Appennino tosco-emiliano, no alla chiusura della ferrovia porrettana: online la petizione

Linea ferroviaria Bologna-Pistoia
Linea ferroviaria Bologna-Pistoia
di Paolo Bresci, Pistoia

La Porrettana fu il primo collegamento ferroviario tra il nord e il sud Italia attraverso l’Appennino e fu inaugurata da Vittorio Emanuele II nel 1864. Al tempo fu un’opera di grande prestigio e di enorme portata ingegneristica, con le sue 47 gallerie e i suoi 35 ponti e viadotti. Il tratto tra Pracchia e Pistoia, fu una sfida per la tecnologia dell’epoca: in 26 km doveva essere superato un dislivello di 550 metri; troppo per le macchine a vapore di allora. Il progettista, l’ingegnere francese Jean Louis Protche, risolse il problema con un colpo di genio; una galleria semi-elicoidale nel tratto Piteccio-Corbezzi che allungava il percorso facendo così diminuire la pendenza. Incredibile per allora, fu anche la realizzazione della galleria più lunga, quella tra San Mommè e Pracchia, che misura ben 2700 metri; per realizzarla dovettero ideare e realizzare delle speciali trivelle.

Ancora oggi sono visibili le numerose opere di ingegneria idraulica e ferroviaria che sorprendono per le soluzioni tecniche e per il livello qualitativo: una preziosa testimonianza di quanto la sapienza artigiana, la dedizione e la passione dell’uomo facessero sì che i lavori durassero nel tempo. Un patrimonio storico e culturale che se salvaguardato e valorizzato, potrebbe generare un flusso di visitatori che farebbe da traino per un futuro sviluppo turistico di tutta la zona. La ferrovia Porrettana è un’infrastruttura insostituibile per il servizio di trasporto pubblico nell’area dell’Appennino Tosco-Emiliano che va da Pistoia a Porretta Terme ed è indispensabile per le persone che hanno necessità di spostarsi per studio, per lavoro, per curarsi e per accedere a tutti quei servizi presenti in città e dei quali il territorio montano è sempre più orfano.

Dallo scorso 5 gennaio 2014, a seguito di un evento franoso che ha interessato la Ferrovia, interrompendo le corse dei treni, non esiste alcuna certezza sui tempi di ripristino e di riapertura della circolazione. Da quel giorno nessuno si è mosso per mettere in sicurezza quel tratto e per non far peggiorare le condizioni del terreno e dell’ambiente circostante. Questo crea una forte preoccupazione anche tra gli operatori turistici, che si prefigurano una stagione estiva disastrosa e tra tutti i volontari delle associazioni che lavoravano agli eventi legati ai festeggiamenti per il cento-cinquantenario della Porrettana e che dovevano rappresentare una vetrina di promozione per il rilancio della Ferrovia e della Montagna. Questa situazione rischia di diventare il vero e proprio colpo di grazia per una Ferrovia già fortemente penalizzata negli anni dallo scarso numero di corse e dai continui ritardi e soppressioni di treni. È da tener presente che se la manutenzione della tratta Porretta-Pistoia non viene effettuata (così come non è stata effettuata in questi ultimi anni da chi ne è responsabile e cioè RFI), il degrado del territorio circostante aumenterà sempre più, fino a provocare nuove e più pericolose frane, creando gli alibi per coloro che la vorrebbero sopprimere.

Altri motivi per cui la ferrovia non deve chiudere:

  • 1. La ferrovia porrettana deve dare impulso e favorire il trasporto su ferro, indispensabile per ogni paese civile che voglia ridimensionare quello su gomma, con maggiore rispetto per l’ambiente e per la qualità della vita.
  • 2. La ferrovia porrettana, in vista della soppressione delle province e della realizzazione di aree metropolitane, non può mancare all’appello per essere protagonista in un’area di enorme rilevanza strategica come quella compresa tra Firenze, Prato, Pistoia, Lucca e Bologna.
  • 3. La ferrovia porrettana, con fulcro a Pracchia, deve dar modo di smistare le persone che arrivano direttamente dalla pianura, dalle città, dai paesi, di avere delle coincidenze ben organizzate, con bus-navetta che invece di essere sostitutivi, siano complementari a un servizio ferroviario. In questa maniera turisti, lavoratori, pendolari, scolaresche, sportivi ecc… saranno in grado di poter scegliere finalmente un servizio che escluda l’uso dell’auto e permetta un’ampia scelta di soluzioni, per gli sport invernali, per il trekking, per l’uso della mountain bike, per raggiungere e visitare l’ecomuseo, per partecipare alle feste paesane organizzate dalle proloco.
  • 4. La ferrovia porrettana va salvaguardata e difesa come un ‘fiore all’occhiello’ anche per rispetto e gratitudine alle migliaia di persone che con grandi sacrifici hanno partecipato alla sua costruzione e alla sua ricostruzione nel dopoguerra e anche alle ingenti spese sostenute per questo e per le manutenzioni, per la sicurezza di tanti anni di attività.
  • 5. La ferrovia porrettana va salvaguardata perché nel caso che diventi ‘patrimonio mondiale dell’UNESCO, come richiesto, non possiamo presentarla come ferrovia ‘chiusa’.
  • 6. La ferrovia porrettana, bene comune, servizio pubblico (o magari anche privato), deve avere una sua vita propria e non essere considerata di serie b, deve valorizzare territorio e ambiente, paesi, vallate, favorendo gli scambi e le iniziative turistico-sociali-ricettive tra L’Emilia e la Toscana. Deve anche valorizzare se stessa, per l’enorme valenza storica e architettonica. Un patrimonio che non ci possiamo permettere di perdere.

Per questo facciamo appello al Presidente del Consiglio, affinché venga ripristinato il servizio della ferrovia porrettana, interrotto dal 5 gennaio scorso da una piccola frana, entro la data del cento-cinquantenario (novembre 2014) e affinché si adottino finalmente politiche per un utilizzo della ferrovia che sia all’altezza delle necessità di trasporto e di sviluppo dell’appennino tosco-emiliano.

Autore dell'articolo: Amministratore

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