Università - Foto di Ciocci

Bologna, la successione al vertice dell’università: il rettore che vogliamo

di Maurizio Matteuzzi e Giorgio Tassinari per i Docenti Preoccupati

La università di Parigi, teologica, fu dei maestri; in Bologna, giuridica, degli scolari […]. Gli scolari ben presto si divisero in due università o corporazioni, degli italiani e degli stranieri, citramontana ed ultramontana, distribuite per nazioni. Le nazioni eleggevano i consiglieri, uno o due per ciascuna, a mesi. Dal voto dei consiglieri uscivano a volta di nazioni due rettori, uno per università, ad anno. I rettori, nell’esercizio delle lor funzioni, , passavano innanzi a vescovi ed arcivescovi, non che ai cardinali scolari […]. Erano, all’uscir di seggio, giudicati da quattro sindaci […]. Era costituzione democratica.
Giosuè Carducci

Così eravamo fatti, dunque, tra la pace di Costanza e la signoria dei Pepoli, periodo di massimo sviluppo dell’Alma Mater, quasi monopolista in quell’epoca. Questa idea di una valutazione di fine mandato da parte di quattro giudici parrebbe veramente un’ottima cosa, peccato sia andata persa nel tempo.

Poiché si avvicina la scadenza dell’attuale mandato rettorale, e le elezioni per la nomina del successore sono previste per la fine della prossima primavera, sta per aprirsi la stagione della campagna elettorale. Ma già i notabili di ateneo scaldano i motori, e qualche segnale, per adesso debole, ma destinato a farsi via via più forte, aleggia in forme più o meno esplicite. Non sarà fuor di luogo, allora, questa nostra riflessione, anche se a qualcuno può sembrare prematura. Ma il punto è che, probabilmente, alcune cose è meglio dirle prima, una volta per tutte, piuttosto che esercitarsi nella critica dei programmi che circoleranno a firma dei papabili.

È ben noto alla comunità accademica che stiamo passando un periodo che con un eufemismo potremmo definire pessimo; ma non giova qui elencare le cose che non vanno, che ci occuperebbe vari giga di inchiostro virtuale. Diciamo solo che riteniamo l’ordinamento vigente dipendente da una legge mal fatta, antidemocratica, inemendabile; e che il nostro ateneo sta zelantemente applicando.

Ora, se tale situazione trascende purtroppo, per molti versi, i poteri locali, e mina alla base l’autonomia dell’università sancita a chiare lettere dalla Costituzione, vi sono tuttavia alcuni margini di discrezionalità, che sono finora stati usati per peggiorare, anziché attenuare, la situazione. Ed è su questi che chiediamo ai possibili futuri rettori di esprimersi. Nessuno pretende, e molti probabilmente nemmeno auspicherebbero, un rettore che si muova contra legem. E tuttavia, anche nel desolante panorama legislativo attuale – qui ci riferiamo non solo alla legge madre, la 240/10, ma anche alla sua pletora di numerosissimi DM attuativi – alcuni pertugi ove dar vita a qualche miglioramento ci sono, ed è su questi che è necessario puntare: nemmeno ai nostri politici è riuscito il delitto perfetto, malgrado dei loro sforzi: qualcosa ancora nell’università è vivo.

E allora il nostro argomento non può che cominciare da un dato di fatto. A suo tempo chiedemmo all’attuale dirigenza che si svolgesse una consultazione del corpo accademico perché emergessero i pareri di tutti i lavoratori dell’università sulle questioni salienti del nuovo statuto imposto dalla legge. Ci fu negato. Si ebbe così un referendum conoscitivo autogestito, svoltosi nei giorni 28, 29 e 30 giugno 2010, in forma sia tradizionale che telematica, organizzato dall’intersindacale: CISL Università – CNU Comitato Nazionale Universitario – FLC CGIL – SUN Universitas News – UIL Ricerca Università AFAM – “Docenti Preoccupati” – CoNPAss, Coordinamento Naz.le Professori Associati BO. Gioverà allora richiamare i quattro quesiti allora posti:

  • 1.- Volete che i membri di tutti gli organi collegiali, compreso il Consiglio di Amministrazione, (a parte quelli determinati di diritto, dalla legge), siano eletti democraticamente, garantendo la rappresentanza paritetica di genere e di fascia docente?
    SÌ NO.
  • 2.- Volete la rappresentanza del personale tecnico e amministrativo in Consiglio di Amministrazione?
    SÌ NO.
  • 3.- Volete che i Direttori di Dipartimento, i Presidi/Presidenti delle Scuole/Facoltà, e i Coordinatori dei Campus siano democraticamente eletti, e non designati dal Rettore?
    SÌ NO.
  • 4.- Qualora il Senato nomini tutti o parte dei membri del CdA, volete che il Senato abbia il diritto di revocare la fiducia dei membri del CdA da esso stesso designati?
    SÌ NO.

I partecipanti furono ben 2.299, e si sono espressi come segue:

L'università che vogliamo
L'università che vogliamo

Non ci sembra che tali risultati comportino uno sforzo ermeneutico di particolare gravosità; essi dovrebbero essere comprensibili da qualsiasi essere umano intellettualmente normodotato, o anche prossimo alla norma per difetto. Non se ne può che concludere che chi di dovere ha capito benissimo, ma non ha dato alcun peso alla vox populi; che magari non sarà sempre mazzinianamente vox dei, ma che ha spesso buoni motivi per essere ascoltata.

Che cosa chiediamo dunque al prossimo Magnifico sta già scritto nella storia del nostro ateneo, nei fatti inconfutabili, nelle volontà chiaramente espresse, e da tutte le componenti della comunità accademica. E si potrebbe riassumere così: ascoltare la volontà manifesta ed esplicitamente espressa dalla universitas che è chiamato a governare. Non si potrà fare tutto, e subito, ma indubbiamente qualcosa si può fare, e magari su qualcos’altro ci si può dialetticamente confrontare.

Autore dell'articolo: Amministratore

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