In vista del 12 ottobre: a proposito della nostra Costituzione

Costituzione della Repubblica italiana
Costituzione della Repubblica italiana
Questo è il testo di una lettera inviata alla segreteria dell’Anpi Nazionale e al presidente Carlo Smuraglia

di Alessandra Maltoni di Ancona, segretaria della sezione Anpi dell’Università di Bologna

Premesso che (da alcuni anni) non sono più iscritta ad alcun partito politico e che ritengo il definire “politica” l’attuale “sistema di relazioni” sia un puro eufemismo. Comunico quanto segue a proposito della decisione di non aderire alla manifestazione del 12 ottobre.

Mi delude e mi sconcerta la decisione presa dall’Anpi rispetto alla manifestazione organizzata in difesa della Costituzione. Si è deciso di non aderire, nonostante i numerosi pronunciamenti dei nostri iscritti, dopo una timida Mobilitazione tentata (a gran fatica) nei mesi estivi. Si prova ancora dunque a frenare e a comprimere quella forza propulsiva che prova a tradursi in una reale e concreta Mobilitazione soprattutto tra noi che, custodi della Lotta Partigiana, avremmo voluto propagare, sin da subito e prima di altri, lo sconforto verso una iniziativa legislativa paradossalmente anticostituzionale, sia nel metodo che nella procedura, persino nel suo “iter/lavori”.

È già stato carente il piano concreto di attuazione rispetto al documento Smuraglia (passaggio politico che non si e rivelato seriamente supportato né dalle forze politiche né da quelle organizzative di cui l’Anpi – se vuole – dispone). È come se l’Anpi, nonostante le deliberazioni della base e nonostante le enunciazioni di fine giugno, ad un certo punto si fosse fermata, cercando di non apparire sostanzialmente in disaccordo con il partito sostenitore del governo e dello stesso ddl.

Proprio qui stà il principale degli imbarazzi, non tanto nell’aderire o meno adesso ad una iniziativa di un ipotetico nascente futuro partito. Adesso quindi ci “si sfila” anche da iniziative altrui (per equidistanza rispetto a che cosa e a chi?) A Noi deve interessare respingere la riforma, nient’altro. È un atteggiamento incomprensibile.

Siamo già “oltre” la storia dei partiti, nostro malgrado. Siamo a un bivio. A tutto ciò si aggiunga poi uno stato latente di indifferenza che c’è nel Paese e una scarsa competenza diffusa in materia. Dati difficili da gestire. I sindacati stessi “annaspano”, aderendo all’iniziativa del 12 nell’individualità sporadica delle loro singole categorie, rendendo così lo scenario più inquietante e frammentato.

Di fronte a questo preciso stato di cose probabilmente sfugge ai più il disallineamento rispetto al ruolo di centralità del sistema parlamentare che, non dimentichiamocelo, È già stato messo fortemente in discussione nelle finalità programmatiche enunciate dal governo ad aprile scorso (basta andarsele a leggere). Qualche deputato, nostro iscritto, scrive qua e là, ogni tanto, e minimizza: racconta che la riforma dell ddl non è poi così eversiva rispetto all’impianto ordinamentale. Mente, sapendo di mentire.

In questo fosco scenario mi amareggia dunque l’aver appreso anche di questa decisione presa dall’Anpi. Mi amareggia perché conosco il diritto Costituzionale e ne apprezzo da sempre l’irripetibile e straordinaria vitalità storica e morale che ci avrebbe dovuto imporre senza indugi una difesa ad oltranza, senza barriere. Mi amareggia, su un piano più prettamente personale, per la consapevolezza, tutta familiare, che il dolore che perseguitò per tutto il resto della sua vita mia nonna non trova più una sua rappresentanza, una sua difesa. La bandiera dell’Anpi custodì in modo assoluto gli ideali per cui il figlio era morto, partigiano fucilato.

La Costituzione è stata sempre stata l’unico testamento morale che Lui le aveva lasciato. E come lui, i centinaia di martiri rimasti impiccati, trucidati, assassinati che avevano simbolicamente lasciato un testamento di 139 articoli, tutti scritti, uno a uno, comma dopo comma, con il sangue del loro sacrificio.

Una pagina atroce di storia, intrisa di Ideali e per questo blindata da un articolo: il 138, oggi, così tanto discusso. La nostra non è una funzione facile, ogni nostra decisione assume un significato estremamente delicato. Non temo di apparire quindi retorica se dico che la bandiera dell’Anpi avrei voluto vederla sventolare per prima, anche da sola, e a prescindere da ogni rapporto con un qualsiasi partito, presente o futuro.

Avrei voluto soprattutto Vederla appesa davanti al quirinale: il primo garante istituzionale della Costituzione. Tra le mani sincere di un uomo che è stato coetaneo di quella generazione, una generazione di eroi che ci ha consegnato – per la prima volta nella storia di popolo – una meravigliosa carta fondativa, che avrebbe meritato e più a lungo un maggior rispetto, non soltanto a parole. Si è scelto invece di far finta di non capire. Ed è una giornata assolutamente amara.

Autore dell'articolo: Amministratore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *