Notti in bianco alla Fiat di Pomigliano

La Fiat di Pomigliano d'Arco
La Fiat di Pomigliano d'Arco
di Angelo Golia

“Siamo gli unici che si battono per l’attuazione dei principi della Costituzione e per questo motivo andremo avanti fino a quando in Fiat non ritornerà la democrazia e l’azienda non metterà fine ai continui ricatti che hanno trasformato il lavoro in schiavitù”. C’è anche Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom Cgil, ai cancelli dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, dove le tute blu, ancora in attesa di essere riassunte dalla casa torinese, hanno organizzato la Notte Bianca contro i sabati lavorativi. Uno schiaffo alle migliaia di lavoratori ancora in cassa integrazione che, a tre anni di distanza dal piano di rilancio annunciato da Marchionne, ancora attendono di rientrare in fabbrica e di vedere realizzati gli investimenti annunciati.

Ma la lotta dei metalmeccanici partenopei esula dal contesto locale. Rappresenta la campanella per la riscossa di una classe che c’è ancora e che ha voglia di battersi per difendere ed estendere quei diritti attaccati frontalmente da politica e padroni. Un concetto ribadito negli interventi dei operai giunti da ogni parte d’Italia per testimoniare solidarietà ma anche per imparare – come ha sottolineato un delegato della Minarelli di Bologna – come lottare e resistere. Ma gli emiliani non sono gli unici giunti a Pomigliano ci sono delegazioni da Brescia, Melfi, Firenze, Ancona, Bari, Lecce. Irisbus, Ergom, Fincantieri, solo per citare alcune delle vertenze in atto. Tutti pronti a dimostrare che la classe operaia e viva ed è pronta a rispondere colpo su colpo agli annunci di esuberi e delocalizzazioni.

“Tre anni fa – ha detto ancora Landini – Marchionne sperava che ci saremmo fermati ma noi abbiamo 112 anni di storia e continueremo ad esistere anche quando lui e la Fiat non ci saranno più. Il 28 saremo in piazza a Roma (la Fiom ha indetto 8 ore di sciopero ndr) per chiedere una svolta nella politica industriale al governo. Letta e i suoi alleati devono dirci se hanno a cuore il futuro della produzione dell’automobile in Italia perché è ormai chiaro che la Fiat punta a lasciare il nostro paese e noi questo non possiamo permetterlo. Non possiamo permettere che a governare sia la finanza, il profitto e il capitale senza un’etica sociale del lavoro. Venerdì prossimo al corteo di Roma diffonderemo copie della costituzione, perché vogliamo che sia attuata anche oltre i cancelli delle fabbriche”.
Fiat Pomigliano d’Arco

Ad accompagnare il presidio, poi sfociato nei picchetti della mattina che hanno rallentato l’ingresso in fabbrica dei lavoratori, la musica di artisti vicini al movimento operaio come Daniele Sepe e Marcello Colasurdo. Sax e tammorra insieme perché la lotta è anche gioia, socialità. Concetto rafforzato anche dal taglio e dalla distribuzione di pane e mortadella, quest’ultima portata dalla delegazione dell’Emilia Romagna.

Ai picchetti oltre alla Fiom c’erano anche gli iscritti allo Slai Cobas, al Prc, al Pdci, a Sel e finanche qualche bandiera del Movimento 5 Stelle. In mattinata, poi, sono arrivati anche gli esponenti del Comitato di Cassintegrati che, dopo le cariche subite la settimana scorsa, indossavano caschetti gialli di protezione e degli scudi di cartone con l’effige di Marchionne e la scritta “Adesso picchiate anche lui”.

Questo articolo è stato pubblicato sul Manifestiamo.eu il 24 giugno 2013

Autore dell'articolo: Amministratore

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