E la piscina scoperta sotto le due torri? Un esempio di grande incompiuta

Piscina - Foto di Silvia R. Lolli
Piscina - Foto di Silvia R. Lolli
di Silvia R. Lolli

È pur vero che d’estate c’è una decrescita demografica dei bolognesi, dovuta alla chiusura dell’Università e ad una ricchezza dei residenti che però quest’anno è fortemente messa alla prova dalla crisi economica. Il caldo di un clima continentale, oggi sempre più alto per ragioni di inquinamento globale e di cementificazione territoriale, richiederebbero non solo un ripristino di molte aree verdi ormai costruite, ma interventi urgenti per luoghi, anche storici, che un tempo costituivano una risposta salutare all’afa per Bologna.

Ci riferiamo all’impianto della piscina dello Stadio Comunale un tempo scoperta ed ora ricoperta con una struttura bianca, ma per ragioni di sicurezza non agibile. Alla fine del secolo scorso infatti il Comune decise, sulla spinta delle società di pallanuoto, di coprire la piscina all’aperto, l’unica olimpionica di 50 metri, alla quale negli ultimi anni era già stato limitato l’uso dei trampolini. Con queste scelte si commisero atti che è difficile capire, se non si conosce il mondo sportivo associazionistico. La chiusura delle strutture per i tuffi, tolte anche precedentemente dalla piscina Carmen Longo, non dà alcuna possibilità di sviluppare in città questa disciplina olimpica, neppure ai primi livelli di formazione sportiva.

Il secondo motivo è da imputare a ragioni di sicurezza, di pronto intervento durante i corsi o durante l’orario di apertura libera. Questa piscina è tra l’altro l’unica a Bologna che potrebbe ancora ospitare gare e campionati di un certo livello. Anzi poteva prima della scellerata decisione di copertura. Tra l’altro in un edificio storico quando mai è possibile costruire un tetto in una struttura architettonica così nuova come le foto dimostrano bene?

Al di là di un sistema sportivo alla continua ricerca di nuovi spazi (dovremmo aprire un ulteriore discorso per la richiesta del Bologna FC di un nuovo impianto) ci possiamo, anzi ci dovremmo, indignare come cittadini bolognesi. Da almeno dieci anni non possiamo usufruire d’estate di questa luogo all’aperto. Indignandoci chiediamoci perché dopo i lavori finiti ormai alcuni anni fa (se la memoria non ci difetta sono almeno cinque o sei anni) non possiamo ancora nuotare in queste corsie?

Perché il Comune non risolve la questione, cioè perché non riapre l’impianto? Certamente è una questione di costi, ma contabilmente anche dei mancati introiti reali (ricavi da entrate e da possibili gare nazionali e internazionali o altri eventi) e nascosti (il benessere dei cittadini che nessuno mette mai a bilancio!). Però dobbiamo chiedere quali sono i costi che sta pagando il Comune di Bologna sull’accensione del mutuo per i lavori?

In nome della trasparenza chi vuole cominciare a produrre un bilancio contabile e sociale di questa scelleratezza? Ci dobbiamo indignare per il silenzio ed il tempo che passa che porta questa struttura ad un certo stato di degrado che quindi andrà ad aumentare le spese di un Comune incapace di ritornare sulle sue sbagliate scelte e magari cominciare a far pagare, realmente cioè in euro, coloro che hanno deciso.

Sì perché qualcosa, anzi molto, è andato storto. La scelta iniziale già poteva essere opinabile; la decisione suffragata da firme di tecnici è stata ancora peggio se è vero che l’agibilità non c’è perché le fondamenta non sono in grado di sostenere la copertura. Si doveva sapere visto che il complesso dello Stadio Comunale, appunto luogo storico, fu costruito in pochissimo tempo in epoca fascista dal podestà di Bologna Arpinati. Rimandiamo al libro appena edito da Il Mulino, della storica Brunella Dalla Casa e agli archivi dello stesso Comune dove forse si può imparare qualcosa di più.

Autore dell'articolo: Amministratore

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