Ultras e violenza: quando a esercitarla è lo Stato. “Un dibattito da aprire e una riflessione da condividere”

Ultras BresciaAggiornamento delle 17.50: la sentenza di cui si parla nell’articolo è stata di assoluzione (otto imputati per insufficienza di prove e uno, l’autista del pullman, per non aver commesso il fatto). Sotto processo c’erano i poliziotti, compresi quelli del reparto mobile di Bologna, per i quali il pubblico ministero aveva chiesto otto anni di reclusione. Si legga qui.

di Leonardo Tancredi

Il 24 settembre 2005, dopo la partita di calcio Verona-Brescia, la polizia carica i tifosi bresciani sui binari della stazione di Porta Nuova. Paolo Scaroni, un ultras bresciano, viene manganellato con una violenza tale da andare in coma per più di un mese e riportare un’invalidità permanente del 100%. In seguito alla denuncia di Scaroni e a indagini condotte attraverso verbali modificati e testimonianze insabbiate, si arriva al processo a sette poliziotti del reparto celere di Bologna. La sentenza è attesa per oggi, venerdì 18 gennaio, l’accusa ha chiesto 8 anni di carcere. La storia di Paolo Scaroni riapre la discussione sul fenomeno ultras e le misure repressive messe in campo dallo stato per contrastare la violenza da stadio. Giusi, membro di uno dei gruppi ultras bolognesi e tra i portavoce della curva, esprime il punto di vista di chi è coinvolto dal problema ma ha sempre meno cittadinanza mediatica.

“Fine partita, una partita tranquilla, i bresciani aspettavano il treno per tornare a casa, la polizia ha chiuso completamente la stazione. Paolo Scaroni era sul binario che mangiava un panino e fumava una sigaretta. È partita una carica della polizia, hanno sparato lacrimogeni dentro al treno, hanno spaccato i vetri, ci sono le foto, i vetri erano spaccati dall’esterno per fare uscire tutti dal treno, e man mano che uscivano li hanno massacrati di botte. Le ragazze sono state colpite sul seno e Paolo è stato picchiato e non l’hanno mollato finché non credevano che fosse morto. È stato in coma per molto tempo e tuttora ha un’invalidità permanente, gli hanno cancellato dal cervello vent’anni di memoria, ha riacquistato faticosamente la deambulazione e parte del linguaggio. Il reparto celere che ha caricato era il settimo reparto celere di Bologna in servizio a Verona. I sette poliziotti che sono sotto processo a Verona non hanno mai smesso un giorno di essere in servizio”.

La carica com’è stata giustificata?

“Inizialmente dissero che erano stati i veronesi a caricare i bresciani e che loro erano intervenuti per sedare (una seconda versione della questura parla di occupazione di binari da parte degli ultras bresciani che richiedevano il rilascio di due loro compagni trattenuti, ma tutte le testimonianze sembrano smentire). Le Brigate Gialloblu (ultras veronesi, ndr), cosa senza precedenti, hanno fatto un comunicato in cui dicevano che non erano neanche in stazione. Per fortuna i cellulari hanno ripreso e fotografato tanto. Poco tempo dopo, tifosi da tutta Italia hanno manifestato a Brescia, in piazza Della Logg

Autore dell'articolo: Amministratore

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