“Ed ora cancellare le leggi neoliberiste di Renzi”: intervista a Stefano Rodotà

Stefano Rodotà - Foto di Alessio Jacona

Stefano Rodotà – Foto di Alessio Jacona

di Silvia Truzzi

Venerdì, Stefano Rodotà si è alzato per intervenire alla festa del No organizzata dal Fatto a chiusura della campagna elettorale: è stato accolto da un interminabile applauso del pubblico che lo ha acclamato “Presidente”. Archiviato il risultato, gli abbiamo chiesto una lettura del voto, non solo per la nettissima prevalenza del No ma anche per l’alta affluenza.

Professore, il risultato è stato solo una sconfitta politica di Renzi o anche una risposta al minaccioso sottotesto, “o me o la Costituzione”?

“Che questa sia una sconfitta di Renzi è del tutto evidente: lo confermano le parole del presidente del Consiglio di domenica notte. La mia impressione è che l’oggetto del conflitto, alla fine, fosse impadronirsi della Costituzione sottraendola alla possibilità di continuare a essere luogo di principi e di confronto. E facendola diventare uno dei tanti strumenti di un’azione politica tutta rivolta alla chiusura. La Costituzione invece è diventata la strada per uscire da questa impasse: il che dimostra una diffusa consapevolezza culturale. Si sono confrontate diverse visioni: una certa cultura costituzionale contro una visione dei rapporti politici e istituzionali che alla Carta negava di essere ciò che invece è. Ovvero il patto che lega i cittadini e li rende una comunità.”

L’affluenza non ha permesso tentennamenti, anche per il risultato nettissimo.

“Perché ai cittadini interessava e molto! Il modo di presentare il Sì e il No è stato indicativo. Il no non è stato soltanto un rifiuto, ma anche un’indicazione di recupero della cultura costituzionale di cui parlavo poco fa.”

Fidel ora riposa fra gli altri grandi della lunga lotta di liberazione

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di Maurizio Matteuzzi

“Yo soy Fidel”, (anche) io sono Fidel. Noi tutti, popolo cubano, siamo e saremo Fidel. Per onorare il suo lascito storico e il suo testamento politico nel momento in cui la morte infine ha fatto il suo corso, venerdì 25 novembre. Queste parole sono state quelle più gridate e più sentite nella cerimonia funebre nella Piazza della Rivoluzione dell’Avana e poi nel lungo corteo funebre che, per 900 chilometri, ha portato le ceneri fino al cimitero monumentale di Santa Ifigenia di Santiago, la “città eroica” nell’est del paese, dove tutto cominciò nel luglio del ’53 con l’assalto (peraltro fallito) alla caserma del Moncada.

E dove, fra le palme reali, uno dei simboli di Cuba, in una tomba sobria fatta di una roccia nuda con solo una placca e la scritta “Fidel” (non c’è bisogno di altro), ora riposa accanto a José Martí, l’eroe suo e dell’indipendenza cubana, e altri grandi della lunga lotta di liberazione dell’isola caraibica prima dall’occupazione coloniale della Spagna poi dal dominio neo-coloniale degli Stati Uniti : Carlos Manuel de Céspedes, colui che diede il via alle guerre contro la dominazione spagnola; Mariana Grajales, la mulatta madre dei generali indipendentisti José e Antonio Maceo; Frank País, il leader studentesco che appoggiò dalla città di Santiago la lotta dei barbudos sulla Sierra Maestra e cadde assassinato a 23 anni dalla polizia del dittatore Batista.

La vicinanza della tomba di Fidel con quella di Martí non è casuale. Lui è stato e si sentiva, a buon diritto, il suo erede legittimo. Come dice lo storico Fabio Fernández Batista, “vi sono quattro elementi” che accomunano indissolubilmente Fidel a Martí: la necessità di “una guida politica unita e rivoluzionaria per conquistare con le armi l’indipendenza”, la convinzione che “la lotta per la liberazione nazionale dovesse avere contenuti sociali e non solo nazionali”, l’inserimento della lotta per la liberazione di Cuba “in un più vasto movimento di integrazione politica e sociale dell’America latina” e infine, avendo (entrambi) conosciuto personalmente il triste ruolo storico degli USA rispetto al “cortile di casa” latino-americano, l’inevitabilità di “combattere l’imperialismo degli Stati Uniti”.

Ilva e veleni, nessuna giustizia per Taranto?

Ilva

di Antonia Battaglia

La nota dei Commissari Straordinari dell’Ilva ha confermato l’accordo tra il gruppo Ilva, la famiglia Riva e le società ad essi riconducibili, accordi per un totale di 1,33 miliardi di euro, di cui 1,1 per “il piano ambientale” e 230 milioni per la gestione corrente dell’azienda.

Un accordo che sarà stipulato entro febbraio e che prevede contestualmente che siano rese disponibili alla società, con accordo dei Riva, le somme sotto sequestro penale custodite in Svizzera. Un patto tra il Governo ed i Riva, ma senza Taranto, che non potrà avanzare più nessuna pretesa nei confronti della famiglia Riva.

L’accordo, infatti, stipulato tra le Procure di Taranto e di Milano, con i Commissari straordinari (quindi con il Governo) e con la famiglia Riva dovrebbe consentire di “completare” il processo di ambientalizzazione dello stabilimento. Ma in realtà l’accordo e la proposta di patteggiamento fanno uscire l’Ilva dal processo “Ambiente Svenduto”. Sembrerebbe che il Governo, quindi, abbia rinunciato alle azioni giudiziarie contro i Riva, svendendo Taranto per 1.33 miliardi di euro.

Dopo il No, la democrazia che vogliamo

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di Ilaria Bonaccorsi

L’aveva scritto Raffaele Lupoli sabato. E la vignetta di Vauro che rappresentava un No enorme che avrebbe schiacciato Renzi, era giusta filologicamente ma non era giusta per noi. Perché a noi che questo No schiacciasse Renzi non interessava affatto. Noi il No lo abbiamo “smisuratamente” sostenuto perché era simbolo e strumento per fare un Rifiuto grande come la Costituzione. Un rifiuto immenso nei confronti di una cialtroneria, di una arroganza, di una onnipotenza, di un tale scarso senso del Paese, della cultura democratica e della vita delle persone che ci faceva impressione. Grande impressione.

Aspettavamo la reazione, ma quella che abbiamo visto ha grandemente superato ogni aspettativa. Tutti corrono a metterci il cappello, tutti corrono a mascherarla di destra. Tutti corrono a intervistare i Salvini e i Brunetta. Tutti. Tutti hanno interesse a dipingere di nero questa reazione. Tutti cercheranno di sporcarvi. Ed invece non è così.

Voi, il popolo italiano, così vi hanno chiamato, avete votato per la vostra Costituzione, perché è bella e giusta e perché sono trent’anni che viene disattesa, ed è già troppo. Sono trent’anni che non avete dalla vostra parte uno Stato che vi garantisca il libero sviluppo della vostra persona e che rimuova gli ostacoli che non la permettono. Prendervi in giro, cambiarla per non cambiare.

Trionfo del no: sconfitta la voglia dell’uomo solo al comando

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di Sergio Caserta

Un risultato straordinario per la Costituzione, per la democrazia e per il futuro del nostro Paese. Un risultato inatteso, prorompente per l’ampiezza e la forza che annichilisce le “alchimie” di coloro che hanno tentato di imbonire il popolo con un progetto oligarchico e autoreferenziale. Il NO allo sgangherato disegno di riforma costituzionale e di legge elettorale è la smentita di una teoria della politica intesa come affermazione dell’immagine del leader solo al comando, controfigura sottomessa al dominio della finanza sull’economia, sulla politica e sull’intera società.

È la conferma che le ricette liberiste, cioè lo smantellamento dello stato sociale, non sono le soluzioni per superare la crisi, che la gente non ne può più di sostenerne tutto il peso con le rinunce, la precarietà, la perdita di diritti, mentre gli “altri”, coloro che vivono delle rendite del capitale, godono di favori ed esenzioni, condoni ed evasione.

È la crisi del progetto di privatizzazione dello Stato furiosamente portato avanti in questi anni e fatto proprio dalla cosiddetta sinistra “riformista” che nulla ha più della sinistra e men che meno di riformismo, inteso come progresso sociale. Emerge in tutta la sua centralità e nuova attualità la Costituzione, il progetto di società che seppero costruire i costituenti dopo la disfatta del fascismo, i disastri della guerra e la gloriosa esperienza della Resistenza.

Smuraglia (Anpi) sul trionfo del no: “Vittoria contro l’arroganza e la prepotenza”

Carlo Smuraglia

Carlo Smuraglia

di Carlo Smuraglia

Ancora una volta ha vinto la Costituzione, contro l’arroganza, la prepotenza, la mancanza di rispetto per la sovranità popolare e i diritti dei cittadini. Hanno usato tutti gli strumenti possibili, il denaro, la stampa, i poteri forti, gli stranieri; sono ricorsi al dileggio e alla diffamazione degli avversari, ma il popolo italiano non si è lasciato convincere e ha dato una dimostrazione grandiosa di maturità.

Noi che abbiamo fatto una campagna referendaria rigorosa, sul merito, con l’informazione e il ragionamento, siamo felici e orgogliosi di questo successo. Ora finalmente si potrà pensare di attuare la Costituzione nei suoi principi e nei suoi valori fondamentali, per eliminare le disuguaglianze sociali, privilegiare lavoro e dignità della persona, per riportare la serietà, l’onestà e la correttezza nella politica e nel privato.

Alle sorti del Governo provvederà il Presidente della Repubblica e noi ci rimettiamo alla sua saggezza. La cosa importante è che riprenda il confronto politico e democratico e che prevalga su ogni altra cosa la partecipazione dei cittadini. Questa è una vittoria anche dell’ANPI, ma soprattutto della democrazia e ripeto, con forza, della Costituzione.

Referendum: sconfitto il sì, Renzi si dimette

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Ecco alcuni estratti del discorso di dimissioni del presidente del consiglio dei ministro Matteo Renzi, che nel pomeriggio si presenterà al capo dello Stato Sergio Mattarella, dopo la vittoria del no al referendum costituzionale:

Le percentuali sono state superiori a tutte le attese. Questo voto consegna al fronte del no oneri e onori insieme alla responsabilità della proposta a iniziare dalla legge elettorale. Agli amici del sì, che hanno condiviso il sogno, un abbraccio. Ci abbiamo provato a dare una chance di cambiamento, ma non ce l’abbiamo fatta. Volevamo vincere, non partecipare e mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta. Ripeto, io ho perso e sono diverso. Andiamo via senza rimorsi. L’esperienza del mio governo finisce qui.

Referendum costituzione: vince il NO! Lo spoglio e i risultati attraverso la diretta Twitter


Speciale verso il referendum – Uniti per la Costituzione: appello per domani, 4 dicembre

Referendum - Comitato per il no

Referendum – Comitato per il no

di Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi, Susanna Camusso, segretaria generale Cgil, e Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Alle cittadine e ai cittadini raccomandiamo un voto consapevole e responsabile. Non si tratta di una legge ordinaria ma della Costituzione, la nostra Carta fondamentale.

Modifiche sbagliate e destinate a non funzionare, così come lo stravolgimento del sistema ideato dai Costituenti, avrebbero effetti imprevedibili e disastrosi per l’equilibrio dei poteri, per la rappresentanza, per l’esercizio della sovranità popolare, in sostanza per la stessa democrazia, che invece va rafforzata, potenziata e difesa con la piena attuazione della Costituzione repubblicana.

Consapevolmente e responsabilmente, votate NO.

Speciale verso il referendum – La riforma costituzionale di (Du)Cetto La Qualunque

Matteo Renzi

Matteo Renzi

di Fabio Scacciavillani

Cavour, Giolitti e Mussolini governarono sostanzialmente con lo stesso sistema costituzionale, ma con leggi elettorali diverse. Fu l’introduzione del suffragio universale (in un paese ad alto tasso di analfabetismo), e il Patto Gentiloni che ne derivò, a cambiare gli assetti politici reali. In poco tempo l’Italia fu spinta verso la Prima Guerra Mondiale, sull’onda delle pressioni violente esercitate dalla teppa interventista di destra e di sinistra. Finita la guerra più inutile della Storia, il sistema elettorale generò il caos da cui originò il fascismo. E infine fu la legge Acerbo (voluta da Mussolini e che determinò l’aggregazione del Listone) a trasformare un sistema più o meno rappresentativo in una dittatura. E’ questo il quadro storico da non dimenticare il 4 dicembre.

A dispetto dei ragli di chi si ostina a ripetere che l’Italicum non è oggetto della riforma costituzionale soggetta a referendum, gli effetti nefasti della riforma Boschi-Verdini derivano dalla combinazione con una legge elettorale demenziale partorita dall’arroganza puerile del Ducetto La Qualunque convinto di avere in mano il Paese grazie a un’elemosina di 80 euro.

Una Costituzione che rafforzi i poteri del governo nel quadro di un sistema parlamentare con sistema elettorale proporzionale, sortisce effetti totalmente diversi quando il sistema elettorale regala a una minoranza la maggioranza dei seggi in Parlamento. Gli argini all’autoritarismo e all’arbitrio o, se preferite, un efficace equilibrio di pesi e contrappesi assicurato dalle dinamiche di una coalizione parlamentare, in un sistema maggioritario deve essere garantito da istituzioni non soggette al controllo della maggioranza.