando una petizione sul problema della presenza di materiali a base di amianto in città: “Via l’amianto dalla mia città”, è la campagna pubblica che sta concentrando l’interesse di molte persone, genitori e come si dice “gente comune”, preoccupate per la tardiva o quasi nulla eliminazione del materiale pericoloso – che provoca l’asbestosi e un tipo di cancro fra i più micidiali oggi in circolazione – non solo dagli edifici privati ma da quelli pubblici (scuole e ospedali soprattutto) che le amministrazioni succedutesi in questi decenni, visti gli alti costi per la sua rimozione, hanno sempre cercato di procrastinare a data da destinare. Cioè: mai.

La voglia della nuova destra di essere presente, dando una mano ai problemi della gente in Sardegna, soprattutto delle classi sociali più povere è più che evidente: la nuova destra (che con il centro destra, sembra abbiano poco a che fare, se non per alleanze puramente elettorali), in una città quale Sassari, si dimostra fra quelle più attive a contrastare il degrado della città e a trovare in “brucio” (come si dice da queste parti) l’amministrazione comunale. Prendiamo il problema del patrimonio edilizio di proprietà comunale. Un settore che vede l’amministrazione proprietaria di un migliaio di immobili, lasciati nella maggior parte nel degrado più totale e sui quali, nessuno ha mai presentato un vero piano di recupero, essendo da sempre territorio di caccia della lobby dei costruttori locali che aspettano future commesse comunali. Commesse che sicuramente arriveranno, perlomeno quando il degrado passerà i limiti di guardia. Quello dei costruttori e degli amministratori, inutile ricordarlo, è un vecchio gioco legato agli appalti e alla conquista di aree edificabili: si aspetta che gli immobili siano irrecuperabili per intervenire con demolizioni e lucrative ricostruzioni. Un giochino che però, abbandona la città al peggiore degrado e impedisce di risolvere anche casi di singolo malessere. Spesso legato alle contingenze che impediscono a famiglie normali di poter usufruire di una casa. A questo punto, ad aiutare la famiglia in difficoltà, arrivano i ragazzi della destra che cercano di dare una mano. Leggere il testo del presente comunicato è istruttivo:

Nicola Sanna e la sua giunta hanno abbandonato una famiglia a dormire per la strada. Questa mattina alle 11:30 una delegazione di militanti di CPI Sassari ha accompagnato presso l’assessorato alle politiche sociali una famiglia che, dopo essere stata sfrattata alcune settimane fa da oggi si ritrova a dormire per strada. Purtroppo il capo famiglia risulta parzialmente invalido e non può svolgere lavori con carichi. Dopo un ora di attesa ci è stato risposto che non saremo stati ricevuti e di conseguenza la famiglia non riceverà alcun aiuto. Casa Pound inevitabilmente nei prossimi giorni si sostituirà, assieme ad altre associazioni, alle istituzioni.

Inutile dire che a Sassari, come a Cagliari, i circoli della destra si stanno davvero “sostituendo”, al ricco tessuto delle associazioni della sinistra che un tempo dialogavano con la gente dei quartieri popolari e con i più poveri. A Sassari i quartieri di Santa Maria di Pisa e quello di Carbonazzi vedono da diversi anni, una loro presenza costante e una capillare opera di volontariato. Lo stesso a Cagliari, dove nel quartiere di Sant’Elia, casa Pound, ha un nutrito gruppo di seguaci.

Sul lungomare del Poetto, la spiaggia storica dei cagliaritani, Casa Pound, è stata l’unica associazione che ha protestato con azioni pubbliche (esponendo dei manichini che simboleggiavano la morte della spiaggia che hanno ricevuto un vasto consenso), contro la chiusura dei chioschetti che puntellavano l’arenile. Chiusura in buona parte provocata dalla farraginosità delle delibere comunali e dai soliti bisticci fra gruppi contrapposti in Consiglio. Proprio quei chioschetti che in questo periodo di vacche magre economiche, producono nei mesi estivi – che a Cagliari finiscono a novembre – ancora un poco di reddito ai gestori che possono così garantire qualche posto di lavoro.

E non si può dire che la nuova destra si dimentichi dei grandi temi da gossip: quelli legati al benessere degli animali per esempio. Un tema che pullula rigoglioso nelle pagine dei nostri giornali di varia informazione (Proprio recentemente, Elisabetta Canalis, star mediatica sarda, ex fidanzata di calciatori e divi americani, recentemente coniugatasi ad Alghero, ha messo all’asta il suo vestito da sposa, devolvendone il ricavato ad una associazione di Sassari che ha quale fine la difesa del benessere degli animali). Ebbene, sul tema dell’animalismo la destra sociale è molto presente. Ecco un esempio del loro modo di agire: a Sassari, da molti anni fa tappa un circo di media grandezza, il circo Martin, che utilizza animali nei loro spettacoli. Ovviamente, le associazioni ambientaliste e animaliste si oppongono al loro utilizzo. “La Foresta Che Avanza Sardegna”, associazione ambientalista del mondo della destra, ha più volte contestato pubblicamente questa pratica e invitato con azioni attive la popolazione a boicottare questo circo. In più occasioni, tramite una raccolta di firme, hanno chiesto alle amministrazioni comunali di Sassari di proibire il transito ai circhi con animali nel territorio comunale. Dal sindaco Ganau e ora dal sindaco Sanna invece, hanno ricevuto il silenzio assoluto.

Le stesse associazioni, sempre a Sassari, sono fra quelle che più delle altre si stanno impegnando per riqualificare l’area di Platamona, la spiaggia della città che si può raggiungere grazie ad un servizio di autobus che costa quanto un biglietto di linea urbana e per questo è l’unico vero sfogo in estate per i più poveri e per le classi popolari della città che di certo non si possono permettere vacanze dorate sulle coste della Gallura.

E sempre loro, sono stati in Sardegna i primi che hanno bacchettato, Valter Piscedda, sindaco di Elmas e neo consigliere regionale del Pd, che ha istituito nel suo comune un fondo per i giovani che vogliono emigrare, regalando, a titolo gratuito, un biglietto di sola andata e qualche spicciolo per le prime spese di sistemazione all’estero. Insomma, la si può leggere anche in maniera benevolente, ma quell’operazione del neo consigliere e sindaco del centro sinistra, sapeva tanto di anni cinquanta, quando era lo Stato a favorire le partenze. Perciò, l’iniziativa estemporanea del neo renziano, Piscedda, è stata letta come un amaro amarcord, in grado di ricordare a tutti una pagina brutta della storia della nostra isola. Inoltre, la maggior parte dei sardi l’hanno interpretata, come una vera scappatoia che gli uomini politici dell’isola (della sinistra, ovviamente) si stanno inventando per sgravasi del dovere di trovare soluzioni “sarde” al problema della disoccupazione giovanile, una fra le più alte in Italia.

Siccome, questa nuova destra, in Sardegna, non si fa mancare nulla è diventata persino pacifista. Il loro pacifismo non li mette certamente in contraddizione con il loro rifiuto ad accogliere nuovi immigrati e nonostante il fatto che nell’ultima campagna elettorale per le europee, quelli di casa Pound, in Sardegna, hanno appoggiato la candidatura di Mario Borghezio, noto esponente leghista e strenuo difensore delle frontiere chiuse.

Ma, per esporre il loro punto di vista sugli immigrati, non si appellano più alla razza o al sangue, preferiscono i discorsi del Dalai Lama che è diventato per loro una delle massime autorità morali con la quale confrontarsi. “Bisogna avere il coraggio di dire basta” si chiama così la campagna che hanno lanciato che ha per tema il problema degli arrivi di extracomunitari:

“Se si chiamano rifugiati vuol dire che fuggono da qualcosa ma il buon cuore per accoglierli non basta e bisogna avere il coraggio di dire quando sono troppi e di intervenire nei loro Paesi per costruire lì una società migliore – ha detto il Dalai Lama rispondendo a una specifica domanda sull’emergenza immigrati nel Mediterraneo.

Non è possibile pensare – ha aggiunto – che sia sufficiente l’accoglienza a risolvere il problema. Gli italiani, e i siciliani soprattutto, stanno dimostrando un gran cuore ma per risolvere il problema dei profughi è necessario intervenire in quei Paesi, impegnarsi per superare le guerre, spesso a sfondo religioso, che provocano gli esodi e superare anche il grande divario tra ricchi e poveri per costruire una società migliore. Serve quindi un pensiero a lunga scadenza per ottenere un risultato davvero efficace”.

La tesi del Dalai Lama, viene sposata completamente dalla destra estrema in Sardegna che la diffonde fra la gente più povera che vive nei quartieri più degradati delle poche città dell’isola e a contatto quotidiano con gli immigrati (soprattutto di colore o provenienti da stati comunitari dell’Est), chiedendo a tutti come sia possibile pensare ad una politica di accoglienza, in un tessuto sociale e urbano così in sfacelo come quello sardo senza per questo provocare ulteriori disuguaglianze. Questo punto di vista, quasi inutile ricordarlo, sta accumulando consensi ogni giorno più convinti, soprattutto fra gli abitanti delle zone urbane più povere e fra i disoccupati che ogni giorno devono fare sforzi immensi per mettere insieme il pranzo con la cena.

Forse l’unica cosa che al momento li divide dalla sinistra e dagli indipendentisti in Sardegna è la loro fobica paura nei confronti del pericolo dell’islamizzazione. Lo fanno spesso in maniera eclatante e lo affermano commemorando personaggi quali Dominique Venner, poeta e saggista della destra d’Oltralpe e vecchio membro dell’Oas (l’organizzazione segreta francese contraria alla nascita della repubblica algerina) che recentemente si è suicidato nella cattedrale parigina di Notre Dame, luogo sacro della memoria storica dei francesi, per protestare contro la barbarie – a suo dire – della colonizzazione islamica.

“Ritengo necessario sacrificarmi per rompere la letargia che ci sopraffà. Offro quel che rimane della mia vita con un intento di protesta e di fondazione. Scelgo un luogo altamente simbolico, la cattedrale di Notre Dame de Paris che rispetto ed ammiro, che fu edificata dal genio dei miei antenati su dei luoghi di culto più antichi che richiamano le nostre origini immemoriali”.

Ma anche questo gesto estremo, viene letto nei loro comunicati e nelle loro veglie in Sardegna, come un rifiuto estremo della violenza, paragonandolo a quello di alcuni monaci buddisti che in molte occasioni si sono dati fuoco quale atto estremo di protesta pacifista contro i regimi autoritari del Sud Est asiatico.

La lettura della realtà – perlomeno in Sardegna, non so cosa in effetti succeda dall’altra parte del Tirreno – sta diventando sempre più complicata e di difficile collocazione: da una parte si vede una sinistra sarda (o centro sinistra, se si preferisce), ormai solo interessata a occupare ogni giorno di più, gli spazi tradizionali del potere pubblico, facendosi per questa ragione largo nelle direzioni degli ospedali, delle società in house e degli enti pubblici di qualsiasi grado; dall’altra, ha abbandonato la sua funzione storica di cinghia politica, al servizio soprattutto degli abitanti dei quartieri popolari e delle classi dei più poveri, lasciandoli così alle cure dei gruppi della destra sociale.

“La sinistra sta diventando destra e la destra sinistra”, ogni tanto ricorda qualcuno che guarda quanto sta accadendo nella nostra isola, con sempre maggiore stupore. Basta un piccolo esempio: proprio in questi giorni su uno dei due giornali dell’isola, è stato pubblicato un commento velenoso, sulla presenza nel consiglio di amministrazione della Fondazione del banco di Sardegna di elementi della sola sinistra. La Fondazione, a quanto pare – così dice l’articolo – viene ormai utilizzata dai partiti della sinistra, come buen retiro per trombati o premiati di vario grado che così possono godere di sostanziose prebende.

Inutile dire che per molti è sembrato un dèjà vu: “sembra essere ritornati al modello di potere democristiano”, ricordano in molti. Un modello che fino a non molto tempo fa tutti nella sinistra, affermavano avrebbe condotto verso il disastro. Purtroppo non ci sono molte conclusioni da tirare. Forse oggi il mondo è cambiato e il fatto di essere di sinistra è davvero un’altra cosa.

Questo articolo è stato pubblicato su Inchiesta online il 9 ottobre 2014

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