ManiFesta 2016: al via oggi alle 17.30 la quattro giorni di incontri e dibattiti

La ManiFesta 2016

Oggi si parte con la ManiFesta 2016. Sotto gli appuntamenti in calendario a partire dalle 17.30. E per consultare il programma completo il link è questo.

Venerdì 1 luglio

  • ore 17.30: brindisi di apertura festa
  • ore 18.00: Guido Viale presenta l’Europa salvata da profughi e migranti.Con l’autore ne discutono Massimo Tesei e Giorgio Ardeni
  • ore 20.00: cena piatti d’amare
  • ore 21.30: spettacolo di teatro e musica da altri mari

Per una perfetta autocrazia: potere di revisione costituzionale e potere costituente

Costituzione della Repubblica italiana

di Luigi Ferrajoli, Comitati Dossetti per la Costituzione

C’è un fatto che accompagna, da circa trenta anni, la lunga crisi della democrazia italiana. All’aggravarsi di tutti i suoi aspetti – il discredito e lo sradicamento sociale dei partiti, la loro subalternità all’economia e alla finanza, la loro opzione comune e sempre più esplicita per le controriforme in materia di lavoro e di stato sociale – ha fatto costantemente riscontro il progetto di indebolire il Parlamento e di rafforzare il governo, tramite modifiche sempre più gravi della seconda parte della Costituzione repubblicana: dapprima, negli anni Ottanta e Novanta, i tentativi delle Commissioni Bozzi, De Mita-Jotti e D’Alema; poi l’assalto ben più di fondo alla Costituzione da parte del governo Berlusconi con la riforma del 2005, scritta dai cosiddetti “quattro saggi” in una baita di Lorenzago e bocciata dal referendum del giugno 2006 con il 61% dei voti; infine l’ultima, non meno grave aggressione: la legge di revisione costituzionale Renzi-Boschi approvata il 12 aprile 2016, sulla quale si svolgerà il referendum confermativo nel prossimo ottobre.

Di nuovo, come sempre, l’argomento a sostegno della revisione, oltre a quello penoso e demagogico della riduzione dei costi della politica, è stato la necessità di accrescere la “governabilità” nel tentativo, ancora una volta, del ceto di governo di far ricadere sulla nostra carta costituzionale la responsabilità della propria inettitudine.

L’attuale revisione costituzionale investe l’intera seconda parte della Costituzione: ben 47 articoli su un totale di 139. Non è quindi, propriamente, una “revisione”, ma un’altra Costituzione, diversa da quella del 1948. Ma la nostra Costituzione non consente l’approvazione di una nuova Costituzione, neppure ad opera di un’ipotetica assemblea costituente che pur decidesse a larghissima maggioranza.

Gli insegnanti non dimenticano

di Maurizio Matteuzzi

Vi sono specialisti che analizzano i flussi, gli spostamenti di voto dopo ogni elezione. I parametri sono quelli consolidati dalla letteratura statistica in quest’ambito, ad esempio sesso, titolo di studio ecc.

Non ho competenza in merito, e non oso cimentarmi in approfondimenti secondo questo taglio. Vorrei piuttosto chiedere al lettore di concedermi un ragionamento da un punto di vista completamente diverso, forse meno matematizzabile, ma magari ancor più importante. Vengo dal mondo dell’insegnamento, e su quello credo di avere un punto di vista privilegiato, vuoi per interesse, vuoi per la lunga militanza.

Vorrei quindi qui svolgere alcune considerazioni, che partono da un concetto che a me piace citare in modo classico: “empatia”. Ma a chi abbia sofferenza per questo aulico ritorno a quelle che ritengo le “origini”, propongo l’anglismo “feeling”, come sostitutivo in ogni contensto.

Bene, è chiaro che ogni organizzazione politica ha un suo bacino, un suo “terreno di caccia”, che gli è empatico. Così, per fare l’esempio più banale, e abbastanza lontano nel tempo da evitare, spero, polemiche, tra gli allevatori di bovini, ansiosi della revisione delle famose “quote latte”, e la Lega Nord v’era empatia.

Post amministrative: riflessioni di una candidata cittadina

Elezioni - Foto di Davide e Paola

Elezioni - Foto di Davide e Paola

di Silvia R. Lolli

Ore 18 del 5 giugno 2016. Sono quasi al giro di boa di una nuova esperienza: la partecipazione all’elettorato attivo per le amministrative 2016 a Bologna. La città metropolitana prevede di votare due schede: una per il candidato a sindaco del Comune di Bologna, quindi per il consiglio comunale ed una per le circoscrizioni, cioè per gli ex quartieri. Da quasi due mesi l’impegno politico ha occupato il poco tempo libero di una persona, lavoratrice nella scuola superiore, che ha già impegni notevoli nel mese di maggio, perché deve completare le attività annuali con le classi per poi terminare con le operazioni di scrutinio.

Esperienza, importante, faticosa, ricca di momenti di spaesamento e di tensione in cui le tante attività nuove si sono accavallate ed è stato veramente complicato portare a termine l’impresa in un clima sempre più inusuale per la città di Bologna. O è un clima di cui non mi sono mai accorta?

Esperienza? Sì; positiva? Non so ancora, non voglio dare giudizi, ma solo riflettere e lo faccio, continuando queste righe, dopo il ballottaggio, cioè a distanza di venti giorni dalla prima scrittura dopo aver fatto, ascoltato e letto parecchie analisi di voto delle ennesime elezioni, stavolta a scadenza naturale.

Referendum: niente plebiscito per Renzi

Referendum e riforme

Referendum e riforme

di Alfieri Grandi, vicepresidente del Comitato per il No

La campagna elettorale sul referendum costituzionale di ottobre è stata concepita da Renzi come un’arma di “distrazione” di massa. Con l’obiettivo di distrarre l’opinione pubblica dal temuto risultato negativo del Pd nelle elezioni comunali, per evitare il contraccolpo della sconfitta sulla tenuta del governo e sulla sua leadership. Questa strategia di distrazione dell’opinione pubblica ha stupito per il grande anticipo sul referendum, ma è riuscita solo in parte, perché la sconfitta nei Comuni è stata peggiore del previsto e perché l’esito del referendum di ottobre non è più lo scontato plebiscito che Renzi sperava.

La grancassa di Renzi ha richiamato l’attenzione sul referendum di ottobre, prima argomento poco conosciuto, malgrado il lavoro del Comitato per il No, iniziato con l’assemblea pubblica dell’11 gennaio scorso contro le deformazioni della Costituzione. Più le informazioni circolano più cresce il numero dei contrari alle deformazioni della Costituzione. Renzi prima ha raccontato che il referendum lo concedeva il governo, tacendo che l’articolo 138 della Costituzione non prevede referendum promossi dal governo ma solo da 5 regioni, o da 500.000 elettori, o dal 20% dei parlamentari. Il referendum ci sarà perché il governo non ha avuto il consenso dei due terzi dei parlamentari, malgrado il premio di maggioranza di cui gode il Pd (quello del Porcellum, dichiarato incostituzionale) e l’apporto di Alfano e Verdini. Di recente Renzi, segretario del Pd, ha promosso una raccolta di firme copiando l’iniziativa in corso del Comitato per il No, che le raccoglie da quando il testo delle deformazioni costituzionali è stato pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale e che verranno consegnate in Cassazione il 14 luglio.

Castellina: “Europa per fare che?”

Manuale antiretorico dell'Unione europea - da Dove viene (e dove va) quest'Europa di Luciana Castellina

di Susanna Boehme-Kuby

Luciana Castellina ha pubblicato la sua dettagliata ricostruzione storica delle origini dell’attuale Unione Europea, redatta quasi dieci anni fà per il Cinquantenario della Comunità Europea nel 2007. La prima parte del volume riguarda l’attualità, ovvero gli anni 2007-2015, quel «Tempo dell’emergenza», che ha ridotto l’arte del «governo alla governance» anche a livello nazionale, e la terza parte passa in rassegna le posizioni delle varie Sinistre in Europa, dai Federalisti ai comunisti, dai belgi ai portoghesi. Un volume utilissimo per orientarsi in questa fase di crescente disaffezione e perfino di disgregazione dell’idea europea, in cui non pochi si chiedono se «vale ancora la pena di puntare sull’Europa». Anche se l’autrice risponde infine in modo affermativo a questa domanda, direi faute de mieux, essa ci dà un quadro allarmante della situazione complessiva.

L’autrice comincia col constatare che questa Europa è stata narrata finora «con una tale agiografica esaltazione da coprire con un velo pietoso la sua vera storia». Rivela poi che – in oltre mezzo secolo – non solo «non si è data realizzazione ai sogni europeisti di Ventotene», ma che questi sogni non hanno affatto influenzato la genesi del progetto europeo, perché il contesto storico del passaggio dalla fine della guerra nel 1945 allo spiegarsi della guerra fredda (dal 1947) serbava ben altri interessi miranti alla piena ripresa capitalista, il che ha «rapidamente sotterrato il sogno resistenziale di un’Europa sociale». La costituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA, 1951), inizialmente rinchiusa nelle mani di pochi tecnocrati di USA, Francia e Germania, fu la premessa per poter ricuperare il potenziale industriale e bellico (con riabilitazione dei Krupp e Thyssen) della nuova Repubblica Federale tedesca che ebbe una prima e preziosa rilegittimazione, pur senza aver firmato nessun Trattato di pace.

Bologna, la vittoria di Merola e le ambizioni al ribasso della sinistra

Virginio Merola

Virginio Merola

di Sergio Caserta

Alla fine Virginio Merola ce l’ha fatta ad essere rieletto, al ballottaggio, e non come avevano fatto credere i sondaggisti e gli organi d’informazione amici, al primo turno. Considerando la percentuale del primo turno (39%) e i voti assoluti, (68.700 al primo turno e 83.900 al secondo), un aumento alquanto modesto di 13.000 voti e la scarsa potenzialità della sua avversaria Lucia Borgonzoni, esponente della Lega di Salvini, l’incremento nettamente superiore da lei conseguito tra primo e secondo turno, fa ritenere senza alcun dubbio che se Merola avesse avuto un avversario appena appena più votabile, la sconfitta poteva essere tranquillamente messa nel conto.

Lo scarso risultato di Merola è la conseguenza di una diffusa critica alla sua giunta per l’inadeguatezza di scelte programmatiche, in particolare in alcuni settori fondamentali: infrastrutture, trasporti e traffico, welfare, politiche abitative, critiche che si sommano a quelle di anni e che fanno dire che, complessivamente, l’indirizzo di governo della città espresso dal Pd non è adeguato alle esigenze di una città importante come Bologna. Purtroppo non si è ancora riusciti a costruire una proposta alternativa sufficientemente forte da essere effettivamente credibile. Singolarmente, nella città dove prima di altre è esploso il fenomeno dei cinque stelle, questo movimento ha segnato una seria battuta d’arresto con un risultato di gran lunga sotto misura.

Manifesta 2016: da venerdì al via la quattro giorni di dibattiti e incontri

La ManiFesta 2016

Torna per il quinto anno consecutivo la Manifesta – La festa dell’Associazione il manifesto in rete. Dal venerdì prossimo, 1 luglio al lunedì successivo, 4 luglio, nella Casa del popolo Venti Pietre (via Marzabotto 2 Bologna) quattro giorni di incontri, scontri, pentimenti e ripensamenti, sentimenti e risentimenti, della sinistra fratturata con ingorde abbuffate.

Ecco il programma per decidere quali eventi seguire e a quali cene partecipare.

Venerdì 1 luglio

  • ore 17.30: brindisi di apertura festa
  • ore 18.00: Guido Viale presenta l’Europa salvata da profughi e migranti.Con l’autore ne discutono Massimo Tesei e Giorgio Ardeni
  • ore 20.00: cena piatti d’amare
  • ore 21.30: spettacolo di teatro e musica da altri mari

Sabato 2 luglio

  • ore 18.00: la stagione referendaria e l’Italia allo specchio, ne discutono Pier Giovanni Alleva (giuslavorista e consigliere regionale dell’Altra Emilia Romagna), Francesca Chiavacci (Arci), Cristina Quintavalla (portavoce AER), Anna Cocchi (Anpi), Angelo D’Orsi (Unito), Bruno Papignani (Fiom), Alessio Festi (Cgil). Modera Loris Campetti
  • ore 20.00: cena tropicale
  • ore 22.00: DEMASIADO: la crociera (a Cuba) dei rivoluzionari mancati (deriveapprodi), di e con Sandro Medici, letture di Maria Longo

Ustica: sappiamo tutto, ora serve la verità

Anniversario strage di Ustica

di Daria Bonfietti

Ricordiamo il 36° Anniversario della strage di Ustica e continuiamo il cammino verso la verità. Sappiamo già molto di quello che è accaduto nel cielo: sappiamo che «il DC9 è stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra aerea, guerra di fatto e non dichiarata», come ci rivela il giudice Rosario Priore già nel 1999.

Sappiamo che vi erano altri aerei intorno al DC9 nel momento dell’incidente, ce lo rivela la Nato. Gli esperti della Nato infatti, lavorando su materiale che i nostri militari si rifiutavano di «leggere» al magistrato, confermano la presenza di aerei americani, francesi, belgi, inglesi e forse libici quella sera nel mar Tirreno.

Sappiamo che con due sentenze della Cassazione sono stati condannati in via definitiva il ministero dei Trasporti, per non avere garantito la sicurezza dei voli, e il ministero della Difesa, per avere con ogni mezzo, distruzione di prove, depistaggi vari, allontanato il raggiungimento della verità. Dal 2008 sono state riaperte le indagini dalla procura di Roma, dopo le dichiarazioni del presidente Francesco Cossiga, che indica i francesi quali autori, per errore, dell’abbattimento del DC9 Itavia.

Nuove rogatorie, gli interrogatori condotti dai magistrati italiani al personale di Solenzara, la base francese in Corsica, permettono di confermare l’attività di quella base aerea per gran parte della notte del 27 giugno ’80, smentendo perciò definitivamente la versione ufficiale francese della chiusura di quella base alle 17.

Voci dall’Argentina, una visita all’Esma

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di Luca Mozzachiodi

Il 24 marzo 1976 un colpo di stato militare rovesciò il governo di Isabel Martínez de Perón dando inizio ad una repressiva dittatura civico-militare destinata a durare fino al 1983. I militari si distinsero per la brutalità quasi scientifica con cui annientarono ogni opposizione o semplice desiderio di giustizia, mettendo in piedi una serie di campi di detenzione e tortura per prigionieri politici, militanti e cittadini che venivano sequestrati dalla polizia e là rinchiusi prima di essere uccisi e dopo essere stati privati dei figli che venivano affidati a famiglie compiacenti.

Nel clima di restaurazione di destra e di pericoloso revisionismo storico che dall’elezione del nuovo governo si respira in Argentina, Simone Cuva e Patrizia Dughero, militanti di 24marzo Onlus, portano la testimonianza della loro visita ad uno di essi, all’Esma, nel cuore di Buenos Aires, che è oggi un centro per la memoria storica e civile.