Emilia Romagna: il modello (distorto) di sviluppo proposto dalla cooperazione

Cgil - Foto di Gianfranco Goria

di Antonio Mattioli, responsabile politiche contrattuali, segreteria Cgil Emilia Romagna

Le dichiarazioni del Presidente Legacoop Emilia Romagna Giovanni Monti, apparse sulla stampa dopo la nostra decisione di proclamare lo Sciopero Generale il prossimo 16 Ottobre, con le quali chiede al sindacato di superare le “esibizioni muscolari” e di collaborare per far ripartire il paese, cadono nel vuoto e si dimostrano già oggi non vere, visto che le cooperative associate alla Lega disdettano i contratti mentre lui si affretta a richiamare la collaborazione tra le parti sociali.

È successo nei mesi scorsi nel settore della distribuzione e ieri nelle cooperative reggiane e modenesi Cormo e Coop Legno, fuse in Open.Co, che con un’azione unilaterale hanno avviato una procedura di recesso dei contratti aziendali, con l’obiettivo di ridurre salario e diritti ai lavoratori.

Mentre noi stiamo proponendo di dare piena applicazione alla legge regionali sugli appalti per alienare le cooperative spurie che operano nell’illegalità e producono dumping contrattuale sulla pelle dei lavoratori, mentre chiediamo di dare continuità al tavolo regionale sulla cooperazione edile per condividere un progetto di riorganizzazione, con il ruolo attivo e disponibile della Regione, in grado di salvaguardare occupazione, prodotto e reddito e di dare una risposta a crisi come quelle della CESI, ITER e TRE ELLE, mentre proponiamo un lavoro comune sul valore della legalità, da parte della Cooperazione riscontriamo la mancata applicazione dei contratti nazionali (in molti casi deve essere ancora integralmente applicato nel settore della logistica il CCNL scaduto nel 2012), l’indisponibilità a riprendere il tavolo regionale sulla cooperazione edile, la disdetta dei contratti collettivi.

La nostra organizzazione ha dimostrato con i fatti in questa regione l’assoluta volontà di ricercare soluzioni che siano in grado di fare ripartire l’economia ripartendo soprattutto dal valore del lavoro e dal rispetto della dignità di chi lavora e di chi il lavoro lo sta cercando.
Siamo stanchi di assistere alle esibizioni muscolari di chi quotidianamente considera il lavoro una merce e i diritti un costo da eliminare sull’altare della competizione.

Le radici della cooperazione, richiamate da Monti, non hanno nulla a che fare con la disdetta dei contratti e con il disegno presente nel Jobs act.
Anche per queste ragioni la Cgil Emilia Romagna sarà in piazza il 16 Ottobre a Bologna ed il 25 Ottobre a Roma.

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