Sciopero della fame dei prigionieri palestinesi: “Per la pace e la dignità”

di Marwan Barghouthi, parlamentare palestinese

Cari colleghi parlamentari, se ricevete questa lettera è perché Israele, anziché andare incontro alle legittime richieste dei detenuti palestinesi, ha scelto di continuare nella sua politica provocatoria di persecuzione collettiva. Insieme ai compagni che portano avanti con me lo sciopero della fame sono stato di nuovo messo in isolamento. Ma non staremo per questo in silenzio, né ci arrenderemo.

Lo sciopero della fame è uno strumento pacifico e legittimo di protesta contro la violazione dei più elementari diritti dei detenuti, garantito dal diritto internazionale. I detenuti palestinesi, sebbene in balia della forza occupante – e per questo protetti dalle leggi internazionali sui diritti umani – non sono per questo privi di volontà e risorse.

Abbiamo iniziato lo sciopero della fame perché le richieste che portiamo avanti da mesi rimangono inascoltate. Noi chiediamo ragione degli arresti arbitrari di massa dei palestinesi, delle torture, dei maltrattamenti e delle misure punitive nei confronti dei detenuti. I nostri diritti – alla salute, alle visite dei famigliari, i contatti con le persone care, all’istruzione – vengono deliberatamente ignorati. E questi sono diritti umani fondamentali.

Padova sperimenta: l’esperienza di Coalizione Civica

di Giuliana Beltrame

Padova l’11 giugno voterà per scegliere il sindaco e per il rinnovo del consiglio comunale. Due anni e mezzo di giunta leghista capeggiata dal sindaco Bitonci hanno ridotto Padova ad una situazione di degrado politico, sociale e culturale difficile da immaginare qualche tempo fa. Dopo aver cacciato diversi assessori, ridotto al silenzio i suoi sostenitori che si permettevano deboli critiche, il prode Bitonci si è trovato sfiduciato dai suoi stessi supporter. E senza aver, non dico risolto, ma neppure affrontato nessuno dei suoi temi forti come sicurezza e nuovo ospedale, solo per citare i due più urlati.

L’esperienza di Coalizione civica nasce in questo contesto e si caratterizza subito per la novità e la capacità attrattiva: parte dalla proposta di Padova2020, lista civica presente alle elezioni del 2014 e protagonista di una sofferta vicenda di rapporti con il PD, che con un appello a dicembre lancia un primo appuntamento per costruire un percorso di alternativa in vista delle elezioni amministrative. A sorpresa accorre una folla che la sala non è in grado di contenere e a distanza di pochi giorni una seconda convocazione vede la presenza di più di 250 persone.

Bologna: difendere l’Xm24 per tornare a respirare

Dal 2013 al 2016 il grande affresco Occupy Mordor, dipinto da Blu sulla parete di Xm24, ha messo in scena una battaglia per la città: le truppe del sindaco Sauron – armate di ruspe, mortadelle e sfollagente – si scontravano con un popolo che suonava, ballava, pedalava, leggeva, hackerava, coltivava e lanciava angurie con le catapulte.

Oggi l’affresco non c’è più, ma la battaglia è in pieno svolgimento. Proprio come in quella raffigurazione, la città ufficiale ha la forza dei partner economici per imporsi ai suoi avversari, ha la forza poliziesca per reprimerli, e ha mezzi enormi – infinitamente più grandi di un muro – per mettersi in scena e magnificarsi.

La Bologna ufficiale è una città boriosa, soffocante, sempre più allergica ai poveri e a marginali. Una città che sogna di sterilizzarsi dai germi del dissenso, e una di queste mattine potrebbe risvegliarsi sterile.

L’altra città è invece fatta di collettivi, spazi autogestiti, associazioni, circoli culturali, sportelli sociali, gruppi di lettura, utenti di biblioteche pubbliche, artisti, gruppi teatrali, italiani e migranti. È la Bologna plurale che si è manifestata il 4 marzo scorso, nella prima iniziativa a sostegno di Xm24 e delle realtà autogestite; ed è la stessa che quattro giorni dopo, in occasione dello sciopero mondiale delle donne, ha inondato Bologna di drappi fucsia. Una città che vive soltanto della propria fantasia, grazie alla capacità di organizzarsi, di stare nelle strade, di tessere relazioni, di usare gli spazi urbani con intelligenza.

Il lugubre voto in Francia: l’analisi di Rossana Rossanda

di Rossana Rossanda

I risultati del primo turno delle elezioni presidenziali a Parigi sono stati un poco lugubri: al secondo turno accanto a Emmanuel Macron è uscita Marine Le Pen, con sette milioni e mezzo di voti, più deldoppio di quanti ne avesse fatti suo padre nello scontro con Chirac nel 2002. Il risultato finale non è affatto sicuro.

Le cose sono andate finora così: il Partito Socialista aveva indetto le primarie per scegliere il candidato. Ma quando è uscito Benoît Hamon – uno dei leader della sinistra, l’altro era Montebourg, e già defilato Jean-Luc Mélenchon -, il Partito Socialista non è stato contento, a cominciare da Hollande. Credo che sia stato Hollande medesimo a introdurre al governo Emmanuel Macron, giovane brillante economista, allievo della banca Rothschild. Senonché Macron, a un anno delle elezioni presidenziali, ha deciso per conto suo di presentarsi, contando sul fatto che il PS non si sarebbe mobilitato per Hamon.

E infatti è andata cosi: nel aprile 2016, Macron ha fatto sapere che avrebbe concorso alle elezioni. Hollande non lo ha appoggiato, ma lui si sarebbe presentato ugualmente nel mese di novembre 2016, lanciando a proprio sostegno non un partito ma un “movimento”, En Marche. La sua fortuna è stata fulminea, dovuta anche al fiasco del partito di destra classico, Les Républicains, il cui candidato François Fillon, già premier di Sarkozy, ha rappresentato proprio la destra classica, ma è sprofondato in una sordida storia di compensi per moglie e figli come assistenti parlamentari. Quando questo pasticcio è uscito, ha rifiutato di ritirarsi: risultato, è rimasto escluso dal primo turno della competizione elettorale.

L’addio a Maurizio Matteuzzi: domani la camera ardente e le esequie a Bologna

Le esequie del professor Maurizio Matteuzzi, scomparso lunedì scorso, si terranno domani, venerdì 28 aprile, alle ore 10.30 presso la Chiesa di San Benedetto, Via Indipendenza 64, Bologna e seguirà alle alle ore 12 presso la Cappella Bulgari dell’Archiginnasio. La camera ardente presso l’Ospedale Malpighi resterà aperta dalle ore 8 alle ore 10 dello stesso giorno.

Oltre il municipalismo: la sfida all’Europa dell’alcaldessa Ada Colau

di Steven Forti

Il 24 maggio del 2015 in diverse città spagnole delle liste civiche nate dal basso vincono le elezioni comunali. A Madrid, Barcellona, Saragozza, Cadice, Pamplona, Santiago de Compostela, La Coruña, Badalona i cittadini entrano per davvero nelle istituzioni con progetti di rottura rispetto al passato. Esperienze diverse in contesti urbani diversi. Grandi metropoli e piccoli capoluoghi di provincia. Ma con un punto in comune: cambiare la Spagna e chiudere con i quarant’anni di bipartitismo PP-PSOE, partendo dalla partecipazione della cittadinanza e dallo strettissimo legame con i movimenti sociali presenti sul territorio. Sono passati quasi due anni da quel giorno e la scommessa neomunicipalista, che ha ottenuto importanti risultati nelle città in cui governa, guarda già oltre il municipalismo.

Il neomunicipalismo è figlio del movimento del 15M, gli Indignados, che hanno invaso le piazze spagnole nel maggio del 2011. La reazione alla grande crisi, che stava distruggendo, con le contro-riforme del governo Zapatero e poi del governo Rajoy, il fragile Welfare state spagnolo, è stata imponente e ha permesso la politicizzazione di una nuova generazione che negli anni della bolla immobiliare viveva per lo più nell’apatia politica. Il triennio 2011-2013 è stato quello delle grandi manifestazioni, delle Mareas in difesa della sanità e dell’educazione pubblica, del radicamento degli Indignados nei quartieri delle città, della lotta contro gli sfratti portata avanti dalla Plataforma de Afectados por la Hipoteca (Pah), di cui Ada Colau, attuale sindaca di Barcellona, era la portavoce. La disoccupazione aveva toccato i drammatici record greci (27%), le famiglie che avevano perso la casa erano oltre 500mila, i giovani che emigravano circa 100mila l’anno. Il sistema spagnolo, nato con la transizione dalla dittatura franchista alla democrazia, era entrato in cortocircuito: non si trattava solo di una crisi economica e delle sue tragiche conseguenze sulla popolazione, ma di una crisi sociale, politica, istituzionale, territoriale e culturale.

Addio al filosofo Maurizio Matteuzzi, anima dei “Docenti preoccupati” e firma del nostro sito

È mancato lunedì scorso, 24 aprile, Maurizio Matteuzzi, 69 anni, filosofo del linguaggio e studioso d’intelligenza artificiale. Aveva insegnato all’Alma Mater per oltre 40 anni. Improvvisa la sua scomparsa dell’accademico, che lascia la moglie Giulia, scrittrice, e un figlio. Matteuzzi, già allievo di Enzo Melandri e compagno di studi di Stefano Bonaga, era stato uno dei leader del collettivo Docenti Preoccupati e ha scritto molti testi per il Manifesto in Rete. I funerali sono stati fissati per venerdì 28 aprile. Di seguito riproponiamo un articolo il 26 giugno 2016, La tesi sui No Tav e la condanna: non si può soffocare la ricerca, proprio su alcuni dei temi che gli stavano a cuore.

La tesi sui No Tav e la condanna: non si può soffocare la ricerca

No Tav

di Maurizio Matteuzzi

Il 15 giugno 2016, il tribunale di Torino ha condannato Roberta, ex studentessa di antropologia di Ca’ Foscari, a 2 mesi di carcere con la condizionale per i contenuti della sua testi di laurea, conseguita nel 2014.

Per scrivere la tesi «Ora e sempre No Tav: identità e pratiche del movimento valsusino contro l’alta velocità», Roberta ha trascorso due mesi sul campo durante l’estate del 2013, ha partecipato a varie dimostrazioni in Valsusa, intervistando attivisti e cittadini. Coinvolta insieme a lei in questo procedimento giudiziario era Franca, dottoranda dell’Università della Calabria, che come Roberta era in Valle per ragioni di ricerca, che compare con Roberta nei video e nelle foto analizzati dalla procura ma che a differenza di Roberta è stata assolta da tutti i capi d’imputazione.

Dov’è la politica tra interventi a bocconi e mancanza di strategie?

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

I mezzi di comunicazione italiani continuano a dare corda al politichese e non alla politica. Accanto alle cronache, soprattutto nere, usate spesso all’infinito per occupare gli spazi angusti di un’informazione nella quale la politica non si fa sentire, se non per gossip o per inchieste giudiziarie o chiacchiere da bar legate a primarie varie.

Così è a livello nazionale e locale, basta guardare i vari telegiornali e le trasmissioni connesse in cui la fa da padrone un racconto semplice e senza idee sul nostro futuro. Se guardiamo poi la politica più locale, complice forse leggi elettorali schiacciate sulla vittoria di uno che decide e costruisce la sua Giunta, ma anche di una cittadinanza che sta perdendo il senso del diritto di cittadino finché non gli si toglie qualcosa che sente suo, ci dovremmo accorgere della caduta in basso dell’idea di politica e di democrazia.

Continuo a pensare che negli ultimi anni la città di Bologna ed oggi la metropoli siano organizzate come un’azienda, con a capo un consiglio di amministrazione (giunta) e un amministratore delegato (sindaco o chi per lui). Il consiglio comunale fa le veci del consiglio dei probiviri o di sindaci, che come sappiamo da tante situazioni di fallimenti, corruzioni, italiani non servono troppo, viste le indagini che spesso ci danno un quadro delle varie colpe, ma senza darne le sanzioni. Il più delle volte non incide sulle scelte già fatte dalla giunta.

Libere: il film che parla della Resistenza vista dagli occhi delle donne

di Carmen Palma per MiFaccioDiCultura

Il 20 aprile è uscito nelle sale di tutta Italia Libere, il nuovo docufilm scritto e diretto dalla regista Rossella Schillaci. Distribuito da Lab 80 film in occasione della festa della Liberazione, Libere è un racconto sull’emancipazione femminile durante la Resistenza, un ritratto di un’epoca apparentemente lontana che ha ancora molto da insegnarci.

Il documentario raccoglie storie di ogni genere: i momenti di battaglia, il rapporto delle donne partigiane con la società, frammenti di vita quotidiana.

LIBERE un film di Rossella Schillaci from Lab 80 film on Vimeo.

Questo film ha una particolarità: non vedrete volti narrare le vicende che segnarono l’Italia durante il conflitto, non vedrete sguardi segnati da rughe profonde perdersi in ricordi di un tempo lontanissimo. Libere è fatto di tante voci fuori campo, voci flebili e sottili ma cariche di intensità. Niente volti, niente nomi. Solo limpide voci di donne che accompagnano immagini e video d’epoca. Due mani frugano tra le fonti conservate presso l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, recuperando metri e metri di pellicole, vecchi articoli di giornale, fotografie, cinegiornali, documenti personali. Sono le mani della storia, che dispiegano frammenti di vita sotto ai nostri occhi come tanti piccoli quadri.

25 aprile, Moni Ovadia a Beppe Sala: “No a strumentalizzazioni sull’antisemitismo”

di Moni Ovadia

Egregio signor Sindaco, le scrivo a seguito della notizia circolata nella rete, che un’associazione di ebrei legata alla Comunità Ebraica milanese, attraverso il suo sito www.linformale.eu, le ha chiesto, non si capisce a quale titolo, di adoperarsi per impedire la partecipazione alla prossima manifestazione del 25 aprile, festa della Liberazione, al movimento BDS (Boicotta Disinvesti Sanziona), calunniandolo con accuse false e infamanti.

Il 25 aprile ricorda e celebra sì la memoria della lotta contro la barbarie nazifascista, ma irradia anche un insegnamento e un monito che cammina di generazione in generazione: il dovere di opporsi a ogni oppressione per liberare ogni popolo oppresso da chiunque ne sia l’oppressore. Per questa ragione, lo slogan più ripetuto nella manifestazione dell’antifascismo è “Ora e sempre Resistenza!”; pertanto chiunque inalberi simboli che richiamano alla libertà e all’indipendenza dei popoli è legittimo erede dei partigiani.

Signor Sindaco, io non mi permetto di chiederle di prendere posizione sul BDS, voglio solo sottoporle un’accorata sollecitazione a non prestarsi a legittimare un uso scellerato e strumentale dall’accusa di antisemitismo o di terrorismo contro BDS. L’unico scopo di tali falsità e quello di tappare la bocca, imbavagliare il pensiero e criminalizzare una militanza sacrosanta, che si batte per i diritti di un popolo oppresso, i cui territori sono occupati, colonizzati da cinquant’anni, le cui topografie esistenziali sono devastate, ai cui figli è negato il presente e il futuro, la cui gente è sottoposta a punizioni collettive e a un autentico apartheid a causa del quale i palestinesi subiscono un diuturno ed incessante stillicidio di vessazioni e patiscono la negazione sistematica della dignità sociale e personale.