Un referendum da tripla A: parte la campagna “VotiAmo scuolA pubblicA”. E Rodotà è presidente onorario del comitato

VotiAmo scuolA pubblicAdi Francesca Mezzadri

Sabato 23 marzo verrà dato ufficialmente il via alla campagna referendaria VotiAmo scuolA pubblicA lanciata dal comitato Articolo33 per l’utilizzo dei finanziamenti comunali a favore delle scuole pubbliche, piuttosto che private. L’obiettivo è quello di sensibilizzare i cittadini sul tema della scuola che, come sottolineano i membri del comitato, viene erroneamente spesso definita un servizio, mentre è un diritto costituzionale e come tale dovrebbe essere garantito dallo Stato. In Piazza Maggiore, sabato dalle 15 alle 19, i membri del comitato, studenti, artisti e genitori si riuniranno per “colorare” la piazza e invitare i cittadini a votare per la scuola laica e democratica.

Nuovo presidente onorario del comitato Articolo 33 è Stefano Rodotà, giurista italiano che ha sposato la causa sostenendo che “quando ci sono difficoltà economiche bisogna prima di tutto garantire le risorse per le scuole statali”. La proposta di referendum ha raccolto, tra settembre 2011 e luglio 2012, 13.500 firme di cittadini ed è stata giudicata ammissibile dal Comune di Bologna, nonostante le numerose polemiche che ancora continuano. Il referendum si terrà quindi il 26 maggio, ma nell’attesa, secondo il comitato è importante coinvolgere il più possibile i cittadini, in modo che esprimano un loro parere riguardo i finanziamenti comunali per le scuole dell’infanzia.

Il quesito riguarderà appunto l’utilizzo delle risorse finanziarie comunali per garantire una migliore educazione ai bambini. La risposta A, supportata dal comitato, è favorevole a un loro indirizzo verso le scuole pubbliche e comunali, anche perché, come viene sottolineato, è la scuola pubblica, laica e democratica quella che forma il cittadino, ed è già costretta in tempi di crisi a subire tagli feroci. La risposta B è invece a sostegno delle scuole paritarie o private. I dati presentati dal comitato confermano però che i finanziamenti comunali a queste scuole sono già notevoli e sono cresciuti dal 1994 fino a diventare superiori a un milione di euro all’anno dal 2003 ad oggi, senza contare anche quelli dello Stato e della Regione.

Quest’anno a Bologna circa 300 bambini sono rimasti esclusi dalla scuola pubblica: la maggior parte di loro è stata costretta a frequentare le scuole private tramite convenzioni comunali, mentre alcuni sono ancora in lista d’attesa. “Si tratta di una scelta di priorità. Senza nulla togliere alle scuole private, si tratta comunque di scuole che hanno un loro taglio, differenti da quelle dello Stato. È giusto invece che i soldi di tutti vadano per le scuole di tutti”.

E se è vero che aprire nuove scuole pubbliche ha un costo e che per il Comune di Bologna sembra preferibile attivare convenzioni, bisogna comunque considerare l’incremento demografico. Da dicembre il Comune ha aperto una sola sezione statale e 8 comunali con orario part-time, ma è comunque insufficiente a contenere la richiesta, e le domande del Comune per nuove sezioni statali sono in ritardo. L’amministrazione comunale rimprovera invece i costi del referendum, ma, come sottolinea il comitato Articolo33, questi si sarebbero ridotti con le proposte avanzate di voto telematico, o di voto in concomitanza con le elezioni. Il prossimo incontro previsto tra il comitato e il Comune di Bologna chiarirà anche le modalità referendarie e il numero di seggi previsti.

Il referendum, non potendo essere abrogativo sarà solo consultivo, ma le scelte dei cittadini avranno un peso politico notevole. Non solo: l’appello sarà importante anche a livello di credibilità nazionale, proprio perché dimostrerebbe che in tempi di crisi il nostro paese punta e investe sull’educazione e la ricerca.

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