Il referendum di Bologna, la vittoria della “A” e il senso della scuola: pubblica, libera e gratuita

Scuola materna, anno scolastico 1957

di Sergio Caserta

La vita di ognuno si costruisce dall’infanzia, la scuola materna, o asilo, come dir si voglia. È una tappa fondamentale dell’inizio della formazione della personalità umana, è un periodo di forti percezioni, la nostra mente si nutre di tutto ciò che capta, il carattere si forma e si plasma, l’affetto, la cura, le relazioni sono importantissime, i bambini crescendo portano dentro il vissuto di quegli anni come bagaglio affettivo e intellettivo.

Lo dimostra l’esito del referendum di Bologna, dove la proposta A (utilizzare le risorse finanziarie comunali per le scuole comunali statali) ha surclassato l’opzione avversa (detinarle per le scuole paritarie private). Nonostante i risultati dell’affluenza (28,71 per cento degli aventi diritto), giudicati da molti bassi (ma sono gli stessi che non tengono in dovuta considerazione tutte le difficoltà organizzative evidenziale a più riprese dal Nuovo Comitato Articolo 33), la maggioranza che ha deciso di esprimersi ha detto chiaramente ciò che vuole: la scuola pubblica deve essere la destinataria dei fondi (altrettanto pubblici) a disposizione.

Si tratta di un dato che ben si avvicina a una parte della mia vita. Ricordo infatti la mia infanzia come un periodo felice, ero un bimbo allegro e godevo dell’affetto dei miei genitori, che erano giovani e pieni di grandi speranze per il futuro. Non erano ricchi, ma erano sereni e così fu per un tempo sufficientemente lungo. Poi come in ogni storia di famiglia, arrivano anche i problemi, ma tra i ricordi più belli per me c’è stata la scuola: tutta la scuola, l’asilo, le elementari, le medie e il liceo (qui nei furenti anni ’70, quando si studiava poco e si protestava molto).

Ma l’asilo forse è stato il più bello, anche se i ricordi adesso sono solo lontane sensazioni. Frequentavo una piccola scuola comunale nel mio quartiere di Capodimonte, a Napoli, c’era una maestra bionda molto fine e affettuosa e c’erano le bidelle, delle donnone grosse in grembiule nero; mia madre mi ci portava la mattina e mi riprendeva penso a ora di pranzo, da noi non c’era ancora il tempo pieno che nel frattempo era avviato a Bologna, la scuola era povera ma dignitosa, c’erano bambine e bambini di una Napoli ancora scioccata dalla guerra.

Avevo un grembiule bianco con il fiocco e mi dicono avessi già una fidanzatina. Procopia si chiamava, chissà. forse figlia di contadini. Ricordo che a Natale avevamo il regalo dal sindaco, in quel tempo, era il monarco-fascista Achille Lauro, una personalità populista, considerato il benefattore di Napoli, che invece poi la distrusse insieme alla DC con la speculazione edilizia, il tremendo sacco di “mani sulla città”. Però il Comune provvedeva a realizzare le prime scuole e quel pacco dono, consegnatomi dalla moglie di Lauro “donna Angelina” me lo ricordo tra le mani come fosse adesso, era grande, quasi più grande di me. E dentro c’era un giocattolo, un aeroplano di latta, forse uno dei primi che vedevo.

Era la befana del Comune, la scuola era di tutti e per tutti, era pubblica e gratuita, c’insegnavano a disegnare, l’alfabeto, c’insegnavano a lavarci e a giocare insieme, facevamo il riposino, non ricordo le preghiere ma forse c’erano. Eravamo davvero tutti bambini uguali, senza differenze sociali e così fu per tutti gli studi nella scuola pubblica. Lo stesso è stato anche per mio figlio, cresciuto a Bologna nella scuola materna statale Dall’Olio con un’ottima insegnante, Cristina, affettuosa e competente, così come nelle splendide elementari Monterumici con due capolavori di maestre, la Lory e Marilena.

Perché adesso quel valore dell’uguaglianza in una scuola pubblica e laica non andrebbe più bene? Perché bisogna ridimensionare necessariamente il primato educativo e didattico della scuola pubblica? Cos’è che non va? Credo che il referendum di Bologna abbia dato un primo concreto segnale che tutto questo non piace alla gran parte dei cittadini, e non conta che abbia votato il 30%, nelle condizioni date, la scelta di attivare la metà dei seggi necessari, in un solo giorno è anche troppo, molto di più in proporzione degli elettori di queste comunali dove si registra la più bassa affluenza dal dopoguerra. Adesso con calma discuteremo del risultato del voto ma sicuramente il movimento per la difesa della scuola pubblica, ha ripreso fiato e coraggio dopo il referendum di Bologna.

6 Responses to Il referendum di Bologna, la vittoria della “A” e il senso della scuola: pubblica, libera e gratuita

  1. sergio ha detto:

    ora stanno cercando di annullare l’indubbio significato politico del referendum,la Costituzione sta diventando indigesta anche per i “democratici”?

  2. Simonetta Venturini ha detto:

    Non mi stancherò mai di dirlo : la scuola è e deve restare sempre statale-pubblica-costituzionale-uguale per tutti.
    Continuare a dilapidare la scuola pubblica a fronte di quella privata oltre ad essere incostituzionale ( grazie Berlinguer !! )è anche una mancanza di rispetto per la propria cittadinanza.
    IL tentativo, peraltro malcelato, di rendere la scuola pubblica un ” ghetto ” va assolutamente fermato.
    L’assioma che privato = bello, efficiente, competente è una bugia colossale in quanto il privato è mosso o da ragioni economiche oppure ideologiche-religiose.
    Bologna ha riaperto una strada che in tutti modi, in questi anni, hanno resa tortuosa ed inaccesibile
    Se i politici e company pensano ai loro tornaconti e profitti noi fortunatamente pensiamo a tutti/e i nostri/e figli/e.
    GRAZIE BOLOGNA
    Simonetta

  3. Giuliana Beltrame ha detto:

    Una boccata di ossigeno per chi pensa che in questo Paese valga ancora la pena di dire con tenace caparbietà che uguaglianza e laicità fanno rima con libertà

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