Le elezioni in Sardegna: primo l’astensionismo, secondo Pigliaru

Francesco Pigliaru
Francesco Pigliaru
di Giacinto Bullai

Sarà Francesco Pigliaru il candidato della coalizione di centrosinistra, con il 42 per cento dei voti di chi ha votato, a guidare la regione per i prossimi 5 anni. Alle 16,30 è arrivata la telefonata di congratulazioni del presidente uscente, Ugo Cappellacci, che si ferma al 38 per cento e che esce piuttosto malandato da una competizione elettorale paurosamente caratterizzata dall’astensionismo. Forse uno dei dati più eclatanti, dopo la mancata partecipazione, appare infatti il divario piuttosto sostanzioso tra il voto espresso dai sardi per le liste della coalizione di centrodestra e il voto espresso per il presidente candidato.

Dove sono finiti quei circa 4 punti percentuale che distanziano i voti di Forza Italia e alleati dalle preferenze date a Cappellacci? Difficile dirlo a caldo, in questa ricerca si concentreranno sicuramente gli analisti del giorno dopo. Ma da uno sguardo approssimativo risulta chiaro che molti elettori di centrodestra hanno messo a segno un voto disgiunto. Forse un possibile travaso verso Michela Murgia? L’unica discrepanza tra preferenza di lista e voto al presidente traspare per l’appunto dalle formazioni della scrittrice di Cabras: lei guadagna quasi l’11 per cento nel collegio unico, Progres progetu republica, Comunidades e Gentes superano appena il 7 per cento nei collegi circoscrizionali. Mentre sono più o meno allineate le percentuali delle liste e del presidente riguardo al centrosinistra e al raggruppamento di Mauro Pili.

Ma, al di là dei numeri, diversi altri elementi sostanziali cominciano ad emergere da questo risultato. La coalizione guidata da Michela Murgia non supera lo sbarramento del 10 per cento imposto alle liste pertanto nessun consigliere regionale della nuova formazione conquista uno scranno nell’Aula di via Roma. E questa non è certo una buona notizia da qualunque angolazione la si osservi. Prima di tutto s’impone un’analisi su una legge elettorale che comunque vada taglia le gambe ai partiti esterni alle grandi coalizioni e non garantisce la rappresentatività delle minoranze, relegate così ai margini della vita politica.

In un contesto dove l’astensionismo ha raggiunto livelli alti, sebbene in linea con quelli delle altre regioni, questo meccanismo non è certamente un toccasana. Altro problema, certamente il più grave come accennato: il silenzio di circa metà degli aventi diritto al voto che pesa più di mille parole. Quel 47,72 per cento di elettori rimasto a casa è un macigno che pesa totalmente sulla credibilità della politica. Sulla sua capacità di incidere e comunicare speranza, sulla enorme difficoltà di utilizzare linguaggi efficaci e sulla grande distanza che ancora si misura tra le stanze del potere e la quotidianità di tantissimi sardi. Certamente non ha convinto la zona franca e la flotta sarda di Cappellacci ma allo steso modo, per quella metà di non votanti, non ha fatto presa nemmeno la volontà di “ricominciare” del futuro presidente Pigliaru.

Ed è proprio lui che adesso deve iniziare a riconquistare questa enorme porzione di fiducia persa. A dimostrare che si può fare meglio, molto meglio, a partire dalle sue parole chiave “merito” e “competenza”. È lui che deve affrontare una sfida non da poco, si spera, al di fuori delle consunte logiche spartitorie e tutta proiettata verso la risalita. Un’economia, e ancora prima una società in dissesto, deve essere sostanzialmente reinventata, senza sottovalutare vincoli rigidi (uno tra tutti, il Patto di stabilità) e scarsità patologica di risorse.  Non sarà facile. Auguri Francesco Pigliaru.

Autore dell'articolo: Amministratore

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