Bologna, le ragioni del Cua: “La cultura è inesistente. Difendiamo gli spazi che ancora la propone a studenti e precari”

Manifestazione del Cua - Foto di Inventati.org

Manifestazione del Cua - Foto di Inventati.org

di Leonardo Tancredi

Il Collettivo universitario autonomo torno in piazza con un corteo dopo gli scontri di giovedì 23 e lunedì 27 maggio. Andrea, militante del Cua (Collettivo universitario Autonomo), spiega le ragioni della protesta e da un quadro della situazione in piazza Verdi e all’interno del movimento studentesco.

Perché tornate in piazza oggi?

Abbiamo pensato che fosse importante scendere in piazza con un corteo perché crediamo sia veramente importante comunicare alla città che un diritto fondamentale che ci veniva sottratto è stato recuperato con la lotta. Rivendicare la capacità di soggetti di immaginare percorsi politici e una visione differente degli spazi pubblici e delle potenzialità di questa città. Sono arrivate tantissime adesioni individuali e collettive di realtà politiche, questo ci fa molto piacere. È girato un appello.

Ricostruiamo i fatti della scorsa settimana in piazza Verdi.

La nostra idea di piazza Verdi e della vita studentesca a Bologna si è scontrata con dei poteri cittadini che a partire dalla questura avevano altri progetti per questo quartiere. Il fatto gravissimo del 23 maggio è stato il tentativo da parte della questura di sgomberare un’assemblea pubblica in via Zamboni all’interno della quale stavamo dialogando con lavoratrici della Sodexo, una multinazionale che aveva ordinato 80 licenziamenti alle lavoratrici delle pulizie dell’ospedale di Pisa. Un’esperienza che avremmo voluto che si confrontasse con gli studenti.

Chi c’era in piazza in quei giorni? C’è stata una risposta della piazza oltre che del collettivo?

Noi percepiamo il nostro ruolo all’interno della zona universitaria non come autoreferenziale. Le nostre lotte aprono spazi politici per gli studenti, per i precari per chi vuole portare un’idea diversa di Bologna, al nostro appello di quel giorno hanno risposto centinaia di studenti non appartenenti a gruppi politici ma che si riconoscono nei nostri percorsi e nella nostra idea di zona universitaria, e quella Bologna solidale e attenta ai diritti che in quella piazza c’era e ci sia anche oggi. In prima linea c’era il collettivo ma siamo stati in centinaia a riprenderci il diritto a fare assemblea. I giorni dopo abbiamo avuto di confrontarci con i comitati del quartiere, con una preclusione netta verso i comitati di destra che fanno un uso politico della questione piazza verdi. Noi non strumentalizziamo niente perché ci stiamo tutti i giorni e stiamo dentro i bisogni di chi vive tutti i giorni questa piazza.

Negli interventi dell’assemblea seguita agli scontri si è rivendicazione di appartenenza identitaria di piazza Verdi, tema che si era un po’ perso negli ultimi anni.

Allargando la visione del contesto, pensiamo che sono le questioni sociali che spingono le lotte: a Bologna l’offerta culturale e di socialità è completamente commercializzata e privatizzata, inaccessibile alla maggior parte degli studenti. Abbiamo fatto inchieste su questo e il consumo di cultura è quello a cui gli studenti rinunciano per primo per motivi economici. Piazza Verdi è un luogo aperto dove le iniziative culturali sono accessibili a tutti, e quando la questura vuole la desertificazione chi vive questa zona e questi problemi la difende a spada tratta.

Questione piazza Verdi era stata depoliticizzata negli ultimi anni in uno scontro tra comitati di cittadini e utenti dei locali, pensi sia cambiato lo scenario?

Pensiamo che in piazza verdi non sia tutto rose e fiori, non difendiamo qualunque comportamento di questa zona. Ci sono comportamenti inaccettabili, come lo spaccio, o nichilistici che costruiscono un’uscita individualistica dalle contraddizioni della crisi. Noi riteniamo d’altra parte che ci siano potenzialità enormi, la ricchezza culturale porta dagli studenti, il teatro comunale, le facoltà umanistiche, un quartiere meticcio. Pensiamo che valga la pena sperimentare nuove forme, noi come collettivo ci proponiamo come soggetto per costruire percorsi differenti su piazza verdi e un altro modello di gestione della zona universitaria.

Sabato un scorso un corteo di lavoratori migranti molto partecipato oggi tornate in piazza, c’è una rinascita del movimento o si tratta di episodi?

L’attacco dei poteri forti a studenti e lavoratori in questo momento di crisi è fortissimo per essere combattuto necessita di passaggi di movimento che sappiano rivendicare nuovi diritti e nuove istanze sociali. Questo in Italia non c’è e sarebbe presuntuoso dire che sta succedendo a Bologna, però vediamo che dove si riesce a stare dentro le lotte e sviluppare una prospettiva politica si riescono a costruire percorsi di reale lotta alla crisi e all’austerità.

Cosa pensi delle polemiche arrivate da una parte della polizia sull’uso della violenza?

Chi cercava di costruire un’assemblea eravamo noi a mani nudi loro avevano caschi, scudi e parastinchi. Questa narrazione vittimistica delle forze dell’ordine malmenate dagli studenti sinceramente noi la rimandiamo al mittente. Abbiamo usato messi di autodifesa per tutelare diritti fondamentali, l’abbiamo già dichiarato se dovessero tornare con i carri armati noi siamo disposti anche a morire per difendere quei diritti, siamo pronti a metterci davanti ai carri armati come a piazza Tienanmen. Nella storia chi ha eseguito degli ordini senza fiatare a sempre sbagliato, se per i poliziotti è normale manganellare degli studenti che vogliono fare un’assemblea diventano immediatamente la nostra parte avversa.

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