Bologna, ricordi di un cinema occupato in una notte di autunno

di Noemi Pulvirenti

È autunno e arriva il primo freddo; in via Righi affianco al Teatro Comunale un tappeto di foglie gialle ricopre il suolo e a Bologna arriva la pioggia, compare il primo velo sottile di nebbia mattutino e tu tiri fuori il cappotto, quel cappotto, che nonostante gli anni continui a sentire sempre il tuo.

Ogni anno le strade si svuotano per poi ripopolarsi; i giri cambiano, e questo fa sì che niente sia uguale a prima ma allo stesso tempo, perdiamo la memoria, i ricordi delle nostre giornate scivolano via insieme alle stagioni. Quella notte invece fu unica, talmente singolare da rimanere così nitida tra i miei pensieri, a tal punto da credere che sia successo ieri; e invece sono passati ben due anni, 24 mesi e per la precisione 730 giorni 13 ore 50 minuti e 24 secondi.

Quelli che come me hanno vissuto quella serata la ricorderanno come “La lunga notte dei corti” al cinema Arcobaleno di Bologna, che da ben 5 giorni era stato occupato dal collettivo Santa Insolvenza. Ricordo l’ingresso principale e la scala che portava giù negli abissi, e più scendevo più sentivo il cuore battere; persone salivano, scendevano, qualche faccia conosciuta e poi ancora scale fino ad arrivare finalmente alla sala con lo schermo.

La sala era grandissima, ma chissà perché nelle reminiscenze ci ricordiamo sempre tutto più spazioso di quello che è in realtà. C’erano persone sedute sulle poltrone di velluto verde, e se il colore non è quello non importa. Un vociferare inferocito, un proiettore video eretto su un’impalcatura e c’era qualcuno che stava parlando al microfono. Quella sera ognuno poteva portare il proprio film e se voleva, presentarlo alla sala.

Cominciava la proiezione dei cortometraggi, alcuni conosciuti altri girati quando se volevi fare un cortometraggio eri costretto ad usare la pellicola. Storie diverse, nomi che si ripetevano, e le ore passavano e la notte era ancora molto lunga. Hanno ridato vita ad un edificio chiuso per ben 6 anni, hanno riportato le persone in sala.

Il cinema era di tutti, e tutte le persone presenti erano lì perché amavano il cinema. C’era un’aria strana quella sera, come se qualcosa fosse cambiato per sempre. Il giorno dopo il cinema è stato sgomberato, le luci si sono spente e le porte sigillate. Ma è stato il film più bello della mia vita.

Autore dell'articolo: Amministratore

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