La guerriglia diffusa delle Cellule Rivoluzionarie

Revolutionäre Zellen - Foto di Wikipedia.de
Revolutionäre Zellen - Foto di Wikipedia.de
di Guido Ambrosino

A differenza della Rote Armee Fraktion, i militanti delle Cellule Rivoluzionarie non volevano agire dalla clandestinità, ma proseguire – finché possibile – a vivere e a lavorare legalmente. Potevano così continuare a impegnarsi nei movimenti sociali e a partecipare alle discussioni nella nuova sinistra. Le Rz, formatesi nel 1973, rifiutavano un rigido modello di centralizzazione: le singole cellule operavano autonomamente a livello locale, pur nell’ambito di “campagne” concordate tra tutti i gruppi regionali. Riuscirono a sottrarsi alla spirale militarista, che portò invece altre organizzazioni al continuo inasprimento del “livello di scontro”. Il loro era il metodo della “guerriglia diffusa”, con azioni certamente illegali, ma dosate in modo tale da poter riscuotere la simpatia di un largo pubblico di sinistra.

“Vogliamo una ‘guerriglia popolare'”, dicevano le Revolutionäre Zellen. Certo la più “popolare” delle loro azioni avvenne nel 1975, quando a Berlino si inserirono in un movimento di protesta contro l’aumento delle tariffe dei mezzi di trasporto pubblici stampando e mettendo in circolazione 120 mila carnet di ticket della metropolitana perfettamente contraffatti, che trovarono calorosa accoglienza nelle “comuni” studentesche.

Alle RZ vengono attribuiti 186 sabotaggi, danneggiamenti, attentati dimostrativi sull’arco di vent’anni, fino al 1993. Queste azioni, dicevano le RZ, “si giustificano solo se portano avanti il movimento”. O meglio, i movimenti: contro le centrali nucleari, per le case occupate, a sostegno degli immigrati, contro il “patriarcato”. “Attacchi alle istituzioni centrali dello Stato – scrivevano le Rz nel 1981 – ci sembrano politicamente impraticabili: non possiamo porre la questione del potere. Non siamo in guerra, ma all’inizio di una lunga lotta per convincere la gente”.

In una prima fase convive nelle Rz una tendenza “antimperialista”, in contatto con il Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Veniva dalle Rz Hans-Joachim Klein, che nel 1975 sequestra con Carlos a Vienna i ministri dell’Opec. Nel 1976, nel commando che dirotta su Entebbe un aereo della Air France decollato da Tel Aviv, c’erano anche i tedeschi Wilfried Böse e Brigitte Kuhlmann, uccisi dagli agenti israeliani che liberarono gli ostaggi. Quel dirottamento si proponeva di ottenere la liberazione di detenuti politici palestinesi e tedeschi

Entebbe segnò una cesura per le Rz. Dopo la tragica conclusione, una minoranza premeva per un’escalation: proponeva un “grosso” attentato in Germania per riproporre la questione della liberazione dei prigionieri e vendicare i compagni uccisi. La maggioranza si oppone e, per evitare ogni rischio di azioni cruente, sposta in un nuovo deposito ignoto ai “militaristi” gli esplosivi a disposizione. Questo “colpo di mano” – così lo giudicò la frazione dissidente – pose fine alla cooperazione operativa col Fronte popolare di liberazione della Palestina, e avviò una rifondazione delle Rz attorno alla tendenza “socialrivoluzionaria”.

Johannes Weinrich, che considerava le “piccole” azioni dimostrative delle RZ “giochetti da bambini”, passò nel 1978 con Carlos, che nel frattempo, emancipatosi dagli iniziali legami col Fplp, si era messo “in proprio”, con una sua Organizzazione dei rivoluzionari internazionali. Anche Magdalena Kopp si unì a questo gruppo. Dopo l’arresto di Magdalena Kopp in Francia, Weinrich chiese alle RZ di appoggiare il piano di azioni terroristiche che Carlos meditava contro la Francia per ottenere la liberazione della sua compagna. Le RZ rifiutarono nettamente. Da allora si interruppe anche lo scambio di informazioni tra i due gruppi.

Solo tre volte le Rz spararono. A Berlino ferirono alle gambe nel 1986 Harald Hollenberg, direttore dell’ufficio stranieri, e nel 1987 Günter Korbmacher, giudice che rigettava domande d’asilo. Avrebbe dovuto essere ferito, nel 1981 a Francoforte, anche Heinz-Herbert Karry, ministro dell’economia in Assia. Morì dissanguato, le Rz si rimproverarono il “fatale errore”. 

Una componente femminista nel 1977 si organizzò in proprio nella Rote Zora. Attaccò le filiali del gruppo tessile Adler, in appoggio allo sciopero delle operaie sudcoreane, pagate un decimo dei salari tedeschi. Il nome rimanda a un romanzo dello scrittore comunista Kurt Held, sulla guerriglia birbona di una banda di ragazzi senza famiglia, capeggiati da Zora la rossa, contro proprietari, sindaco e gendarmi.

Autore dell'articolo: Amministratore

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