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La grande illusione: come i soliti poteri si vestono di nuovo

di Silvia R. Lolli

Chissà cosa dirà la storia di questi giorni, oltre che di questi anni. Siamo certamente all’inizio di una nuova fase politica, c’è un cambio, ma sembra per mantenere lo status quo, cioè i soliti poteri. La strana sensazione avuta quando Renzi ha cominciato il suo discorso al PD per annunciare la sua disponibilità di essere candidato a presidente del consiglio è stata veramente forte. Ha tutta l’aria di essere l’ennesima illusione da dare al popolo italiano; c’è sembrato che la storia recente o più antica si replicasse. La presa del potere democratica di ciò che rimane di un vecchio partito di sinistra, termine che comunque oggi ci sembra obsoleto, poi si prevede il “cambiamento”.

Le novità politiche della Repubblica Italiana sono sempre avvenute in modo strano, ma una cosa è rimasta come denominatore comune: un attacco continuo alla Costituzione. Se negli anni Sessanta e Settanta si tentò di delegittimarla con le armi e attentati diretti alla democrazia, negli anni Ottanta si arrivò a dare il via allo smottamento della sostanzialità dei principi costituzionali politicamente aiutato dall’inserimento di fatto dei poteri e delle mafie a tanti livelli della società e della politica.

Con il periodo berlusconiano, avvenuto dopo lo shock (effimero) di tangentopoli, si è passati alla comunicazione subliminale in cui la sostanzialità del cambiamento costituzionale è pian piano arrivata alle coscienze delle vecchie e nuove generazioni e a quasi tutta la politica. Ora è ormai un assioma certo il dovere di cambiare l’assetto di base della nostra democrazia, invalidando prima di tutto il Parlamento, cioè la democrazia rappresentativa.

Lo stallo politico, legittimato da un presidente della Repubblica che avrebbe dovuto intervenire già a dicembre 2010 (ricordate il voto di fiducia comprato in Parlamento?) per arrivare ad elezioni politiche in fretta come chiedevano parecchi cittadini ancora vigilanti sulla democrazia, sta portando solo all’allontanamento, in tempo di crisi, di elettori. Il Parlamento si è continuato a delegittimare in questi ultimi anni in modo autonomo, fra l’altro lavorando poco per la società, non essendo cioè capace di bloccare un esecutivo sempre più incapace, ma, a causa della legge elettorale (giuridicamente ritenuta incostituzionale in tempi troppo lunghi) ormai con poteri plebiscitari, quasi dittatoriali.

Oggi ci chiediamo cosa resti dei principi democratici della Costituzione, quando l’arrivo alla presidenza del Consiglio di un nuovo volto, non eletto, sta portando alle cronache ancora più confusione. Sentiamo di tutto. Per esempio: Renzi non è stato eletto perciò non può diventare presidente del Consiglio; è il terzo caso (oltre a Monti e Letta) deciso dal presidente della Repubblica. Al di là delle scelte che ormai devono combaciare sempre di più con i voleri della BCE e dei poteri bancari internazionali, agenzie di rating comprese, ci chiediamo perché ci si stupisca.

Se leggiamo la Costituzione questa possibilità non è errata. Però l’informazione può dare una mano ad eliminare più in fretta uno dei due rami del Parlamento e poi a fare una legge elettorale che ridurrà ancora di più la rappresentanza democratica di buona parte di cittadini, perché mira sempre ad offrire poche possibilità ad un’ampia griglia di partiti, comunque esistenti. L’idea è mirare sempre a premi di maggioranza e a percentuali di soglie. Speriamo che almeno le liste predeterminate non ci siano. In un momento in cui diminuisce nei sondaggi la voglia di andare a votare la sensazione provata può diventare paura, aumentata poi da varie affermazioni come quella di grande energia del nuovo candidato a “premier” (altro termine mutuato da altri tipi di democrazia che non sono la nostra). Si tende sempre al Governo forte, sempre sottolineato in questi ultimi anni di leggi elettorali maggioritarie.

In Italia abbiamo già conosciuto qualcuno che ha avuto troppa energia a livello politico e sempre in tempi di crisi. La frammentarietà politica attuale, che tra l’altro non intercetta neppure più il quasi 40% dei non votanti, si dice essere il problema maggiore della politica italiana. Così la nuova legge elettorale deve mantenere poche presenze partitiche in Parlamento. Anche qui Costituzione stravolta. Si dà solo l’illusione che siano i cambiamenti dei principi costituzionali e della legge elettorale a risolvere tutto, Chissà se gli italiani si risveglieranno dal coma in tempo.

Autore dell'articolo: Amministratore

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