Il complesso militare: la saga infinita degli F35, l’aereo che nessuno vuole (tranne gli italiani)

F35
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di Leopoldo Nascia

Matteo Renzi si è accorto che tra i tagli possibili ci sono i cacciabombardieri F35 americani. Ma l’annuncio, come nel suo stile, è durato lo spazio di una dichiarazione. Nessun pericolo per la Lockheed Martin e per i generali italiani. Eppure gli F35 sono la sintesi di tutti gli errori possibili, d’Italia e d’Europa. Con la spesa in bilancio nel 2014 si potevano mettere in sicurezza 1500 scuole. Hanno costi enormi e gli stessi vertici Usa ne denunciano i problemi tecnici non risolti. Sono già stati cancellati o ridimensionati da vari paesi, ma l’Italia è determinata ad andare avanti. Riflettono il monopolio militare americano e il fallimento dell’integrazione europea nella difesa. Mettono l’integrazione delle armi in ambito Nato davanti a quella europea.

L’Europa è sempre più “nano politico”, ma le sue armi continuano a crescere, al servizio del potere americano, degli interessi geopolitici dei paesi più ambiziosi – Francia e Gran Bretagna innanzi tutto, le due potenze nucleari del continente – e degli apparati militari-industriali di ciascun paese.

Il “nano politico” si è visto all’opera in Ucraina: subalterno alle ambizioni della Nato, con una politica estera ridotta agli accordi commerciali, ma trascinato poi – era già avvenuto nell’ex-Jugoslavia – nei conflitti innescati da frammentazione politica, declino economico e nazionalismi. Ancora peggio è andata in Siria o in Libia: divisioni europee, pressioni sbagliate per interventi militari, nessuna soluzione politica capace di costruire stabilità e democrazia.

Manca – in Europa come in Italia – la politica: l’idea che la sicurezza possa essere assicurata non dalle armi ma dalle relazioni politiche, economiche e sociali tra diversi – tra stati e all’interno degli stati.

Incapace di accrescere la sua statura politica, il “nano” si arma: l’industria militare ha risentito meno di altre della crisi, le esportazioni verso i conflitti del sud del mondo continuano a crescere, nel suo momento più drammatico la Grecia, che stava tagliando tutto, ha confermato l’acquisto dalla Germania di inutili sottomarini militari. Così vediamo una spesa militare che quasi ovunque non è stata fermata dall’austerità: in Italia si stabilizza mentre cadono le spese sociali, le missioni militari all’estero – nuova vocazione nazionale – si moltiplicano, alla ricerca di ruolo internazionale e nuovi affari. Intanto, nei paesi emergenti la tentazione delle armi si diffonde, il sistema militare si rafforza e con esso instabilità e conflitti.

Un’alternativa all’impotenza della politica e al potere del complesso militare-indistriale c’è: una politica più disarmata e più capace di affrontare i conflitti. Al posto degli F35 ci vogliono corpi di pace e servizio civile europeo. Al posto della liberalizzazione commerciale, accordi per sostenere uno sviluppo sostenibile nei paesi vicini all’Europa, all’est come nel Mediterraneo e in Africa. Al posto del cortocircuito mediatico tra poteri autoritari e conflitti violenti, la pratica di più democrazia.

Questo articolo è stato pubblicato da Sbilanciamoci.info il 14 marzo 2014

Autore dell'articolo: Amministratore

2 commenti su “Il complesso militare: la saga infinita degli F35, l’aereo che nessuno vuole (tranne gli italiani)

    Guido Cucchiara

    (3 Aprile 2014 - 12:19)

    addenda alla mia nota precedente:
    non credete che prima di mettere in sicurezza le scuole sia responsabile metter in sicurezza la nazione, i suoi approvvigionamenti energetici ed i suoi interessi generali ?

    Guido Cucchiara

    (3 Aprile 2014 - 12:15)

    ma vi rendete conto delle enormi sciocchezze ed imprecisioni che scrivete !
    il “deterrent militare” è l’unico strumento che può garantire pace e sicurezza da sempre e dar credito in questo campo ad “esperti” come i Rodotà o i Dario Fo è al limite del surreale.

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