Il futuro del Manifesto: hanno vinto i numeri, non la politica

di Giuliana Palombi

Cara Tiziana, condivido la tua amarezza e il tuo sconcerto per queste ultime tristi vicende al manifesto e per come alcuni di noi, a prescindere dall’anzianità professionale, sono stati liquidati senza molti di giri di parole e una firma su di un modulo (niente di personale nei confronti di chi ha fatto i colloqui, sia chiaro). Pensare che tutto ciò sia avvenuto proprio al manifesto fa venire i brividi. Ma tant’è.

D’altronde compagni/e ben più blasonati di noi sono stati congedati senza tanti convenevoli, quindi di cosa meravigliarsi? Detto ciò, sai com’è andata a finire, secondo me? Che al giornale ha vinto il più forte, non il più forte politicamente, ma il più forte numericamente. Alla fine, quello che è contato sono stati i rapporti di forza e il trovarsi nei posti chiave della macchina redazionale (il famoso slogan “il giornale è di chi lo fa”). Tutto qua. L’idea di quello che sarà il nuovo manifesto resta oscura ai più e forse anche a chi lo farà.

One Response to Il futuro del Manifesto: hanno vinto i numeri, non la politica

  1. Giorgio ha detto:

    Se è così, è ancor peggio di come poteva sembrare (manovre vendolian-romane, demi-monde romano in ritardo che si vendica dei padri fondatori). L’unica cosa certa è la pochezza intellettuale e morale di chi tiene il bastone (ma questo vale per tutta la cosidetta ‘sinistra’ di oggi). Almeno quando gli occhi chiari del compagno Robotti ti fissavano, sapevi che era per ragioni che trascendevano l’interesse personale…

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