Wandrè, lo Stradivari del rock

Antonio Pioli, Wandrè, con Roberto Benigni
Antonio Pioli, Wandrè, con Roberto Benigni
di Noemi Pulvirenti

Antonio Pioli, detto Wandrè, nasce a Cavriago nel 1926 ereditando dal padre Roberto la maestranza del liutaio. Infatti nel 1939, all’età di 13 anni, decide di assemblare la sua prima chitarra utilizzando un modello del padre. Prima di approdare alla costruzione dei suoi modelli, che diventeranno poi leggenda 40 anni dopo, si arruola come partigiano nelle colline reggiane.

Wandrè si distingue soprattutto per la sua capacità di ripensare all’estetica, ma in particolar modo a come migliorare la qualità sonora per i musicisti. Tra le sue idee fantascientifiche troviamo la creazione di un manico in alluminio usato al posto di quello classico in legno. Costruisce poi un manico privo di “truss-rod”, ossia del meccanismo che consente di modificarne la tendenza alla deformazione, che offre come risultato il miglioramento della limpidità sonora, ricercata da ditte come la Kramer (negli anni ’80 fornirà la chitarra a un pioniere selvaggio come Edward Van Halen). Altra mutazione introdotta da Wandrè è il ponte “suspended”, che conferisce per la prima volta al musicista un miglior controllo e adattamento al proprio stile. Non dimentichiamoci che queste innovazioni furono compiute in un’epoca in cui il virtuosismo elettrico era ancora ben lontano dal nascere.

Wandrè non si limita a introdurre innovazioni sugli strumenti ma insieme all’industria Davoli inventa un nuovo processo produttivo che prevede l’uso della catena di montaggio per ottimizzare i tempi nella fabbricazione degli strumenti. In Italia, il modello Rock Oval diventa la prima chitarra elettrica di Adriano Celentano e l’unica mai posseduta da Francesco Guccini che la definisce “dalla forma assurda, con dettagli acromegalici che facevano immaginare un qualcosa di futuribile non ancora ben immaginato”.

Per non parlare poi di musicisti dal calibro come Frank Zappa, che nel 1986 vota la Davoli Scarabeo come “chitarra dell’anno”. Sempre negli anni ’80 la chitarra Bikini, la prima chitarra ad essere amplificata, passa tra le dita scalmanate di Ace Frehley, chitarrista dei Kiss, oppure da Buddy Miller che la utilizza ancora per i suoi concerti. Nel 1968 abbandona la sua carriera di liutaio per aderire al movimento neo dadaista Fluxus; ideato da un altro liutaio come lui, George Maciunas, che rivendica l’artisticità dei gesti più comuni ed elementari e promuove lo sconfinamento dell’atto creativo nella vita quotidiana.

Da venerdì 11 a domenica 13 aprile Cavriago lo ricorda dedicandogli un weekend pieno di iniziative. La mostra “Wandrè. Vita, chitarra e opere” allestita presso la Falegnameria Musiari espone chitarre e bassi risalenti agli anni ’50 e ’60, foto d’epoca, ma anche opere d’arte, quadri e sculture. Il cuore dell’esposizione racconta il “periodo delle chitarre” che va dal 1957 al 1968. La seconda sezione espone le pirografie su cuoio degli anni ’70 e ’80, sculture, assemblaggi, mail-art, nonché straordinari capi di abbigliamento.

Oggi sabato 12 aprile alle 17.30 viene presentato invece il libro “Wandrè. L’artista della chitarra elettrica”, a cura di Marco Ballestri (edito da Anniversary Books). Per l’occasione, il celebre designer-liutaio Dieter Gölsdorf rende omaggio a Wandrè presentando, in anteprima mondiale, il nuovo modello di chitarra ispirato all’artista di Cavriago.

Autore dell'articolo: Amministratore

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