Il debito e noi: tutti i colori del riformismo e l’assenza di un’idea di riforma

Coscienza - Foto di Nulladi Daniele Barbieri

Bisogna abbassare il debito, il debito non è un problema, bisogna tagliare la spesa pubblica, bisogna alzare l’IVA, bisogna riformare il lavoro, bisogna ottenere il pareggio di bilancio, bisogna usare la spesa pubblica per far ripartire l’economia, bisogna tirare la corda e controllare che tutto scenda, aiutandosi con lo spazzolino.

Fioccano le proposte di riforme da fare, tutti si dicono riformisti, chi moderati progressisti riformisti, chi liberisti sfrenati riformisti, chi concatenatamente riformista di sinistra e chi di destra. Insomma di riformisti ne abbiamo un sacco. Cosa è, però, la riforma? Quello che intendono pare sia come trovare delle regole per far funzionare meglio questo sistema. Chi pensa a regolare il mercato per dare un aiuto alla mano invisibile a distribuire meglio, chi dice che non è il caso di distribuire e si distingue dalle masse. Tutti accettano il mercato, c’è chi dice che bisogna considerarlo, bisogna essere realisti, e poi c’è chi è il mercato, quella parte che ci guadagna.

Si discute di come assicurare un lavoro in fabbrica, sarà un po’ uno schifo, inquinerà l’ambiente, provocherà più danni che guadagni ma è, a seconda del punto di vista, una realtà ineludibile o una grossa fonte di guadagno.

Il riformismo ha ucciso i sogni molto più che la TV. L’accettazione di una vita da animale in gabbia per far guadagnare l’altra parte. Ma non bisogna rivoltarsi perché altrimenti è peggio. Meglio ottenere piccole cose, come la ruota per fare un po’ di movimento dentro la gabbia o il nuovo modello di abbeveratoio.

In questo clima deve preoccupare molto il ritorno della destra. Alba Dorata in Grecia sta diventando popolare e stranamente ha i soldi e gli appoggi per farlo. Stranamente. Stranamente all’Università di Verona esponenti di Forza Nuova e Casapound entrano con caschi e mazze per bloccare un seminario di storia. Stranamente le autorità universitarie se la prendono con gli organizzatori del seminario.

Come ci si pone in questa situazione? Si cerca di dialogare con chi ci guadagna per contrattare la quantità di cibo e gli optional nella gabbietta? Si cerca di fargli capire che si sbaglia e che il mondo sarebbe più bello se fossimo tutti fratelli sino a farlo commuovere e convincerlo ad andare e donare tutti i suoi beni ai poveri e poi iscriversi al partito marxista leninista?

Questo post è stato pubblicato sul blog di Daniele Barbieri

Autore dell'articolo: Amministratore

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