Quelli più uguali degli altri: storie di anzianità, scatti e differenze

Università e ricerca

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di Maurizio Matteuzzi, università di Bologna

La legge è uguale per tutti. Sarà deformazione professionale, ma mi viene spontaneo associare questo enunciato a quello, altrettanto celebre per gli addetti ai lavori, dell’antinomia del mentitore. Epimenide cretese dice “tutti i cretesi sono bugiardi”. Epimenide mente o dice la verità? La vita è bella anche perché, pur se si è vissuto già a lungo, ogni giorno se ne impara una nuova. Oggi, ad esempio, ho imparato che per la legge ci sono “generici” e “specifici”. Cioè a dire, la legge vale per tutti i generici; poi però ci sono gli specifici.

Cercando di depurare il caso dal linguaggio dall’idioletto “giuridico”, ecco in sintesi. Lo Stato blocca gli scatti di anzianità e i meccanismi di aumento stipendiale. I magistrati fanno ricorso, e in breve ottengono che la norma sia dichiarata incostituzionale per loro. I professori universitari adiscono gli stessi TAR, e gli stessi TAR, in analogia, rimettono il tutto alla Consulta, argomentando in favore della fondatezza della identica eccezione di incostituzionalità proposta dai magistrati.

Ed ecco un breve estratto della sentenza, pronunciata dalla Consulta, che val la pena di leggere nel giuridichese originale:

“13.1. Viene in proposito più volte richiamata la sentenza n. 223 del 2012 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 9, comma 22, relativo al blocco dei meccanismi di adeguamento retributivo per il personale di magistratura.

La pronuncia evidenzia in particolare le peculiari modalità di attribuzione dell’adeguamento, mediante acconti e conguagli, «per il solo personale della magistratura», ed ha riaffermato che attraverso tale meccanismo, la legge, sulla base dei principi costituzionali, ha messo al riparo la magistratura da qualsiasi forma di interferenza, che potesse, sia pure potenzialmente, menomarne l’autonomia e l’indipendenza, sottraendola alla dialettica negoziale.

È su queste basi che essa ha quindi concluso che il relativo blocco eccede l’obiettivo di realizzare un «raffreddamento» della dinamica retributiva ed ha, invece, comportato una vera e propria irragionevole riduzione di quanto già riconosciuto sulla base delle norme che disciplinano l’adeguamento.

La dichiarazione di illegittimità costituzionale del comma 22, anche nella parte in cui non esclude che a detto personale sia applicato il primo periodo del comma 21, va quindi ricondotta alle specificità dell’ordinamento della magistratura, specificità non sussistenti nella fattispecie in esame”.

Che dire, c’è del genio in tutto ciò. La legge sarebbe uguale, senonché i magistrati sono specifici, e tale specificità non sussiste negli altri. L’avreste mai detto? Da pubblico ufficiale, io ho il dovere di denunciare qualsiasi reato di cui io venga a conoscenza. Lasciam stare la banale constatazione che, se dovessi essere ligio, non farei altro tutto il giorno, in questo paese. Ma ora ho scoperto una importante novità. Mettiamo che io constati un reato, magari un reato che mi riguarda direttamente, che so, un mio studente che distribuisce coca a lezione (non cola). A questo punto so che prima di tutto dovrei chiedergli: “ma scusi, lei è ‘generico’ o ‘specifico’?”. Perché se è generico sono cavoli amari, ma se è specifico faccia pure; le serve la cattedra per il bilancino?

2 Responses to Quelli più uguali degli altri: storie di anzianità, scatti e differenze

  1. Alberto Cuomo ha detto:

    Sono anche queste sentenze che fanno perdere la fiducia in tutta la magistratura: in Italia mai come adesso non c’è giustizia.

  2. Guglielmo rubinacci ha detto:

    Pensate che oltre ai magistrati la corte ha beneficiato anche gli avvocati dello stato. Questo fatto rende incomprensibile quanto affermato dalla corte nel paragrafo 13.1 sopra richiamato.
    Cercate ora di seguire il ragionamento della Corte Costituzionale, mantenendo la calma. Non vorrei che questa lettura provocasse ai più deboli di stomaco fastidi non sanabili.
    Allora, trascrivo dalla sentenza del 2012:
    11.6.— Il meccanismo di adeguamento delle retribuzioni dei magistrati può, dunque, a certe condizioni essere sottoposto per legge a limitazioni, in particolare quando gli interventi che incidono su di esso siano collocati in un quadro di analoghi sacrifici imposti sia al pubblico impiego (attraverso il blocco della contrattazione – sulla base della quale l’ISTAT calcola l’aumento medio da applicare), sia a tutti i cittadini, attraverso correlative misure, anche di carattere fiscale. la gravità della situazione economica e la previsione del suo superamento non prima dell’arco di tempo considerato impongano un intervento sugli adeguamenti stipendiali, anche in un
    contesto di generale raffreddamento delle dinamiche retributive del pubblico impiego, tale intervento non potrebbe sospendere le garanzie stipendiali oltre il periodo reso necessario dalle esigenze di riequilibrio di bilancio.
    Nel caso di specie, i ricordati limiti tracciati dalla giurisprudenza di questa Corte risultano irragionevolmente oltrepassati.
    CAPITO? Ora leggete la sentenza del 2013:
    13.4.− Con particolare riferimento poi alla ragionevolezza dello sviluppo temporale delle misure, non ci si può esimere dal considerare l’evoluzione che è intervenuta nel complessivo quadro, giuridico-economico, nazionale ed europeo.
    OMISSIS
    Non è senza significato che la direttiva 8 novembre 2011, n. 2011/85/UE (Direttiva del
    Consiglio relativa ai requisiti per i quadri di bilancio degli Stati membri), evidenzi come «la maggior parte delle misure finanziarie hanno implicazioni sul bilancio che vanno oltre il ciclo di bilancio annuale» e che «Una prospettiva annuale non costituisce pertanto una base adeguata per politiche di bilancio solide» (20° Considerando), tenuto conto che, come prospettato anche dalla difesa dello Stato, vi è l’esigenza che misure strutturali di risparmio di spesa non prescindano dalle politiche economiche europee
    13.5.− Ebbene, il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, attraverso cui può attuarsi una politica di riequilibrio del bilancio, implicano sacrifici gravosi, quali quelli in esame, che trovano giustificazione nella situazione di crisi economica. In particolare, in ragione delle necessarie attuali prospettive pluriennali del ciclo di bilancio, tali sacrifici non possono non interessare periodi, certo definiti, ma più lunghi rispetto a quelli presi in considerazione dalle richiamate sentenze di questa Corte, pronunciate con riguardo alla manovra economica del 1992.
    Le norme impugnate, dunque, superano il vaglio di ragionevolezza, in quanto mirate ad un risparmio di spesa che opera riguardo a tutto il comparto del pubblico impiego, in una dimensione solidaristica − sia pure con le differenziazioni rese necessarie dai diversi statuti professionali delle categorie che vi appartengono − e per un periodo di tempo limitato, che comprende più anni in considerazione della programmazione pluriennale delle politiche di bilancio.
    E ancora:
    13.11.− Viene infine dedotto uno specifico profilo di illegittimità, connesso ai differenti
    effetti del blocco in ragione della diversa anzianità di servizio maturata.
    In proposito, va in primo luogo rilevato che l’urgenza e l’ampiezza della manovra economica contenuta nel d.l. n. 78 del 2010, in cui si inscrivono le norme censurate, ha interessato l’intero comparto del pubblico impiego: la sua stessa struttura non rendeva, dunque, possibile una frantumazione delle misure previste. D’altro canto, considerato che la materia attiene a scelte di politica economica e sociale, che non spetta a questa Corte valutare (sentenza n. 119 del 2012) se non nei limiti della evidente irragionevolezza, non emergono elementi che possano indurre ad una tale conclusione.

    Sentite questa!

    Va infatti osservato che il sacrificio imposto al personale docente, se pure particolarmente gravoso per quello più giovane, appare, in quanto temporaneo, congruente con la necessità di risparmi consistenti ed immediati.
    CAPITO? In quanto temporaneo … Quattro anni di blocco totale senza recupero di anzianita! Per i magistrati invece era irragionevole un blocco di tre anni con totale recupero dell’anzianità al termine del terzo anno …
    VUOLSI COSI’ COLA’ DOVE SI PUOTE CIO’ CHE SI VUOLE E PIU’ NON DIMANDARE …

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