Crisi: tante cure senza diagnosi portano al rischio dell’autoritarismo

C'è grossa crisi - Foto di Arianna Flacco

di Valentino Parlato

Siamo – il mondo – investiti da una crisi di una gravità che non ha precedenti, più pesante anche di quella, storica, del 1929. Crisi economica ma anche sociale, politica e culturale. E in un mondo estremamente comunicante: cinquant’anni fa la crisi di un’isola come Cipro non avrebbe avuto effetti sulle borse degli Usa. Crisi economica, con fallimenti d’imprese e crescita straordinaria della disoccupazione, distruzione delle speranze nelle giovani generazioni.

In questa situazione il paradosso (per essere gentili) è che tutti si affannano a proporre e praticare cure senza un’analisi approfondita e seria, una realistica analisi di questa crisi. Pensate a un medico che cura un malato senza aver fatto una diagnosi, con la conseguenza che le cure aggravano il male, come peraltro sta accadendo con la cura del risparmio e dell’austerità. Un testo di Keynes del 1933 ha per titolo, appunto, “l’assurdità dei sacrifici”.

Questa crisi è globale, e non potrebbe essere altrimenti con lo straordinario progresso dei mezzi di comunicazione e della finanziarizzazione dell’economia, cioè il produrre denaro con il denaro, senza passare per la produzione di merci. Ignorare e mettere in secondo piano l’attuale globalizzazione, impedisce ogni analisi seria dell’attuale crisi.

Di pari importanza sono le trasformazioni dei processi produttivi: la vecchia fabbrica fordista non c’è più e il progresso tecnico ha ridotto enormemente il peso e l’importanza del lavoro vivo, come già Marx aveva previsto nei suoi “Grundisse”. Il lavoro e i lavoratori sono diventati meno importanti e in larga parte sono passati dalla produzione ai servizi e alla disoccupazione. È duro dirlo, ma la classe operaia del nostro passato non c’è più, ma ci sono ancora gli sfruttati e gli esclusi.

Queste trasformazioni hanno avuto e hanno i loro effetti negativi sui sindacati e i partiti di sinistra in tutto il mondo, non solo in Italia. C’è una crisi anche del capitalismo, gli imprenditori del nostro passato (penso a Ford o Agnelli) non ci sono più, prevalgono finanzieri e manager strapagati (Marchionne in Italia), diminuiscono i lavoratori sfruttati e diminuisce l’attenzione della cultura nei loro confronti, non c’è più narrativa operaia.

Cresce invece il nuovo popolo dei marginalizzati e dei poveri senza avvenire. E il grave è che nessuno ancora renda evidenti i pericoli di questa situazione per la democrazia. Quelli attualmente privilegiati, che raccolgono una percentuale crescente del reddito nazionale, affettano una tranquillità illusoria, non si rendono conto che la crescita del malcontento e del disordine produce sempre una domanda di autorità, che colpisce anche loro, ricchi e tranquilli.

L’avvenire è oscuro e preoccupante è l’attuale situazione del nostro paese. I partiti di una volta non ci sono più e quelli di oggi sono deboli e screditati e non si sa bene cosa vogliano. Il fenomeno Grillo è un segno forte di questo malessere della democrazia.

Ripeto, sforziamoci di definire e condividere una diagnosi dell’attuale grave e pericoloso malessere, per arrivare a una cura che senza timori capovolga e rimetta in discussione le ricette fin qui trovate, per evitare pericoli di dissoluzione e autoritarismo.

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