Verona, “Venderemo cara la pelle”: il grido dei 90 cassintegrati della Avio Handling

Protesta dei lavoratori della Avio Handling - Foto L'Arena.it

Protesta dei lavoratori della Avio Handling - Foto L'Arena.it

di Paola Bonatelli

Intendono dare battaglia, anche legale, e scoperchiare il calderone delle “manovre dissennate” che li hanno costretti ad accettare la cassa integrazione a zero ore. Sono i 90 lavoratori, tutti altamente specializzati, lasciati a casa dalla Avio Handling Srl, costituita nel 2009 come società di gestione dell’assistenza a terra, partecipata al 100% della Catullo Spa, l’ente gestore dell’aeroporto “Valerio Catullo” di Verona-Villafranca, e liquidata volontariamente nel settembre 2012.

Dietro la “carneficina sociale” dei 90 lavoratori, riuniti nel “Comitato lavoratori Avio Handling autorganizzati”, che nei giorni scorsi hanno raccontato la loro storia – e quella dell’aeroporto Catullo, di cui hanno contribuito a costruire la fortuna – c’è una vicenda emblematica, che non riguarda solo le privatizzazioni e la precarizzazione del lavoro, due fattori comunque determinanti ma comuni purtroppo a moltissime realtà produttive. Qui lo scenario che si è aperto, anche con il contributo degli “aviocassati”, che documentano in modo ampio e preciso le loro dichiarazioni, parla di decisioni prese per coprire operazioni poco chiare.

Vita e morte di una “bad company”
 
Intanto la stessa nascita di Avio Handling, di fatto una “bad company” nata per essere soppressa, al servizio della società madre Catullo che la utilizza per scaricare voci di spesa esorbitanti e salvare il suo bilancio spesso in rosso, una falla tamponata dal denaro pubblico che però non basta. Non a caso il potere direttivo è sempre rimasto in capo alla Catullo, sia a livello operativo che dirigenziale, mentre i 219 dipendenti della casa madre, trasferiti al nuovo ramo d’azienda, sono giocoforza costretti a condividerne le traversìe. In pratica Avio Handling non fa altro che somministrare personale alla società Catullo, che, in base al DLgs 273/03, non può farlo.

Nel primo anno di attività Avio Handling fa registrare una perdita di esercizio di 1.170.000 euro, nel secondo di 3.749.000 e, nel 2011, il negativo è di 5.245.000 euro. Perché un trend così in discesa? È presto spiegato. Nel 2010 entra in scena la società Airport Global Service Spa, (d’ora in poi AGS) con sede a Bergamo-Orio al Serio, che stipula con Avio un contratto in service;  pur non avendo strutture, mezzi ed autonomia funzionale, AGS riesce a fornire servizi a prezzi fuori mercato, grazie ad un uso indiscriminato del precariato e alle (imbarazzanti) agevolazioni della Catullo Spa e di ENAC, l’ente nazionale per l’aviazione civile.

Oltre al danno, la beffa: AGS infatti usa in concessione le strutture, il personale e i mezzi di Avio, erodendone le quote traffico, mentre i dirigenti di Avio, tutti in forza alla Catullo (molti col doppio incarico, lo stesso liquidatore è il direttore del personale della Catullo) non solo agevolano l’ingresso di AGS ma, riferendosi alle cause della crisi aziendale della loro stessa creatura parlano di “perdita di fatturato a favore del secondo handler”, cioè di AGS.

Infine la “vexata quaestio”, che riguarda il contratto-capestro stipulato nel 2010 con Ryanair, la compagnia low cost irlandese, in seguito al quale Avio Handling si trova di fatto costretta a fornire gratuitamente i servizi di assistenza (costo reale circa un milione di euro l’anno, 550 euro a volo per 35 voli settimanali), cui si aggiunge lo scandaletto della spesa di oltre un milione di euro per realizzare il terminal partenze di Ryanair, chiuso dopo qualche mese di attività per irregolarità strutturali.

Nel 2011 il buco della società Catullo è di 26,6 milioni di euro, un paradosso, visto che l’aeroporto fa registrare una crescita di passeggeri del 7,3%; peccato che i voli low-cost costino (in “contributi di marketing”, cioè incentivi) alla Catullo più di quanto gli facciano incassare, oltre al fatto che “rubano” passeggeri ai voli charter, in passato il vero business dello scalo. Una situazione che verrà risolta prima con un braccio di ferro – la Catullo non paga più gli incentivi e Ryanair non paga le tasse, con l’Enac a minacciare di lasciare gli aerei a terra – poi con un ricorso al Tar, infine con la decisione della compagnia irlandese di abbandonare lo scalo di Verona. L’Unione europea dà una mano alla Catullo, iniziando una procedura contro Ryanair per “concorrenza sleale” proprio per gli aiuti economici che riceve dai vari aeroporti europei.

La pubblica denuncia del febbraio 2012, nientemeno che ad una trasmissione di La7, riguardante gli affari interni “poco puliti” del Catullo – assunzioni “politiche”, spartizione di posti di alto livello, “regali” agli amministratori – da parte dell’ex presidente Fabio Bortolazzi e dell’ex consigliere di amministrazione Francesco Pennacchia, in forza al Pdl, fa precipitare la situazione anche dal punto di vista dell’immagine. L’inchiesta aperta dalla magistratura e l’andirivieni della Guardia di Finanza dagli uffici dell’aeroporto non sono certo un bel biglietto da visita per la Catullo, che nel frattempo ha cambiato presidenza e direzione generale. Nel settembre 2012, alla vigilia dell’udienza davanti al Tar di Venezia per la controversia con Ryanair, il consiglio d’amministrazione decide un’azione di responsabilità nei confronti di Massimo Soppani, ex direttore generale dell’aeroporto e stretto collaboratore di Bortolazzi, firmatario dello sciagurato contratto con la compagnia low cost e padre (con Bortolazzi) di altre iniziative poi annullate. Pare che la richiesta di risarcimento danni si aggiri sui 20 milioni di euro.
 
La liquidazione volontaria e il passaggio ai privati
 
In questo bailamme l’assemblea dei soci delibera la liquidazione volontaria di Avio Handling, fissando lo scioglimento della società entro il 31 dicembre 2013. Si compie infine ciò per cui Avio era stata creata, il passaggio dei servizi di terra ai privati: oltre ad AGS, già in attività, subentra la società G.H. Venezia Spa, che già nel 2010 aveva partecipato ad un bando di gara, conclusosi negativamente. G.H. riesce ad aggiudicarsi l’appalto dei servizi a condizioni di assoluto favore, ottenendo, grazie ad un accordo con le parti sociali ricattate dallo spettro della mobilità, deroghe al Contratto nazionale e l’aggiramento delle tutele previste dalla legge (ex art.2112 c.p.c.).

Dei 219 dipendenti Avio, circa 115 vengono riassorbiti da GH  ma con un’assunzione ex novo, senza rispetto dei contratti d’origine, con un uso molto spinto del part-time e gravi perdite stipendiali, per gli altri – in massima parte lavoratori ultracinquantenni, donne incinta, persone con limitazioni fisiche e qualche “scomodo” – c’è la cassa integrazione fino al 31 dicembre 2013. E poi?

“E poi siamo arrabbiatissimi – dicono i tre portavoce degli “aviocassati”, Alioscia, Francesca e George – abbiamo mandato lettere di impugnazione a tutte le società coinvolte, AGS, GH e Catullo; se AGS e GH non ci riassumeranno, la Catullo dovrà prendersi cura di noi, non può scaricare i suoi debiti sui lavoratori. Ci hanno sottoposto a visite mediche e test psico-attitudinali senza mai comunicarci i risultati, non sappiamo perché siamo rimasti fuori, mentre i manager che non sono stati in grado di svolgere il loro compito sono ancora al loro posto. Dicono che costiamo troppo ma noi sappiamo che ci sono già state assunzioni per il periodo estivo ma sappiamo anche che stanno discutendo la cessione della biglietteria ai privati. Se si pensa che nel 2009 c’erano 300 dipendenti a gestire quasi 4 milioni di passeggeri, ora sono 350 con un numero inferiore, poco più di 3 milioni di passeggeri, risulta chiaro non solo che hanno lasciato a casa professionalità preziose ma anche che l’aeroporto è stato smembrato in tanti mini-mondi privati, in cui si bada ad accumulare profitti a scapito dei lavoratori e della qualità del servizio. Tutto questo in una realtà che comunque non ha smesso di produrre ciò per cui è stata fondata, i viaggi aerei continuano”.

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